Cronache di liberal

Fondazione Liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Com'eravamo 5.000 anni fa

di Pier Mario Fasanotti [21 gennaio 2012]

Se le casse dello Stato fossero meno sofferenti o se si scegliesse di abbattere l'evasione fiscale e magari comprare qualche caccia-bombardiere in meno, ci sarebbero soldi da investire nella cultura scolastica. Si potrebbe invitare in Italia uno straordinario divulgatore storico, Bill Bryson. È nato in America, ma si è innamorato dell'Europa. Indaga sul come vivevano coloro che ci hanno preceduti. Vero: la Storia è inevitabilmente l'elenco di battaglie, rivoluzioni, congiure, crisi economiche eccetera. Ma se si rimane ancorati a questo canone, poco o niente si comprende sul comportamento quotidiano delle antiche generazioni. Mirabilmente esatto è il giudizio che il Daily Mail ha formulato su questo autore: «Bryson è riuscito a scrivere una storia del mondo senza uscire di casa». Quante cose non sappiamo - o crediamo di saperle, sbagliando - su come erano costruite le città, le abitazioni, sul modo di cercare cibo e coltivare orzo e frumento. Leggere l'ultimo suo libro tradotto in italiano (Breve storia della vita privata, Guanda, 500 pagine, 20,00 euro) ci fa appassionare alla storia. Alla storia dell'uomo nella sua quotidianità. Nel 1850 si abbattè sulla Gran Bretagna una tempesta devastante. Nelle isole Orcadi, in Scozia, il vento strappò via la copertura d'erba di una collinetta ampia e irregolare, del tipo localmente noto come howie. Quando gli isolani, passata la tempesta, tornarono lì, rimasero sconvolti perché trovarono i resti di un piccolo villaggio di pietra, privo di tetti ma complessivamente intatto. Risale a cinquemila anni fa. È quindi più antico di Stonehenge e delle grandi piramidi. Il borgo è noto come Skara Brae. In nessun altro luogo del mondo si può apprendere come si svolgesse la vita domestica all'età della Pietra. C'è da rimanere sbalorditi dinanzi al grado di raffinatezza di queste case del periodo Neolitico: porte con dispositivi di chiusura, sistema di drenaggio e perfino un rudimentale impianto idraulico con scanalature nei muri per fare scorrere le acque di scolo. Le pareti erano altre circa tre metri, i pavimenti erano in pietra. Ciascuna abitazione aveva spazi quadrati e nicchie scavate nella roccia: probabilmente armadi o letti, oppure serbatoi per l'acqua, col risultato che gli strati isolanti mantenevano l'ambiente asciutto e confortevole. Le casette sono tutte della medesima dimensione, collegate l'una all'altra da passaggi coperti che arrivavano fino a uno spazio molto ampio dove, con tutta probabilità, c'era la zona mercato.A Skara Brae il tenore di vita era alto. Gli antichi abitanti avevano gioielli e vasellame, coltivavano frumento e orzo, pescavano grandi quantità di pesci e crostacei (tra cui un merluzzo da trentacinque chili). Mancava però la legna, quindi per riscaldarsi si bruciavano le alghe. L'Europa preistorica, annota Bryson, era una zona semi-desertica. Quindicimila anni fa gli abitanti delle isole britanniche superavano a fatica le duemila unità. A Skara Brae e dintorni si calcola che nell'epoca demograficamente d'oro gli abitanti fossero addirittura ventimila. Seicento anni di agio e serenità per questa cittadella pietrosa. Poi, verso il 2500 a.C. tutti scomparvero. A quanto pare all'improvviso. Mistero sul perché. Probabile che la causa sia stata una malattia infettiva, rischio al quale tutti andavano incontro nel momento in cui decidevano di vivere insieme. Quale fu il morbo responsabile non sappiamo, ma è verosimile pensare a un contagio «di casa in casa».

Quel che si sa con certezza è che i mutamenti climatici furono tremendamente bruschi. Circa 12 mila anni fa la Terra cominciò a riscaldarsi con rapidità, per poi ripiombare in un millennio di gelo, ultimo sussulto dell'era glaciale. Dopo secoli e secoli di gelo, la temperatura si assestò a livelli accettabili. Ecco la Rivoluzione Neolitica che interessò l'intero globo. Strano ma vero: l'agricoltura, scrive l'autore, «venne inventata in modo indipendente sette volte: in Cina, nel Medio Oriente, in Nuova Guinea, nelle Ande, nel bacino amazzonico, in Messico e nell'Africa occidentale. Alla stessa stregua, le città emersero in sei regioni diverse: Cina, Egitto, India, Mesopotamia, America cen trale e regione andina ». Quando il conquistatore spagnolo Cortés sbarcò in Messico, non trovò catapecchie o tende di juta, ma strade, canali, città, palazzi, scuole, tribunali, mercati, sistemi di irrigazione, re, preti, templi, contadini, artigiani, eserciti, astronomi, mercanti, sport, teatro, arte, musica e libri. Una civiltà nel più alto senso del termine. Più o meno nello stesso tempo in cui gli archeologi ri-scoprivano Skara Brae, l'inglese Dorothy Garrod, trovò a Shuqba, in Palestina, un'antica cultura chiamata natufiana (dal nome del wadi, il letto fluviale asciutto, che era nei paraggi). Lì fu fondata quella che viene descritta come la più antica città del mondo: Gerico. Quel popolo era molto sedentario, ma non coltivava la terra. Un'altra città «che non avrebbe dovuto esistere » è Catalhoyuk (che significa «montagnola forcuta»), nella regione turca dell'Anatolia. Secondo certi archeologi poteva contendere a Gerico il primato temporale della fondazione. Risalente a novemila anni fa, fu abitata in modo permanente per oltre mille anni con una popolazione record di ottomila unità. In realtà Catalhoyuk non era una città vera e propria, ma un grande villaggio. Un borgo molto strano, in ogni caso, dato che non c'erano né strade né vicoli. Le case erano ammucchiate tutte insieme, quasi un'unica massa solida: «Chi si trovava al centro poteva essere raggiunto soltanto arrampicandosi sui tetti delle altre case, tutte di altezze diverse, ed entrando attraverso una serie di botole: un sistema estremamente scomodo. Non c'erano piazze o mercati, palazzi municipali o amministrativi (elementi, questi, che distinguono la città dal villaggio, ndr) , nessun segno di una minima organizzazione sociale». Era come se, pur avendo attorno a sé un vasto terreno paludoso e alluvionale, quegli antichi turchi temessero che le maree potessero minacciarli da ogni lato. Come mai nessuno allargò il centro abitativo, o ne creeò altri, nel terreno circostante? Eppure quelli di Catalhoyuk non erano affatto stupidi, e nemmeno primitivi. Coltivavano i campi ma a grande distanza dalle case. Erano abili tessitori, cestai, falegnami, mobilieri, costruttori di archi, indossavano tessuti eleganti. Estrema attenzione all'estetica, senza però pensare a porte e finestre.

Fonte di stupore per noi del Ventunesimo secolo è la storia della stanza da bagno. Un pregiudizio assai diffuso è che gli antichi fossero sporchi. Quanto mai sbagliato. Rischiamo di confondere la civiltà nata millenni fa con il Medioevo europeo: all'epoca di Shakespeare Londra era fetida e sporca.Parigi gareggiava in lordura. Prendiamo, per esempio, una casa costruita 4500 anni fa nella valle dell'Indo, in un luogo chiamato Mohenjo- Daro: aveva un ingegnoso sistema di scivoli con cui allontanare i rifiuti dall'aera abitata e farli arrivare in un letamaio. L'antica Babilonia era dotata di canali di scolo e di un sistema fognario. La civiltà minoica si avvaleva di acqua corrente, vasche da bagno e di altre comodità. Questo accadeva ben più di 3500 anni fa. Gli antichi greci avevano il culto del cenbagno. Piaceva loro spogliarsi nel «ginnasio» (termine che allude alla nudità degli atleti) e fare ginnastica nello spazio comunitario. I greci erano rapidi: si bagnavano poi si asciugavano in fretta. I Romani invece adoravano il languore delle vasche e l'acqua in generale (s'è scoperto che una casa di Pompei aveva trenta rubinetti). Nel territorio conquistato dai Romani i bagni non erano solo un luogo in cui lavarsi, bensì una sorta di rifugio quotidiano, un passatempo, uno stile di vita. Là dove scorreva l'acqua (molto pulita) c'erano biblioteche, negozi, palestre, barbieri, estetisti, campi da tennis, tavole calde e bordelli. Insomma erano una specie di centri commerciali imperniati sull'attività benefica dell'acqua, aperti a tutte le classi sociali. Fu invece il Cristianesimo a manifestare un costante e curioso disagio nei riguardi della pulizia. Identificazione santitàsporcizia? San Tommaso Becket morì nel 1170: quando lo seppellirono alcuni notarono che i suoi indumenti intimi «pullulavano di pidocchi». Nel Medioevo, con l'arrivo della peste, valeva un principio del tutto errato, ossia che lavandosi i pori si aprissero e così i vapori mortali invadessero l'organismo. Di qui l'abitudine di tappare i pori con la terra. Scrive Bryson: «Per i seicento anni successivi la gente evitò in tutti i modi di lavarsi o soltanto bagnarsi, con sgradevoli conseguenze… le infezioni diventavano un fatto quotidiano, i foruncoli, gli sfoghi e le pustole erano la norma». Oltre alla peste bubbonica, tra il 1485 e il 1528 migliaia furono le vittime di una malattia di cui oggi si sa pochissimo salvo che sparì misteriosamente: il «sudore inglese».  

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