Così Monti sta cambiando proprio tutto
di Osvaldo Baldacci
[24 gennaio 2012]
Camionisti e tassisti provano a bloccare l'Italia persino contro
le indicazioni delle loro stesse sigle sindacali, e al di fuori di
ogni normativa sullo sciopero. Le altre categorie programmano
scioperi, dai benzinai alle farmacie. In molti provano a mettere i
bastoni fra le ruote ai provvedimenti del governo Monti. Raramente
si entra nel merito : quello che sembra accomunare molti dei
contestatori è il fatto che le liberalizzazioni degli altri vanno
sempre bene, le proprie mai. C'era da attenderselo. Ma il
punto è che si assiste a uno scontro tra categorie di lavoratori e
governo: in mezzo, nulla. Dove sono i partiti? Le forze politiche
devono stare molto attente, perché stanno giocando col fuoco. La
temperatura nel paese è molto alta, sia quella dell'antipolitica
che quella dell'esasperazione di fronte a quelli che vengono
percepiti come sacrifici eccessivi. Sull'altra sponda i
provvedimenti del governo, che molti italiani valutano necessari e
comunque coraggiosi, e che saranno giudicati dai risultati. Se
sortiranno effetti positivi, anche il giudizio su chi li ha
promossi non potrà che essere positivo, nonostante i timori
iniziali e le diffidenze diffuse. Anche perché comunque risalta un
punto particolarmente evidente: nessuna forza politica appare a
parole contraria alle liberalizzazioni. Tutte, anzi, le hanno più
volte promesse nel tempo facendone punti di programma e tema di
campagna elettorale. Ma nessuna è mai riuscita a realizzarle.
Proprio il governo Monti invece quella rivoluzione l'ha avviata,
ancora solo in parte ma con passo deciso. Trovando l'appoggio
convinto praticamente della sola Udc. Ma che fine hanno fatto gli
altri? Se i partiti non si assumono la responsabilità di giocare un
ruolo da protagonisti in questa fase così delicata, non potranno
certo pretendere di ritrovare dopo questo ruolo centrale. Con i
nodi che vengono al pettine e il governo che mette le carte in
tavola, si evidenziano tutte le contraddizioni di partiti che a
parole dicono una cosa, nei fatti agiscono in un altro modo, e in
pratica si nascondono più che possono per non stare né con il
governo né con chi contesta. Né di lotta né di governo,
verrebbe da dire. Cercano di tutelare specifici serbatoi elettorali
senza andare troppo contro l'opinione pubblica generale che di
principio non è contraria alle liberalizzazioni. Così però
rinunciano al loro ruolo di classe dirigente. Continuano a
inseguire il consenso in base a sondaggi che nelle attuali
circostanze non possono che essere ondivaghi e contrastanti, ma non
segnano mai la rotta. Danno solo l'impressione di confermare un
eterno vorrei ma non posso da mettere a confronto con un governo
che può e vuole, magari poco, magari con la necessità di
aggiustamenti, ma intanto opera. Mentre i partiti non svolgono più
il loro ruolo di rappresentanza dei cittadini e nemmeno quello di
classe dirigente capace di guidare i processi e quindi di spiegare
ai cittadini cosa è utile per il bene comune e per l'interesse
generale del Paese: al contrario, la politica è importante,
decisiva, è salvaguardia della democrazia, e dato che i partiti
sono gli strumenti e i garanti della democrazia, è bene che si
diano una svegliata.
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