Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Ecco perché non è stato un nuovo Aventino

di Rocco Buttiglione [14 ottobre 2011]

Perché i deputati della opposizione non si sono presentati ad ascoltare le dichiarazioni rese da Silvio Berlusconi sulle quali è stata poi messa la questione di fiducia? E siamo davvero, come qualcuno ha detto, ad un nuovo Aventino? Cominciamo dalla seconda domanda e diciamo subito che non siamo ad un nuovo Aventino. La legalità repubblicana è saldamente custodita dal Capo dello Stato e noi saremo compatti in Aula per votare la sfiducia al governo. Non abbiamo invece voluto ascoltare le dichiarazioni rese dal capo del governo per protestare contro una inaccettabile forzatura di cui il governo e la maggioranza si sono resi protagonisti.

Cerchiamo di capire esattamente che cosa è successo nella convulsa giornata di martedì scorso. Il governo è stato battuto sull'articolo 1 della legge del consuntivo di bilancio. Si tratta della legge con la quale il governo rende conto al Parlamento del modo in cui ha speso i denari stanziati nell'esercizio precedente. Qual è la natura di questa legge? Il capo del governo ci ha spiegato che si tratta semplicemente di un atto dovuto. Se le cifre sono quelle contenute nella legge come si fa a non approvare la legge stessa? La Camera dovrebbe allora svolgere un mero ruolo di certificazione contabile. In realtà non è così. A verificare la correttezza delle cifre provvede in via preliminare la Corte dei Conti. Il voto del Parlamento ha un altro significato, un significato ovviamente politico. Con il suo voto il Parlamento esprime la sua approvazione (o disapprovazione) sul modo in cui i denari pubblici sono stati spesi, cioè sulla complessiva politica del governo. Una politica si esprime infatti fondamentalmente attraverso la scelta delle dimensioni del carico fiscale imposto al paese, delle dimensioni dell'indebitamento che viene acceso e della ripartizione delle risorse fra le diverse destinazioni alternative possibili. Quando ci sia un voto di disapprovazione politica su queste scelte un governo si deve dimettere. Quello di martedì non è solo uno dei tanti incidenti di percorso di cui è disseminata la vita di questo governo. Non viene bocciata una singola norma, per quanto importante. Viene bocciata una politica ed il governo che la esprime. Nello Statuto albertino (come in generale nelle prime monarchie costituzionali) l'istituto del voto di fiducia non è previsto. Il governo governa perché ha la fiducia del Re, non quella del Parlamento. Il Parlamento ha però il controllo sui denari dei cittadini, cioè sul bilancio. In che modo il Parlamento può far cadere il governo?

Rifiutandogli l'approvazione del bilancio. Senza l'approvazione della legge di bilancio il governo non può procedere con la sua attività, non può operare e quindi si deve dimettere. La bocciatura del bilancio è la prima forma di sfiducia con cui un Parlamento costringe alle dimissioni un governo. Per questo il presidente del Consiglio sarebbe dovuto andare dal Capo dello Stato ad offrire le proprie dimissioni. È praticamente certo che il Capo dello Stato avrebbe rimandato il governo dimissionario alla Camera per una prova di appello, per verificare cioè l'esistenza o meno della fiducia. Il capo del governo non ha voluto correre nemmeno il rischio teorico di mettersi per un solo momento nelle mani del Presidente della Repubblica e ha scelto di minimizzare in modo inaccettabile il significato politico del voto sul bilancio. Non si è trattato di un incidente di percorso ma di un atto di sfiducia politica.

Per di più, questa vicenda si svolge nel contesto della agonia di un governo che ha i voti necessari per ottenere la fiducia ma non quelli necessari per fare passare i suoi provvedimenti e per governare. Nella maggioranza non ci sono congiure e complotti volti a creare un nuovo equilibrio.C'è invece tanta frustrazione, disaffezione, mancanza di convinzione e di passione per un progetto politico evidentemente fallito. Tutto questo si traduce in mancanza di compattezza e di coesione nel lavoro parlamentare. Formalmente, il governo può anche ottenere il voto di fiducia, ma sostanzialmente la fiducia necessaria per governare non la ha. Il problema era già stato posto, anche autorevolmente dallo stesso Capo dello Stato ma senza ottenere risposte adeguate. Roberto Formigoni ha dato diverso tempo fa un ultimatum al governo dicendo che o si decideva a prendere serie misure per affrontare la crisi, o avrebbe dovuto dare le dimissioni. Il tempo è passato e non è successo nulla. Stare in aula per ascoltare ancora una volta non una seria analisi della crisi della maggioranza e della paralisi del Parlamento ma dichiarazioni rassicuranti in cui evidentemente non crede neppure chi le fa, avrebbe avuto il sapore di una beffa.  

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