Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

È tutta colpa della green economy

di Carlo Ripa di Meana [02 febbraio 2012]

Il gelo polare, i freddi siberiani, le decine di morti assiderati dovrebbero aprire qualche crepa nelle granitiche certezze dei predicatori del global warming. Se il pianeta si riscalda, perchè fa un freddo boia come non accadeva da 27 anni? I nostri teorici però non demordono e si sono già attrezzati a rispondere, a modo loro, al quesito. Sostengono che in realtà l'effetto serra determina un'esasperazione climatica: estati con periodi infuocati e inverni freddissimi sono le due facce della stessa medaglia.Poco conta che sino a qualche anno fa a prova dell'esistenza del global warming citassero l'eccessiva mitezza dei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. E facessero balenare le immagini di orsi che sparivano a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Che l'inverno sia polare o dolce poco conta: tutto dipende incontrovertibilmente - per i nostri imbonitori - dall'effetto antropico e dalla produzione di C02. Per fortuna anche in Italia ci sono studiosi molto seri. Fra i più qualificati c'è, ad esempio, il fratello dell'ex presidente del consiglio Romano Prodi. Il professor Franco Prodi sostiene da tempo una tesi molto prudente ed equilibrata. Non esclude, anzi ammette che negli ultimi cento o duecento anni il clima sia stato condizionato anche dai gas da effetto serra, ma ritiene che, accanto a questo fenomeno, ce ne siano altri che ci sovrastano e che condizionano stagioni e temperature in modo molto importante. Basti pensare ai cicli solari e alle radiazioni indotte dalle correzioni delle orbite della terra. Una  visione questa che non ci deresponsabilizza del tutto rispetto al clima, ma che stabilisce i limiti delle nostre responsabilità. Che mette le cose al posto giusto. Aldilà di noi ci sono processi che non dipendono da noi e che non siamo in grado di controllare.

Per quale ragione dunque c'è un manipolo di focosi catastrofisti che sostengono il global warming senza tentennamenti, anche a costo di compiere delle piroette scientifiche poco serie? La tesi del riscaldamento è un punto forte a supporto della green economy. Il giro di miliardi intorno alla produzione verde è stratosferico: dagli investimenti nel fotovoltaico a quelli nell'eolico, alla valanga di denaro per i grandi depuratori che consentano di utilizzare più di prima i combustibili fossili (dal carbone alle neo scoperte scisti bituminose) a basso rischio. E poi c'è quel fiume di soldi che occorrerebbe per le famose reti intelligenti tanto care ad Obama. Sono tutti finanziamenti che finiscono nelle tasche di grandi gruppi europei e americani. Per la verità, più passa il tempo e più si avvicina il momento in cui, anche in questo campo, la farà da padrona la Cina, ma intanto gli italiani - tanto per fare un esempio che riguarda le nostre tasche - pagano una bolletta energetica altissima per fornire cospicui tesoretti alle imprese nostrane e internazionali (cinesi, danesi..) della green economy. E niente è più utile per convincere un cittadino medio ad aprire il portafoglio che la minaccia degli oceani che si alzano, delle coste sommerse, delle isole che scompaiono, delle specie animali annientate. Il global warming si presta molto bene all'uso "pro domo loro" degli affaristi verdi, aiutati da demagoghi con pochi scrupoli. Dietro alla teoria del riscaldamento globale non ci sono poi solo i soldi ma anche parecchi interessi politici (Al Gore ci ha costruito una carriera) e accademici. Al vertice di Copenaghen di due anni fa l'Ipcc, la commissione internazionale sul cambio climatico, arrivò fornendo dati alterati. E per farlo aveva trovato la collaborazione di fior di scienziati: lo si scoprì grazie ad alcune email intercettate, dove si chiedeva di manipolare qualche percentuale per dare un'immagine più drammatica del futuro prossimo venturo. Una figuraccia terribile che cancellò autorevolezza e credibilità dell'Ipcc. E non solo. Un simile episodio - anche se non fosse accaduto nient'altro - avrebbe dovuto convincere tutti ad una prudente pausa di riflessione. Ma la commissione sul cambio climatico e parecchi governi - in testa quelli europei - continuarono a scegliere la strada della demagogia. I funamboli delle iperboli catastrofiste proseguirono come santoni a prevedere un futuro imprevedibile. E a dettare regole sulla cui necessità ci sarebbe parecchio da discutere.

Anche in questi giorni, ogni volta che sciorinano le temperature dell'Europa dell'Est, i nostri tg trasmettono l'opinione di un qual- che super esperto che ripete sempre la stessa teoria: è tutta colpa del fatto che produciamo troppo CO2. Ce n'è uno in particolare, il professor Gianpiero Marracchi dell'Università di Firenze che tutte le sere al tg4 recita la medesima predica, giovandosi di una "spalla" di grande esperienza giornalistica come Emilio Fede. Ma il problema va ben oltre i nostri confini. Basti pensare che le conferenze internazionali sul clima - ormai ce ne sono state 17 - sono diventate gigantesche kermesse, Nashville periodiche dove sfila la retorica folk e fa bella mostra la parata dell'etnico. In compenso, il tasso di scientificità scema progressivamente. In realtà anche nel lontano passato - ci sono stati periodi di riscaldamento e periodi di gran gelo. È esistito un tempo in cui la Groenlandia - come dice il nome stesso - era una terra verde e non una distesa di ghiacci; e in cui la Scozia produceva dell'ottimo vino. Oggi - è vero - l'uomo in una qualche misura determina il clima. Ma non è solo lui a farlo. C'è qualcosa che lo sovrasta e che decide quanto e più di lui. La morale è che ci vuole maggior approfondimento, meno sicumera e più prudenza per evitare di essere gli altoparlanti più o meno consapevoli dei padroni della green economy.   

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