Non è più Lei
di Errico Novi
[01 febbraio 2012]
È Lei. Il cognome ha da sempre esposto Lorenza Lei, nata a
Bologna il 15 febbraio del 1960, alle battute scontate. Però forse
le ha anche favorito la carriera, proprio per la facilità con il
quale si ricorda; anche se questa carriera, forse, all'inizio non
puntava esattamente a diventare il primo Direttore Generale della
Rai donna: incarico cui fu designata il 4 maggio dell'anno scorso.
I suoi studi infatti furono in Antropologia Filosofica, di cui ha
preso la laurea all'Università di Bologna. Ma già dopo il liceo,
appena diciannovenne, si era messa a fare la programmista regista
radiofonica, presso la sede della Rai bolognese. E a vent'anni si
era data addirittura al cinema: comparsa nel film di Roberto Faenza
Si salvi chi vuole, che è poi una satira a sua volta molto
bolognese su un deputato comunista imborghesito, che rischia il
collasso per via della moglie troppo permissiva, della figlia
fricchettona e del di lei danzato fannullone. Gastone Moschin nel
ruolo del deputato, Claudia Cardinale in quello della moglie,
soggetto curiosamente bipartisan scritto a quattro mani tra il
futuro direttore dell'antiberlusconiano Fatto Quotidiano
Antonio Padellaro e il futuro dirigente berlusconiano Carlo
Rossella, Lorenza pronunciava qualche battuta come insegnante in
una riunione in sala professori. Insomma, l'attrazione per lo
schermo e la Rai c'era. Ma dal versante artistico o giornalistico,
piuttosto che da quello della dirigenza. Qualche passione per
l'arte pura le deve essere rimasta, dal momento che il suo
principale hobby è la lavorazione del vetro.
Pur provenendo dalla rossissima Bologna, Lorenza Lei è
targata come Opus Dei: un'appartenenza che potrebbe averle
rallentato la carriera in casa Rai nell'immediato, ma forse
agevolata a livello nazionale nel lungo periodo. Il primo vero
scatto di carriera, comunque, lo fa nel 1995 non in quota
cattolica, ma per volontà di Renzo Arbore: che all'epoca con la sua
Orchestra Italiana era la figura di punta di Rai International, e
che dopo averla conosciuta a un evento di Valentino Moda la volle
come consulente per la progettazione e il finanziamento di
programmi televisivi e multimediali per la stessa Rai
International. Sebbene avesse lavoricchiato con la Rai, infatti,
fino a quel momento la sua attività principale era stata l'or
ganizzazione di grandi eventi: da Icone russe in Vaticano
a, appunto, Valentino 30 anni di magia. È di un'ironia
amara che dopo aver lanciato la sua carriera fino alla Direzione
Generale della Rai, proprio con lei al vertice Rai International
sia stata messa in liquidazione. Dal 1 gennaio 2012 non ha infatti
più trasmissioni autoprodotte ma è soltanto un canale di
ripetizione dei migliori programmi di Raiuno , Raidue e Raitre.
Finalmente assunta alla Rai in pianta stabile nel 1997,
l'etichetta cattolica comincia ad avere un ruolo nel 1998, quando
diventa responsabile Rai per il Giubileo 2000: un incarico a tempo,
ma sensibile e prestigioso. È in questa veste che prende contatti
importanti con le gerarchie vaticane, coltivando in particolare i
rapporti con il futuro presidente della Cei cardinale Angelo
Bagnasco e con il futuro segretario di Stato Tarcisio Bertone. Capo
strut- l'ortura Pianificazione mezzi e risorse di Raiuno, dal 19
marzo del 2002 al 20 giugno del 2006 è poi assistente generale di
ben tre direttori generali di fila: Agostino Saccà, Flavio Cattaneo
e Alfredo Meocci. In quella veste ha assistito a ben 300 consigli
di amministrazione, impadronendosi a fondo dei meccanismi di Viale
Mazzini. In seguito responsabile delle risorse televisive e per due
anni vicedirettore con delega alla gestione e organizzazione del
prodotto, sarà appunto Saccà, in seguito, il principale sponsor
della sua promozione a direttore.
A parte la vicinanza all'Opus Dei, Lei è componente
anche del Comitato Scientifico della Fondazione Magna Carta di
Gaetano Quagliariello, il cui sito la indica appunto come
"cattolica": una ulteriore appartenenza che la classifica nel Pdl,
componente teocon. Per quanto queste etichette possano ancora
valere nel magma che è diventata la politica italiana in questo
momento. Ma il Consiglio di Amministrazione la designa comunque
all'unanimità. Nino Rizzo Cervo, consigliere per l'opposizione alla
Commissione Vigilianza della Rai e ex-direttore del giornale della
Margherita Europa, riconosce comunque che si tratta di uno dei
direttori più competenti degli ultimi decenni, proprio perché a
differenza della maggior parte di loro non proviene dall'esterno,
ma si è formata ed è cresciuta nell'azienda, e quindi la conosce
molto bene. E anche Giorgio Van Straten, scrittore nominato al
Consiglio d'Amministrazione Rai da Walter Veltroni, riconosce che
si tratta di «una grande lavoratrice». Piace inoltre la sua
riservatezza: nel 2010 Medaglia d'oro del Presidente della
Repubblica e dal febbraio 2011 è docente presso l'Università La
Sapienza di Roma nel dipartimento di Comunicazione e Ricerca
Sociale, non frequenta né i salotti né le feste romane, e a parte
l'hobby del vetro della sua vita privata si sa che ha figlio che fa
lo chef. Una polemica ci sarà però attorno al marito separato, che
si chiama Stefano Ferri. Quando lei è assistente generale, lui
diventa agente monomandatario per Sipra, la concessionaria
pubblicitaria Rai. E all'inizio del 2011 viene anche nominato
funzionario e coordinatore della nuova direzione sviluppo. Quando
la cosa salta fuori, lui dà le dimissioni, ma il primo gennaio
ridiventa agente monomandatario per la Sipra, in Marche e
Umbria.
Su di lei (Lei) c'è poi il dubbio che l'abbiano scelta
per lo stesso motivo per cui oggi in tanti appoggiano Monti: per
lasciar scottare qualcun altro con la patata incandescente dei
drastici tagli da fare. Il gradimento da parte dell'opposizione si
affievolisce comunque dopo che lei (Lei) pilota l'uscita dalla Rai
sia di Michele Santoro che di Paolo Ruffini e Serena Dandini.
Infine, le ultime nomine hanno scatenato l'ira di quello stesso
Ruzzo Nervo che era sto suo grande estimatore. «Direi che Lorenza
Lei è stata più "brava" di Masi, lo dico ironicamente, nell'opera
di devastazione dell'azienda. Ha rigorosamente proseguito nel solco
di un accordo di ferro Pdl-Lega esterno all'azienda», ha detto.
«L'eventuale nomina di Alberto Maccari a direttore del Tg1 appare
anche illegittima. Due anni fa proprio questo Cda ha votato una
delibera in cui si impegnava a non affidare incarichi di
responsabilità editoriale a dirigenti Rai andati in pensione. Non
erano previste deroghe, invece Maccari, da neopensionato, dovrebbe
addirittura dirigere il Tg1 fino al 31 dicembre». E ora minaccia
addirittura di dimettersi, per protesta.
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