Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

I camionisti bau bau

di Maurizio Stefanini [26 gennaio 2012]

Il più famoso, fu quello in Cile. Il 27 ottobre del 1972 i camioneros incrociarono le braccia. Lo sciopero bloccò il Paese per tre settimane, fino alla proclamazione dello stato d'emergenza. Poi riprese nell'agosto del 1973 per altre tre settimane, dopo di che ci fu il golpe di Pinochet. La vulgata filo- Allende ha insistito fino alla noia sul fatto che la serrata fu aiutata dai servizi Usa. E che la leadership della "corporazione" era in mano a gente di estrema destra. E pure che il governo non aveva fatto altro se non nazionalizzare una piccola società trasportatrice al Sud del Paese. All'origine, in realtà, c'era stata la nazionalizzazione di una piccola società trasportatrice al Sud del Paese, che teoricamente riguardava solo una quarantina di padroncini. Ma la frase del ministro spiegò come il provvedimento andava ben oltre camionisti direttamente coinvolti, e rappresentava il primo passo verso una politica ben più radicale. D'altra parte, la radicalizzazione a destra dei camioneros fu pure provocata dal modo stalinista in cui la loro agitazione venne affrontata: con arresti, sequestri di camion, mobilitazioni di militanti dei partiti di sinistra contro gli scioperanti.

È vero: gli stessi cileni riconoscono che il loro è un Paese dalla "geografia loca". Una "geografia pazza" da 4300 chilometri di lunghezza per una media di appena 180 km di larghezza, con un minimo di appena 90 e un massimo di non più di 445, in cui il movimento continuo degli autocarri è essenziale per la sopravvivenza. Ma anche Paesi più proporzionati quando il trasporto su gomma boccheggia si trovano a mal partito. Sempre a proposito di governi di sinistra nel mondo di lingua spagnola, anche il governo Zapatero in Spagna nel 2008 fu colpito da un duro sciopero di camionisti e pescatori che durò per sei giorni, dal 9 al 15 giugno. Lì però non ci fu di mezzo l'ideologia, ma il rincaro dei prezzi dei combustibili per effetto dell'inizio della grande crisi, che provocò nei settori di trasporti e pesca gravissime perdi- te. D'altra parte, proprio la bolla immobiliare esplosa con la crisi ipotecaria del 2007 aveva portato a un sovradimensionamento del settore, per la necessità del trasporto di materiali da costruzione. Insomma, più padroncini erano costretti a pagare di più per il carburante in presenza di meno commissioni. Sia le grandi centrali dei proprietari Antid, Fenadismer e Cofedetrans che le piccole organizzazioni indipendenti e locali si unirono nell'agitazione. Il timore di restare a secco portò subito gli automobilisti a fare la cosa ai distributori, provocando un aumento dei consumi del 40% che ovviamente aggravò la crisi. La polizia fu dunque costretta a scortare i camion cisterna per assicurare i rifornimenti, ma l'80% delle stazioni catalane e il 20% di quelle madrilene furono costrette a chiudere per l'esaurimento delle scorte. Gli scioperanti risposero con picchetti che provocarono vari incidenti e danni: fino a in- cendiare i veicoli dei crumiri. Ci furono vari feriti, e l'11 giugno presso Granada un camionista componente di un picchetto morì investito da un collega crumiro che stava tentando di superare lo sbarramento. Ovviamente, l'effetto fui a catena, e ovviamente la gran parte delle industrie automobilistiche annunciò la chiusura delle linee di montaggio per la mancanza di pezzi: dalla Seat di Martorell alla Renault di Valladolid e alla Mercedes-Benz di Vitoria. Anche il commercio di latte e frutta fu quasi interrotto. Già dall'11 giugno droghieri e fruttivendoli iniziarono a prendere le loro auto private per recarsi a acquistare merci da soli, aggirando i blocchi. Una decina di imprese, a partire da Ford, Seat e Nissan, fecero anche richiesta di Expedientes de regulación de empleo: il procedimento con cui la legge spagnole autorizza la sospensione o il licenziamento di dipendenti per circostanze di forza maggiore. Ma il governo respinse le domande in blocco, spiegando che gli imprenditori ci stavano marciando.

Il dato curioso, specie considerando il precedente cileno, e che i camionisti, pur genericamente inquadrati a destra, chiedevano una misura tipica- mente da economia dirigista come un prezzo politico per il gasolio. Mentre il governo socialista rispondeva di non poter imporre una misura in violazione dei principi del libero mercato, offrendo invece un pacchetto di 54 misure palliative comunque accettato dall' 88% degli operatori dei trasporti. Ma l'altro 12% continuava a tirare sul fronte dell'intransigenza. Così, dopo tre giorni di tolleranza il Ministro dell'Interno iniziò a ordinare alla polizia di rimuovere i picchetti: se necessario, anche con la forza. Il 15 giugno tre organizzazioni di camionisti accordarono una sospensione dell'agitazione, per non creare ulteriori problemi alla "maltrattata economia del settore". In teoria, lo sciopero avrebbe potuto riprendere. In pratica, fu così che finì.

Anche i laburisti britannici dovettero affrontare i camionisti nel Winter of Discontent: «l'inverno dello scontento», un'espressione tratta dal Riccardo III di Shakespeare che i media britannici resero popolare in riferimento all'ondata di agitazioni dell'inverno tra 1978 e 1979. Origine dell'agitazione, la decisione del governo Callaghan di imporre per i dipendenti pubblici un tetto del 5% agli aumenti salariali, per cercare di mettere sotto controllo l''inflazione. Quando la trattativa fu rotta, furono appunto i conduttori delle autocisterne di carburante i primi a iniziare lo sciopero a oltranza: va detto che in questo non si trattava di padroncini ma di dipendenti della Bp o della Esso, che il 18 dicembre chiesero aumenti del 40%. Il governo pensò di mandare i militari a prendere il loro posto, ma non ebbe il coraggio di fare quella dichiarazione di stato di emergenza che avrebbe autorizzato la misura, e le società petrolifere offrirono aumenti del 15%. Ma il 3 gennaio del 1979 lo sciopero divenne generale di tutti i camionisti iscritti alle Trade Unions, che inoltre si misero a picchettare i principali porti. Di nuovo il governo non ebbe il coraggio di proclamare lo stato di emergenza, anche se i sindacati offrirono una lista di merci essenziali esentate dallo sciopero, la cui individuazione concreta fu però lasciata agli attivisti locali. Infine il 29 gennaio arrivò l'intesa per aumenti del 20%. Ma intanto la gran parte dei cittadini aveva dovuto affrontare senza riscaldamenti un inverno freddissimo, e i contadini per mancanza di mangimi avevano visto morire migliaia di polli, i cui corpi andarono polemicamente a scaricare proprio davanti alle sedi delle Trade Unions. Le stesse Trade Unions, va ricordato, contestavano da sinistra il governo di quel Partito Laburista che in teoria era la loro cinghia di trasmissione in politica, al punto che se non indicato altrimenti l'iscritto al sindacato è automaticamente anche iscritto al partito. Tutto ciò contribuì alla vittoria a valanga dei conservatori alle elezioni del 3 maggio 1979 e all'arrivo a Downing Street di Margaret Thatcher, che aveva appunto promesso di porre termine allo strapotere sindacale, e che avrebbe segnato una delle sue più grandi vittorie appunto contro un altro sciopero: quello dei minatori a metà degli anni '80.

Più recente, invece, fu invece lo scioperi dei trasporti in Francia del 1995. Nominato premier da Chirac dopo la sua elezione a maggio, il gollista Juppé era stato incaricato di tagliare la spesa sociale, in modo da venire incontro ai parametri che il Trattato di Maastricht esigeva pr l'ammissione all'Euro. Gli scioperi a catena iniziarono il 10 ottobre, ma a paralizzare il Paese fu l'adesione a partire di dicembre dei ferrovieri, furibondi per la fine del diritto di pensione a 55 anni e per il taglio di alcune centinaia di posti di lavoro. Ai ferrovieri si aggiunsero in seguito anche i lavoratori del metró di Parigi, oltre che dipendenti delle poste e insegnanti. Il 15 dicembre Juppé si piegò, e ritirò il piano. Ormai screditato, continuò però nei sondaggi a risultare come il più impopolare capo premier della Quinta Repubblica, fino a perdere in modo disastroso le elezioni del 25 maggio e 1 giugno 1997.   

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