Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Abbiamo bisogno di eroi

di Riccardo Paradisi [19 gennaio 2012]

La tragedia del Concordia e il comportamento del capitano Schettino hanno a che fare con i vizi degli italiani e i guasti storici del Paese? No - e vedremo perché - ma è una tesi così suggestiva e così facile questa da aver catturato molti osservatori e opinionisti nazionali e stranieri. Da un lato infatti nel Paese sembra essersi scatenato il solito rodeo antinazionale, dall'altro, all'estero, in quei paesi europei storicamente propensi a esercitare un fastidioso sussiego verso l'Italia, s'è innescato il sempre verde filone del ricorso allo stereotipo anti-italiano. In Fancia durante un dibattito un politico è stato accusato da un suo avversario di essere come Schettino, in Germania s'è seguita la vicenda come una storia "tipicamente"italiana,ma nel disprezzo anti-italiano la palma della vittoria, per perfidia, va agli inglesi. «Numerose informazioni diffuse nei giorni scorsi - scrive Toby Young - hanno paragonato il disastro del Costa Concordia all'affondamento del Titanic, e molti testimoni oculari hanno riportato che il comportamento dei passeggeri e dell'equipaggio è stato davvero simile a quello dei passeggeri e dell'equipaggio del Titanic. Ma se le notizie sul comportamento del Capitano Schettino sono vere, questo incidente è diverso da quello del disastro del 1912 per un aspetto importante: il comandante Edward John Smith non abbandonò la sua nave quando colpì un iceberg nella notte del 14 aprile del 1912. Al contrario, morì, insieme a 1.516 persone, nelle ore piccole della mattina seguente. Potrei sbagliarmi, ma mi piace pensare che, se il Capitano del Costa Concordia fosse stato britannico, si sarebbe comportato con la stessa distinzione di Edward Smith, proprio per l'esempio che deve essere fornito da un uomo di onore». Un autocertificazione nazionale di eroismo che si basa su una memoria storica abbastanza selettiva. Si perché - a proposito di questioni marinare - va ricordato che l'Inghilterra ha dato i natali ai peggiori pirati della storia i quali hanno avuto nella corona britannica un generoso finanziatore delle sue guerre di corsa così utili alla Gran Bretagna per la sua egemonia nei mari. Ma lasciamo perdere. Era solo per dire che le suggestioni portano sempre su terreni scivolosi e confusi. Piuttosto ciò che si può evincere da questa brutta storia del naufragio del Concordia è un'altra cosa: ossia che l'Italia è un Paese che sembra avere un gran bisogno di eroi. Ne ha tanto bisogno che ha elargito l'alloro dell'eroe al capitano De Falco: uno che ha fatto bene il suo dovere strigliando Schettino e intimandogli di tornare a bordo della nave, ma che non sappiamo cosa avrebbe fatto al suo posto. In filigrana si può dunque leggere questo: l'Italia è un Paese che ha bisogno di esempi positivi. Il resto è appunto suggestione: indotta da malafede o riflesso condizionato. «L'Italia non è il Concordia e gli italiani non sono Schettino - dice a liberal lo storico Giovanni Belardelli - peraltro si fanno paragoni impropri con situazioni e scenari di guerra. Schettino era al comando di un villaggio vacanze galleggiante mica di un incrociatore. Un professionista civile che però nell'esercizio del suo lavoro ha dimostrato di essere un irresponsabile, facendo una cosa semplicemente pazzesca. Ma non credo sinceramente che sia rappresentativo degli italiani, io non lo sento affatto come mio rappresentante». Eppure all'estero lo schema identificativo Schettino-italiani è già scattato. «I giornalisti inglesi e francesi si dovrebbero semplicemente vergognare. Non è la prima volta che fanno queste mascalzonate. Una troupe della Bbc, negli anni Novanta, era andata a fare un servizio sul meridione italiano; ebbene, arrivati in un paese, presero dei rifiuti e li misero per terra per costruire una scenografia di miseria e squallore che i loro spettatori si aspettavano di vedere, per soddisfare stereotipi inculcati da decenni di propaganda nel loro immaginario. Del resto lo stereotipo sugli italiani vigliacchi ha un paio di secoli ed è stato rinverdito dalle due guerre mondiali nelle nazioni con cui ci siamo scontrati ». Sempre a proposito di inglesi e solo per fare un esempio, nella guerra d'Africa tra le truppe britanniche si diceva che i carri armati italiani avessero solo la marcia indietro. Salvo poi che El Alamein gli inglesi si trovavano gli italiani sotto i loro di carri a farli saltare con le bombe a mano. Alla fine dovettero riconoscere ai soldati italiani l'onore delle armi. Churchill stesso, che con gli italiani non era mai stato prodigo di complimenti disse che la folgore era un corpo di leoni. «Il discorso sui vizi degli italiani - continua Belardelli - rischia di essere un modo facile di compatirci e per assolverci. Per non entrare nel merito del problema e per autodefinirsi italiani migliori di altri. Del resto ci sono culture politiche che hanno seminato in questa direzione. Il vocianesimo, l'azioni- smo, il gramscismo: le storie sulla necessità di rifare il sangue degli italiani, la mancata rivoluzione protestante. È come se nella nostra cultura avessimo introiettato il punto di vista degli stranieri all'epoca del gran tour. Dove l'Italia è un luogo barbaro e pittoresca, bellissimo e tremendo, sostanzialmente irrazionale, politicamente incivile». Insomma non è il naufragio del Concordia o il comportamento di Schettino a essere rappresentativi dell'Italia piuttosto lo è il dibattito infinito che ne è seguito. «Questa retorica tra eroi e antieroi - dice il filosofo Remo Bodei - è il tentativo di rimediare in zona Cesarini un disastro oggettivo. Per non entrare nel merito del disastro che si è verificato, dell'incompetenza del capitano del Concordia e del suo comportamento successivo allo scontro con gli scogli». Una tragedia che con il suo corollario di discussioni sembra confermare il topos degli italiani pasticcioni che in questo momento è assolutamente nocivo. «Un dibattito grottesco e pernicioso per il governo e il premier Monti - dice Bodei - che con molta serietà cerca di fare il suo lavoro e a cui certo tra tante difficoltà non fa bene questo danno d'immagine all'estero». Del resto è anche vero che in certi Paesi europei non s'attendono che pretesti per tentare di umiliare l'Italia. «C'è sempre all'estero questa cosa che gli italiani sono pronti a scappare. Pregiudizi molto duri a morire. All'estero hanno infatti l'idea che l'Italia sia il Paese del melodramma cantato ma non vissuto. Eppure è chiaro che non è così. L'idea che le nostre virtù di popolo di navigatori ed eroi non è molto diffuso. L'Italia ha creato capitani di ventura, esploratori, guerrieri del mare straordinari. Il principe Eugenio di Savoia aveva il suo nome su molte navi tedesche. Più che il bisogno di eroismo questo è un Paese che oggi ha bisogno di decenza; ha necessità che qualcuno faccia il proprio dovere e la propria parte. Un bagno di normalità decorosa dopo questi anni di deriva narcisistica e di autosufficienza per tornare alla responsabilità diffusa. Più che di eroi insomma abbiamo bisogno di cittadini normali, che facciano il loro dovere e che siano messi nelle condizioni per farlo. In questo senso Brecht aveva ragione quando diceva che è beato quel Paese che non ha bisogno di eroi».    

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