Cronache di liberal

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Se quel diavolo di Camilleri ci mette la coda

di Maria Pia Ammirati [28 gennaio 2012]

Gli editori annusano i tempi di crisi, e facendone certo anche le spese e non solo per ragioni sensoriali, promuovono in molti nuove collane brevi, sperando che il tempo e il denaro misurati possano spingere la lettura e il desiderio di comprare. Libri brevi in una forma economica più elegante del solito come la nuova collana «Le libellule» di Mondadori inaugurata da un testo di Raffaele La Capria Esercizi superficiali, pensieri che strisciano sulla superficie del nostro tempo per saggiarne la consistenza e, più in profondità, gli umori. La collana che prende dunque il titolo da un componimento di La Capria, pubblica autori contemporanei italiani e stranieri; tra i primi titoli, Chiara Gamberale, Arnaud Rykner e Andrea Camilleri. Camilleri esce con Il diavolo, certamente, una raccolta di racconti brevi legati dal tema del tre: 33 racconti di tre pagine ciascuno. In questo indice ternario, che ha valenze certamente filosofiche e allusive alla centralità del numero tre, l'esercizio dello scrittore siciliano più che esercizio di stile è un equilibrismo di storie. In effetti più di una volta la coda del diavolo spunta dalle brevi e perfette scene rappresentate dai racconti, una coda con corredo di fastidioso sulfureo puzzo vista l'asprezza delle combinazioni umane. Perché di questo si tratta nei 33 percorsi di vita, e cioè di miserie e balletti umani. La lingua contorta e spessa così ben conosciuta di Camilleri, è tenuta a bada da un rigore e una pulizia linguistica e di stile che non sottrae spazio agli equilibri minuscoli, e ai passaggi repentini, che trasformano i personaggi dei vari racconti. Si tratta infatti di seguire vere e proprie trasformazioni, mutazioni genetiche delineate in breve, che d'improvviso cambiano i contorni dei personaggi e delle loro vite. Scritti in terza persona i racconti per lo più narrati sul versante dell'amore coniugale sono vere e proprie sferzate che aprono squarci di verità, visti attraverso le debolezze dei personaggi.O attraverso il codice dell'opportunismo o della paura o della necessità. Una chiave di straordinarietà e di fluidità di scrittura si trova di certo nella grande sintesi operata sulle vicende, che in un'estrema sollecitazione temporale dà la visione di scenari con tempi lunghi in rapidi mutamenti.Vediamo ad esempio la storia del bambino Tonino che, «dodicenne detesta la nonna paterna Ersilia nella cui casa è costretto a vivere assieme al papà e alla mamma». La nonna Ersilia è una vecchia detestabile dedita al gioco del lotto. La povertà dei genitori costringe Tonino alla convivenza forzata, alla scoperta del brutto che pervade ogni cosa nello squallore e nell'avidità praticata dalla nonna Ersilia.Quando Tonino resta solo con la nonna, i genitori sono in un certo senso fuggiti a cercar fortuna, s'affila l'odio e l'intelligenza del ragazzo.Tonino fa morire la nonna di crepacuore, giocando sulla passione del lotto. Il filone sicuramente più intrigante per scrutare la piccolezza umana e i suoi mille e imprevedibili risvolti è quello dell'amore (c'è anche quello della rivalità sul lavoro che non è da meno), in particolare l'amore coniugale. Storie di coppie giovani, di coppie più navigate, di incontri fortuiti. Nell'amore, soprattutto quello di routine, quello sicuro sigillato dal matrimonio,vale come regola l'evasione dalla noia, e il contrappasso più immediato resta sempre il tema del tradimento. Manlio protagonista del racconto numero 11 «non riusciva ad abituarsi al russare di Floriana», nella tensione che si crea nei notturni della coppia tra una personalità carnale come quella della moglie e una debolezza psichica e fisiologica come quella del marito, ha la meglio Floriana che appaga i sensi tra sonno e sesso senza farsi troppi scrupoli. Un po'come avviene nel racconto numero 21 dove un'altra coppia, Emma e Arturo, si affrontano sul tema delle corna. Così va il mondo quando il diavolo ci mette la coda.   

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