Silvio ossessionato, Umberto annebbiato, Giulio azzoppato
di Giancristiano Desiderio
[29 luglio 2011]
Scusate, al Paese chi pensa? Il premier si rallegra delle
sfortune di Tremonti e sostiene che il "divo Giulio" va difeso dai
pm ma isolato politicamente. Il ministro Bossi risponde alla
lettera del capo dello Stato sulla incostituzionalità dei ministeri
di Monza dicendo: «Non si preoccupi: i ministeri lì sono e lì
restano». Il neoministro Nitto Palma, non fa in tempo ad arrivare
che già se ne dovrebbe andare giacché per venerdì è previsto
nientemeno che il voto di fiducia sulla legge allunga-processi.
Dulcis in fundo, le parti sociali chiedono al governo di cambiare
linea e di pensare insieme ad un "patto per la crescita" ma il
governo pensa più alla sua sopravvivenza che alla vita del Paese. E
quindi: scusate, al Paese chi pensa? Cominciamo da Tremonti. iSi ha
la netta impressione che non abbia detto tutto quanto possa dire
sul pasticcio della casa di via Campo di Marzio che condivideva con
il suo ex collaboratore Marco Milanese. Le indiscrezioni si
aggiungono alle indiscrezioni, alle carte si sovrappongono altre
carte e alle querele di parte si sommano altre querele. Sta di
fatto che ancora una volta un ministro sembra uscito dalla film
Totò cerca casa. Questa volta, però, non si tratta di
Claudio Sciaboletta Scajola, bensì del ministro più ministro che ci
sia: quel Tremonti lì che se ci va di mezzo lui ci va di mezzo
tutto il governo e quindi ci va di mezzo il Paese intero. Ci siamo
spiegati? Credo proprio di sì. Ma non per il premier e i suoi più
fidi amici che quasi brindano per le disgrazie e le "cazzate" (si
sarebbe espresso proprio così lo stesso Tremonti) del
Superministro. Il Cavaliere non ha mandato mai giù con facilità
l'attivismo del suo ministro dell'Economia e la sua recente frase -
"crede che tutti siano cretini"- sta a testimoniare della
difficoltà politica e istituzionale che non solo il presidente del
Consiglio, ma tutto il governo Berlusconi ha sempre avuto con il
responsabile di via XX settembre. E se oggi il governo esulta
perché il proprio ministro è «scivolato su una buccia di
banana»(come ha detto Bossi), vuol dire che non si rende conto che
delle "cazzate" di Tremonti l'interno governo è
corresponsabile.
Monza capitale d'Italia? Bossi ha perso la testa dietro
a questa cavolata del ministeri al Nord. L'idea è nata da Roberto
Calderoli - già questo avrebbe dovuto far riflettere un po' di più
- ma è stato proprio il Senatùr a caldeggiarla per spostare nella
città della corona ferrea tre sedi distaccate per Economia, Riforme
e Semplificazione. Così, tanto per semplificare, stanno complicando
tutto: solo questo governo nel pieno del dibattito e della polemica
sui "costi della politica"poteva immaginare di creare dei
"ministeri al Nord". In altri tempi Bossi avrebbe urlato contro
"Roma ladrona", ma ora che è al governo da un bel po' di anni non
ha trovato di meglio da fare che spostare pezzi di "Roma ladrona"
al Nord.
Ad personam. Bossi ha cercato in queste ultime
settimane di porre una differenza tra il Pdl e la Lega. Nei giorni
della votazione parlamentare su Alfonso Papa si è anche discusso di
un gioco delle parti tra lui e Maroni per dare un colpo alla Lega
di lotta e un colpo alla Lega di governo. Ora, però, ecco giungere
a destinazione la nuova esigenza legislativa del capo del governo.
Sul neo-ministro della Giustizia grava l'ombra
dell'allunga-processi e la Lega è lì, gioco delle parti o no, ad
allungare anche la vita politica del premier. Papi non è
Papa, si direbbe con una battuta, ma è solo una battuta. Resta la
sostanza politica del tema: la Lega rivendica una sua diversità
politica ma al momento opportuno anche la Lega è lì a votare la
fiducia sulla legge ad personam che serve al premier.
Tagli e crescita. I problemi del governo sono in ordine
di apparizione: Berlusconi, Pdl, Lega, Responsabili, Tremonti e
dopo, ma molto dopo, il Paese.Vorrà pur dire qualcosa se nel pieno
della bufera economico-finanziaria è stato il presidente Napolitano
a sobbarcarsi il peso di un'iniziativa che rivolgendosi alla
responsabilità nazionale ha visto la risposta dell'opposizione e
l'approvazione in tempi inediti della manovra di Bilancio. Ma al di
là di quella responsabilità è un gioco vano trovare una
responsabilità di governo per mettere in campo una strategia
nazionale che - particolare fondamentale - le stesse forze
produttive del Paese chiedono a gran voce. Se ci fosse un governo
responsabile avremmo anche una politica unita intorno al ministro
dell'Economia che, al di là delle "cazzate milanesi", è al momento
il centro nevralgico della credibilità dell'Italia. Invece? Il
primo avversario da cui il ministro Tremonti si deve guardare è il
presidente del Consiglio. Questa è la logica assurdità del governo
Berlusconi... Questa è l'Italia di Berlusconi: «Nave senza
nocchiero in gran tempesta».
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