Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

E Jelly Mezz fece la marmellata

di Adriano Mazzoletti [28 gennaio 2012]

Heah me, Talking to Ya significa grosso modo «Ascoltami, parliamone » oppure «Dammi retta, parliamo di questo». È il titolo di una famosa canzone che Louis Armstrong, con il suo complesso dei Savoy Ballroom Five, incise a Chicago il 12 dicembre 1928. A volte il titolo, su qualche edizione, era riportato come Hear Me Talking To Ya, ma il senso è sempre lo stesso, come si può anche facilmente dedurre dalla semplice frase che Armstrong, dice all'inizio del disco. Perché Armstrong dice con forza Heah Me Talking To Ya? Perché vuole che l'ascoltatore presti particolare attenzione ai tre magnifici assolo che nell'ordine sono quelli del pianista Earl Hines, del sassofonista Don Redman, il primo - in ordine temporale - fra grandi sassofonisti contralto della storia del jazz e di lui stesso. Perchè grande attenzione? Perché i musicisti del periodo classico del jazz erano solisti considerare i loro assolo come veri e propri discorsi con un significato profondo e una «storia da raccontare». Ma non è di questa splendida incisione che voglio parlare, bensì di un importante libro che nel 1955, ormai cinquantasei anni fa, Nat Shapiro e Nat Hentoff, pubblicarono negli Stati Uniti con il titolo appunto di Hear Me Talking to Ya e con il sottotitolo La storia del jazz raccontata dagli uomini che l'hanno fatta. Quel volume diventò in breve un best seller in ambito jazzistico, tanto che le edizioni Correa in Francia si affrettarono a pubblicarlo; e l'anno successivo, il 1956, il libro uscì con il titolo Ecoutez- moi ça. L'Histoire du Jazz racontée par ceux qui l'on faite. Ne uscirono diverse edizioni non solo in Francia, ma anche in altri paesi europei. Di cosa tratta il libro? Come dice chiaramente il sottotitolo è la storia del jazz, quella autentica, narrata dagli stessi protagonisti, che nel corso di molti anni e con un paziente lavoro, i due autori, hanno raccolto dalle voci stesse dei musicisti. È un racconto affascinante che da sempre gli appassionati e i cultori del jazz hanno letto in edizione originale. Ed è soprattutto un racconto senza quella mania di protagonismo che negli anni successivi, ha spesso caratterizzato il mondo dello show business. Nelle oltre 400 pagine delle edizioni americana e francese, sembra quasi ascoltare «le voci» dei grandi, meno grandi o sconosciuti musicisti le cui testimonianze sono raccolte. Si viene a sapere dalla «voce» di Mezz Mezzeow come è nato il termine jam session, pratica ormai in uso anche nel mondo del rock. «A Chicago nel 1924 c'era uno spaccio di alcolici dove erano soliti riunirsi i musicisti. Credo che il termine jam session sia nato proprio in quella cantina dove eravamo soliti suonare per divertimento. Ognuno prendeva un assolo sostenuto dagli altri. Spesso qualcuno mi gridava: "Hey Jelly cosa stai facendo? Avevo quel soprannome. E io rispondevo, giocando sulle parole (fra gelatina e marmellata),"Jelly sta facendo una jam". Credo che l'espressione jam session sia nata proprio in quel posto». E Duke Ellington: «Rammento che una volta scrissi un pezzo nel ricordo di quando ero bambi no, mentre ero a letto, ascoltavo un uomo fischiare fuori sulla strada e il rumore dei suoi passi che si allontanavano. Prendete il mio Harlem Air Shaft. Ci sono tante cose in un cortile ad Harlem. Attraverso l'aria puoi trovare la gente che litiga, il profumo di una cena, due persone che si amano. Ascolti il parlottio che fluttua, sento la radio del custode, il profumo del caffè. Un cortile vive di contrasti. Ho cercato di mettere tutto questo in Harlem Air Shaft». In questo libro splendido, i racconti delle centinaia di musicisti che «parlano» sono a volte allegri, a volte tristi, spesso drammatici. Un libro che finalmente dopo cinquantasei anni viene pubblicato in Italia con il titolo originale Hear me talking to ya e una bella foto di Armstrong in copertina. Le edizioni sono quella della Italic di Ancona. Le pagine sono 253, rispetto alle 400 dell'edizione francese, per la riduzione del corpo dei caratteri. La traduzione accurata e quasi priva di errori è di Massimo Tarabelli. Il costo di questo volume che raccomando vivamente e non solo agli appassionati di jazz, è di 18,00 euro.  

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