Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Il fossato di Prodi

di Rocco Buttiglione [31 agosto 2011]

I proponenti il nuovo referendum elettorale e Romano Prodi che li appoggia non hanno nulla imparato dalla dolorosa vicenda politica degli ultimi quindici anni e, proprio per questo, se avessero successo condannerebbero il Paese ad altri 15 anni di declino. Allora, al tempo del primo "mattarellum", il Paese aveva ancora molto grasso da perdere, molte riserve a cui attingere, e questo ci ha permesso di avere 15 anni di lento declino. Se ci si ostina per il cammino sbagliato questa volta dopo il declino verrà il crollo e nessuno può prevedere in che forma esso si presenterà. Per questo noi vogliamo e dobbiamo separare con assoluta nettezza le nostre responsabilità da quelle di Prodi e dei suoi seguaci. Se il PD dovesse scegliere di appoggiare il referendum non ci sarebbe più nessuna possibilità di alleanza politica fra noi e loro. Sono sicuro di quello che dico per ciò che riguarda l'UDC ma credo di poter parlare a nome di tutto il Terzo Polo. Romano Prodi, che è persona sicuramente intelligente e di cultura non volgare, dovrebbe avere imparato dalla sua dolorosa personale esperienza la impossibilità di governare con quel sistema. Per due volte Prodi è andato al governo del paese. La prima volta è stato con il sistema elettorale che adesso si vuole reintrodurre. Ha dovuto corteggiare la sinistra estrema, spiazzare le componenti moderate del sindacato e anche dei DS per condurre un dialogo diretto con la sinistra "antagonista" ed alla fine anche quello non è bastato.

Ha dovuto dimettersi per la impuntatura ideologica di quella sinistra che aveva cercato in tutti i modi di coinvolgere nella azione di governo. La seconda volta il governo Prodi fallisce perché Prodi fin dall' inizio rifiuta di fare una grande coalizione anche se tutti gli osservatori neutrali gli dicono che non ha una maggioranza sufficiente a governare e che le riforme da fare richiedono una forte convergenza al centro. Dietro il referendum di Prodi stanno tre miti ormai logori. Il primo è che il sistema elettorale condizioni in modo meccanico il sistema politico. I referendari pensano: datemi un sistema elettorale britannico ed io vi darò una democrazia funzionante come quella britannica. Non è vero. I sistemi elettorali possono facilitare processi evolutivi del sistema politico ma non li realizzano automaticamente. Non si può spazzare via con una riforma elettorale visioni politiche, sistemi di pensiero, storie e passioni che hanno animato la vita di un paese. Il secondo mito è che l'Italia sia ormai un Paese maturo che può tranquillamente dividersi fra destra e sinistra senza che lo scontro politico degeneri in guerra civile. Noi abbiamo visto invece che esiste un potenziale di faziosità e di odio che ci ha portati se non alla guerra civile certo alla paralisi istituzionale e politica, alla crisi del sentimento di appartenenza alla medesima comunità, all'allontanamento di masse crescenti dalla politica e non solo dalla politica di partito ma anche dalla cura per un bene comune. Non si rende conto Romano Prodi del fatto che il presidente Napolitano è rimasto quasi l'unico punto di riferimento unitario in un Paese che si disgrega proprio per effetto di questo bipolarismo?

Il terzo mito è quello che tutta l'Europa si governi con sistemi elettorali bipolari. Questo non è vero e che in tanti ci abbiano creduto è un sintomo avvilente della incultura della nostra classe politica. La grande maggioranza dei paesi della Unione Europea ha sistemi elettorali proporzionali con opportune correzioni a difesa dalla stabilità dei governi. Anche in Gran Bretagna oggi abbiamo  un governo di coalizione, e questo mostra quanto la .logica concreta della politica sia più forte della geometria astratta degli inventori di sistemi elettorali. Al di là dei tre miti invecchiati c'è poi la questione politica sostanziale. Il nostro problema non è spaccare il Paese ma tenerlo unito. Abbiamo bisogno di un sistema elettorale che faciliti le aggregazioni ma non pretenda di imporle, che rispetti le ragioni della rappresentanza (la politica democratica è rappresentanza ancor prima di essere decisione) vincolandola alla responsabilità nella azione di governo, che favorisca le convergenze ed il dialogo al centro invece di vedere in questo un innominabile peccato.

Il sistema tedesco ha garantito tutto questo per molti anni alla Germania. Ha garantito governi stabili ed alternanze di governo. Quando è stato necessario ha consentito anche la formazione di grandi coalizioni per affrontare problemi di straordinaria emergenza che una coalizione " ordinaria" non avrebbe potuto risolvere. Il sistema tedesco è da sempre l'opzione dell' UDC. Sarebbe stato facile per noi cavalcare il referendum Passigli, le cui ragioni interamente condividiamo. Ci siamo astenuti dal farlo per senso di responsabilità verso il PD che si sarebbe trovato con militanti a favore di un referendum ed anche a favore di quello opposto. Lo abbiamo fatto perché abbiamo considerato il PD come una forza essenziale per il progetto di cambiamento di cui il paese ha bisogno. Sarebbe impossibile per noi e per molti non vedere in una scelta del PD a favore di questo referendum il tradimento della nuova prospettiva politica aperta da Bersani ed un ritorno all'Ulivo. Questo forse scalderà il cuore di qualche nostalgico di mezza età ma non promette nulla di buono per lo sforzo di salvare il paese e la democrazia italiana dalle minacce che incombono sul nostro futuro.  

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