La Siria sulla via dell’Iraq
di Abdel Bari Atwan
[02 febbraio 2012]
La guerra civile settaria ha cominciato ad aggravarsi in Siria,
mentre viene eroso sempre più il prestigio del regime assieme al
suo controllo di alcune zone della capitale Damasco, e di altre
provincie come Homs, Hama e Idlib. E così come nessun politologo o
intellettuale ha saputo prevedere lo scoppio delle rivoluzioni
della rabbia popolare contro i regimi dittatoriali, sfido chiunque
fra essi, o fra coloro che dietro di essi si nascondono, a definire
o a predire ciò che potrà accadere in Siria fra uno o due anni, o
anche soltanto fra un mese. Quando gruppi alawiti fedeli al regime
attaccano un quartiere - Karm el-Zeitun (nella città di Homs,
ndt.) - e massacrano una famiglia di 14 persone, tra cui 5
bambini il più piccolo dei quali non aveva più di otto mesi, non
possiamo escludere che gruppi affiliati alla comunità sunnita non
attaccheranno i quartieri alawiti allo scopo di uccidere alcuni dei
loro abitanti per vendetta. Dopo decenni di convivenza all'ombra
dell'oppressione, della confisca delle libertà, della violazione
dei diritti umani e dell'infiltrazione nella società degli apparati
di sicurezza del regime, ecco che assistiamo alla disintegrazione
del ripatto sociale siriano, e vediamo calare il sipario su un
concetto rapidamente estintosi, il cui nome è "unità nazionale".
Poiché la pazienza ha un limite, così come la capacità di
sopportazione. La Siria scivola verso il baratro iracheno, dal
momento che si sta logorando l'identità nazionale collettiva a
favore di identità settarie, confessionali ed etniche.
Così come l'uomo forte dell'Iraq, il primo ministro
Nuri al- Maliki, afferma di essere in primo luogo sciita e in
secondo luogo iracheno, anteponendo cioè l'appartenenza settaria a
quella nazionale, in un prossimo futuro vedremo i siriani
presentarsi allo stesso modo, anteponendo la fedeltà alla setta ed
alla confessione religiosa alla fedeltà nei confronti della patria.
Siamo onesti, e riconosciamo che la spaccatura settaria in Siria si
sta allargando con una rapidità stupefacente, e che sia il regime
che l'opposizione stanno giocando un ruolo im portante in questa
catastrofe, e ne condividono la piena responsabilità - con il
contributo di forze straniere, prima fra tutte le Lega Araba. Non
voglio mettere sullo stesso piano il regime e l'opposizione, e del
resto non potrei, poiché la responsabilità maggiore ricade sulle
spalle del regime il quale ha spinto il paese in questo abisso
senza fondo con la sua caparbietà, la sua arroganza e la sua
ostinazione a barricarsi dietro sanguinose soluzioni securitarie
ritenendo che, grazie alla sua forza di fronte ad un popolo debole
e inerme, avrebbe potuto riportare indietro le lancette della
storia, e illudendosi che ciò che andò bene nel 1982, quando il
regime soffocò la rivolta di Hama, sarebbe andato bene anche
trent'anni dopo. Perderemo la Siria come abbiamo perso l'Iraq, e
come stiamo perdendo la Libia, cosicché nel prossimo futuro la
maggior parte dei paesi arabi potrebbero essere degli "Stati
falliti" in cui regna il caos - il caos delle armi, il caos
settario e confessionale, il caos della frammentazione e della
disintegrazione geografica. Il reciproco scambio di accuse, che
impedisce di vedere questo futuro catastrofico, è una fuga dalle
responsabilità, un volersi sottrarre alle sue conseguenze, ed anzi
una vera e propria complicità con questo piano criminale che vuole
frammentarci come nazione e come figli di un'unica fede,
anteponendo i rancori e la propensione alla vendetta alla ragione
ed alla lungimiranza. Siamo una nazione priva di uomini saggi - lo
dico con tutta l'amarezza e il rammarico possibili - e laddove ne
abbiamo, essi non godono di prestigio né di rispetto. Laddove essi
esistono realmente e vogliono pronunciare una parola di verità,
sono pronte per loro le accuse di tradimento, di essere agenti del
nemico, di propendere per questa o quell'altra parte, e si affilano
le spade contro di loro.
La Russia, quando erige barricate a difesa del
regime siriano e ricorre al veto per impedire l'imposizione di
sanzioni economiche contro di esso, non lo fa partendo da una
posizione di principio, bensì dai propri interessi strategici, e
con lo scopo di alzare il prezzo delle sue ripatto chieste. Qualora
le verrà corrisposto il prezzo adeguato, in questa contrattazione
alle nostre spalle nel "mercato mondiale degli schiavi", Mosca
venderà la Siria e il suo regime come ha già fatto con il regime
iracheno e con quello libico.
Dal canto loro gli Stati Uniti, quando adottano e
sostengono l'iniziativa della Lega Araba, non lo fanno per far
vincere la legittima rivoluzione popolare siriana, ma per far
vincere Israele e il suo eterno progetto di umiliazione della
nazione araba, e per facilitare la dominazione americana sulle
ricchezze della regione. Il regime siriano è un regime criminale
che ha commesso e continua a commettere i peggiori massacri ai
danni del suo popolo in rivolta contro l'ingiustizia, l'oppressione
e la corruzione - lo diciamo a tutti coloro che hanno cavalcato
tardivamente l'ondata rivoluzionaria cercando di appropriarsi dei
suoi martiri, noi che ci siamo opposti a questo regime fin dai
tempi del suo principale padrino, Hafez al- Assad, ed a causa di
ciò abbiamo subito minacce, veti e interdizioni. Ma ciò che ci
interessa oggi è salvare la Siria, non il regime; salvarla da una
sanguinosa guerra civile, dalla frammentazione geografica e dallo
smembramento in staterelli in lotta fra loro. Se il presidente
Bashar al-Assad amasse davvero la Siria, dovrebbe fare concessioni
reali al suo popolo - od alla sua componente in rivolta - e
confermare la propria seria determinazione a questo proposito. Egli
dovrebbe ricordarsi che i giorni della persecuzione, della
corruzione e dell'intimidazione dei cittadini siriani per mano dei
suoi servizi di intelligence sono ormai trascorsi e non possono più
tornare. A partire da oggi, nessun controllo da parte di questo o
quel ramo di tali apparati, nessuna tortura in qualche sotterraneo
lordo del sangue delle vittime. Dal canto suo, l'opposizione in
tutte le sue componenti deve essere un po' più umile, e smettere di
minacciare di fare ricorso all'aiuto straniero. La Lega Araba, che
è sempre stata incapace di sostenere le questioni cruciali della
nazione araba di fronte alla potenza coloniale americana ed a
quella israeliana, ed anzi è sempre stata loro complice sia con il
suo silenzio che con il suo sostegno indiretto ai nemici della
nostra nazione, deve rendersi conto che, mentre i suoi falchi
fingono di piangere la perdita dell'Iraq, caduto nell'orbita
dell'influenza iraniana, essi rischiano di commettere lo stesso
errore - anzi la stessa catastrofe - in Siria internazionalizzando
la crisi e ricorrendo all'aiuto delle potenze straniere come hanno
fatto in Iraq e in Libia.
In questi giorni stiamo vivendo la fase più buia della
nostra storia, mentre i centri decisionali arabi sono sottoposti
alla distruzione ed alla frammentazione - e ci riferiamo qui
all'Iraq ed alla Siria e (...) all'Egitto. Il popolo siriano, che
ha sacrificato 6.000 martiri, merita un regime democratico e
giusto. Il regime siriano, che ha portato il paese a questa
catastrofe, deve dare ascolto al grido di aiuto del suo popolo ed
al lamento delle sue vittime. Tale regime, infatti, non avrà il
sopravvento su questo popolo che nei trascorsi dieci mesi non ha
esitato un solo istante a versare il proprio sangue per riottenere
la propria dignità e la propria libertà.
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