Ue: lavorare dopo l'età pensionabile
[19 gennaio 2012]
Per la maggior parte dei cittadini europei gli over 55 svolgono
un ruolo importante in ambiti fondamentali della società. Più del
60% ritiene che dovrebbe essere consentito lavorare anche dopo
l'età pensionabile e un terzo afferma che personalmente
desidererebbe lavorare piu' a lungo.
Lo rileva una recente indagine condotta da Eurobarometro che
segna l'inizio dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della
solidarietà tra le generazioni 2012, lanciato oggi a Copenhagen
dalla coalizione delle parti interessate che presenta il suo
manifesto per esortare tutti gli attori a livello locale, nazionale
ed europeo a cogliere l'opportunità per contribuire alla formazione
di un'Europa 'age-friendly'.
L'obiettivo dell'anno europeo è: un mercato del lavoro
inclusivo, che assicura la partecipazione di giovani e anziani;
l'accessibilità di beni e servizi che siano adeguati alle esigenze
di tutti; l'inclusione digitale; un Patto europeo dei sindaci e
l'adozione di un programma dell'Ue per l'innovazione a sostegno di
un invecchiamento attivo e sano.
L'invecchiamento attivo, però, non riguarda soltanto gli aspetti
occupazionali. Circa un quarto dei cittadini europei afferma di
essere impegnato in attività di volontariato. Nei paesi in cui la
tradizione del volontariato è meno forte, una proporzione elevata
di persone afferma di aver aiutato o fornito sostegno ad altre
persone al di fuori del proprio nucleo familiare.
Il 36% dei cittadini europei di più di 55 anni dichiara di aver
fornito questo tipo di aiuto. Il 15% dei rispondenti di più di 55
anni si occupa di un familiare anziano e il 42% lo ha fatto in
passato. Per Marjan Sedmak, vicepresidente Age Platform Europe, "la
creazione di una Unione Europea 'age-friendly' significa promuovere
la solidarietà tra le generazioni e consentire la partecipazione
attiva e il coinvolgimento di tutte le fasce di età, fornendo loro
un adeguato sostegno e protezione. Questo però non può essere
raggiunto attraverso iniziative isolate". Per questo, conclude
Sedmak, si richiede un impegno ampio e una visione comune ".
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