Siria: giornalista francese ucciso in un corteo
[12 gennaio 2012]
E' Gilles Jacquier, esperto reporter di guerra,
il giornalista francese di 'France 2' ucciso oggi
a Homs, in Siria, a causa di un attentato sferrato durante un
comizio di sostenitori del presidente siriano Bashar al-Assad. Con
lui è rimasto ferito il cameraman olandese Christophe Kenck, mentre
testimoni oculari riferiscono che il bilancio dell'attentato è di
otto morti e venticinque feriti. I reporter facevano parte di una
delegazione di cronisti, portati in visita dalle autorità di
Damasco in città e sono rimasti vittime del lancio di un razzo Rpg.
Insignito da diversi riconoscimenti professionali, tra cui il
premio Ilaria Alpi nel 2011 per un reportage sulla Rivoluzione in
Tunisia, negli ultimi dieci anni Jacquier aveva coperto con i suoi
reportage le situazioni di conflitto in Afghanistan, Iraq, Israele,
Algeria e Haiti.
Si tratta del primo giornalista occidentale morto in
Siria dall'inizio delle rivolte civili nel marzo scorso.
Nel 2003 aveva ricevuto il Premio Albert-Londres e nel 2009 il
Premio Jean-Louis Calderon per un reportage sull'Afghanistan. "Il
giornalista, ucciso oggi a Homs è stato colpito da un razzo Rpg
lanciato verso il luogo nel quale si trovava insieme ad altri suoi
colleghi stranieri - rivela ad AKI ADNKRONOS INTERNATIONAL
l'attivista siriano Rami Abdel Rahman -. L'incidente è avvenuto nel
quartiere di al-Karrama. Il giornalista belga partecipava a una
visita organizzata dalle autorità siriane". L'attivista punta
quindi il dito contro il regime, affermando "che non protegge i
giornalisti e che ha interesse a che fatti del genere accadano
affinché si accusi il terrorismo".
Immediata la reazione della Francia, che per
voce del presidente Nicolas Sarkozy e del ministro degli Esteri
Alain Juppè ha condannato oggi l'uccisione di Jacquier e chiesto
alle autorità di Damasco di chiarire le circostanze della sua
morte. "Condanniamo vigorosamente questo atto odioso", ha affermato
Juppè, chiedendo alle autorità siriane di assicurare che sia "fatta
piena luce" sulle circostanze della sua morte. Il capo della
diplomazia francese ha anche chiesto a Damasco di assicurare la
sicurezza dei giornalisti stranieri sul suolo siriano e di
proteggere la libertà d'informazione. Il presidente siriano Bashar
al-Assad è comparso oggi in piazza a Damasco davanti a una folla di
suoi sostenitori. Parlando sul palco nel corso di una
manifestazione, a cui hanno preso parte migliaia di persone nella
piazza degli Omayyadi per sostenere il suo regime, il capo di stato
siriano ha affermato di "aver deciso di essere con voi oggi per
poter respingere tutti insieme gli attacchi dei nostri nemici". Ha
poi aggiunto che "questa sarà l'ultima fase dell'attacco che stiamo
subendo". Ieri Assad aveva parlato per un'ora e 40 minuti in
diretta televisiva, accusando i 'gruppi di terroristi' di essere
responsabili della mancanza di sicurezza nel Paese e si era detto
pronto a creare un governo con l'opposizione.
Intanto oggi si registra la prima defezione per la missione di
osservatori della Lega Araba in Siria. Un osservatore algerino si è
infatti ritirato affermando di essersi ritrovato a "servire il
regime". La missione degli osservatori della Lega Araba in Siria e'
iniziata il 26 dicembre scorso. Da allora, secondo l'Onu, sono
state uccise 400 persone. La missione conta circa 165 osservatori,
incaricati di verificare che Damasco attui il piano di pace arabo
per porre fine a dieci mesi di spargimenti di sangue. Stando a dati
Onu, da meta' marzo, quando sono iniziate le proteste contro il
presidente Bashar al-Assad, oltre cinquemila persone sono morte in
Siria.
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