Il debito pubblico secondo Marchionne
di Francesco D'Onofrio
[05 ottobre 2011]
La decisione con la quale Marchionne ha definitivamente portato
la Fiat auto fuori dalla Confindustria deve essere esaminata da una
pluralità di punti di vista, a prescindere dalle eventuali ragioni
personali della rottura medesima.
Qualora si legga infatti con attenzione la lettera con
la quale Marchionne comunica a Emma Marcegaglia la decisione di
portare la Fiat fuori da Confindustria si notano tre elementi
essenziali: 1) Si tratta di una decisione che era stata già
annunciata da tempo, a dimostrazione del fatto che non si è in
presenza di una decisione repentina o improvvisata; 2) Il carattere
nazionale della produzione di autovetture Fiat in Italia resta al
centro delle sue decisioni, in qualità più di mercato nazionale
dell'auto che non di Stato nazionale italiano. 3) La spinta
crescente alla globalizzazione rende sempre più necessario un
sistema di relazioni industriali progressivamente disancorato dalle
dimensioni nazionali nel quale esso era nato e si era sviluppato
anche in Italia. Queste tre considerazioni attengono ad una
complessiva strategia industriale della Fiat che si era venuta
sviluppando nel corso degli ultimi due anni, e che aveva posto in
evidenza proprio la connessione tra i tre elementi fondamentali ai
quali si è fatto riferimento. Non si tratta dunque di una decisione
repentina o improvvisata. Non vi è dubbio che sono state decisive
le questioni connesse alla definizione di una nuova linea di
relazioni sindacali concretizzatasi nel "famigerato" articolo 8
della manovra di agosto, ed ora rivelatosi quale traduzione
normativa di un punto fondamentale della "famosa" lettera di
Trichet e Draghi al Governo italiano. È infatti fondamentale
cogliere questa strettissima connessione tra relazioni sindacali da
un lato e strategia complessiva di abbattimento del debito pubblico
dall'altro: si tratta infatti di una questione essenziale di
politica generale, come dimostrano le non coordinate dichiarazioni
politiche che si sono manifestate proprio in riferimento a questo
passo della lettera Trichet-Draghi. Allorché si cerca di definire
una linea complessiva di governo dell'Italia contemporanea, non vi
è dubbio che il discrimine di fondo passa proprio in riferimento al
rapporto tra relazioni sindacali da un lato e debito pubblico
dall'altro. Siamo stati infatti abituati a considerare le relazioni
sindacali parte sostanziale dello stesso indirizzo di governo per
tutto il tempo che abbiamo chiamato della Prima Repubblica. È
questo un punto fondamentale della stessa costruzione di una
proposta di governo.
Per quel che concerne il secondo punto, è di tutta
evidenza che la vicenda Marchionne-Confindustria ha avuto e ha una
sua specificità connessa proprio alla produzione di autovetture.
L'Italia infatti costituisce anche nel nuovo contesto un mercato
molto rilevante proprio per quel che concerne le autovetture Fiat.
Il riferimento esplicito che Marchionne fa nella sua lettera alla
Marcegaglia induce infatti a ritenere che lo scontro non ha ad
oggetto né il mercato italiano dell'auto né gli investimenti che la
Fiat si è impegnata ad operare sul territorio italiano. Si tratta
di punti molto rilevanti proprio per quel che concerne il lavoro:
le reazioni che i maggiori sindacati italiani hanno avuto proprio
su questi punti dimostrano che il rapporto tra quantità del lavoro
da un lato, e relazioni sindacali dall'altro, è stato un punto di
sostanziale differenziazione della posizione dei sindacati
medesimi. Anche da questo punto di vista, pertanto, la rottura tra
Marchionne e la Confindustria deve essere vista nel contesto
specifico dell'oggetto della produzione.
Per quel che concerne infine il terzo punto, è di tutta
evidenza rilevare che il contesto nuovo della globalizzazione
costituisce lo sfondo imprenditoriale delle specifiche decisioni di
Marchionne. Altro è guardare alla globalizzazione in un'ottica
strettamente statual-nazionale, altro è guardare ad essa in
un'ottica privato-competitiva sovranazionale. Si è molto discusso
anche in Italia dell'emergere prima, e del diffondersi oggi, di un
processo di globalizzazione che mette sempre più in discussione la
dimensione nazionale dello Stato, che - soprattutto nell'Europa
continentale - ha plasmato contestualmente Stato, mercato e
democrazia. Le relazioni sindacali si sono lungamente modellate
anche esse proprio nel contesto dello Stato nazionale, così come la
democrazia si è venuta sviluppando prevalentemente su modelli
elettorali tutti comunque rinchiusi all'interno dei confini
nazionali. Il processo di integrazione europea aveva già
rappresentato un significativo progetto di superamento degli Stati
nazionali, senza peraltro che si giungesse ad una compiuta ipotesi
di scomparsa delle relazioni sindacali medesime. Anche le ultime
elezioni europee non hanno in alcun modo scalfito la dimensione
nazionale delle singole democrazie statuali. Il contesto della
globalizzazione in atto vede peraltro una significativa
differenziazione proprio tra gli Stati europei da un lato e gli
Stati Uniti dall'altro: unificati gli uni e gli altri nel contesto
di "Occidente", sono infatti diverse proprio le strategie
concernenti debito pubblico e relazioni sindacali.
Sono queste le coordinate di fondo della lettera
Trichet- Draghi; sono le ragioni essenziali del
"famigerato"articolo 8 della manovra di agosto; sono le motivazioni
ultime della lettera di Marchionne alla Marcegaglia. Si apre ora la
questione nuova del rapporto tra grandi imprese sostanzialmente
statali e sistema imprenditoriale privato: è questa la sfida nuova,
di fronte alla quale si troveranno da un lato la Confindustria,
dall'altro i sindacati e infine il governo stesso dell'Italia. Ma
di questo aspetto sarà necessario uno specifico approfondimento.
Torna su ^