Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Emma e Luca: ma senza ripetere il “modello Silvio”

di Giancristiano Desiderio [27 maggio 2011]

Le cose economiche sono importanti, ma quelle civili lo sono ancor di più. E ieri Emma Marcegaglia ha tenuto all'assemblea annuale degli imprenditori un discorso dal valore prima di tutto civile. Non lo diciamo per sminuire l'analisi economica e le proposte che ha avanzato ma, al contrario, per meglio valorizzarle. Perché, in fondo, sul che cosa, sul come e sul perché dei fatti dell'economia italiana si sa quasi tutto, mentre sulla necessità di rinfrescare e ricambiare la classe politica non si dice mai nulla. La presidente di Confindustria ha toccato proprio questo tasto quando, citando Max Weber, ha detto che «in un momento così noi saremo pronti a batterci per l'Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio». Avanti, c'è posto e tanto da lavorare. Tuttavia, qualche precisazione va fatta. Perché dal passato che ci circonda dobbiamo pur imparare a non ripetere gli errori. E il primo degli errori da non fare è quello dell'"uomo solo al comando". Questa avventura è bellissima per il ciclismo e per le fughe epiche di Fausto Coppi, ma in politica l'avventura si è rivelata un'illusione. La classe imprenditoriale che decide di impegnarsi in politica non deve essere mossa dall'idea di sostituire la politica con l'impresa. Il progetto tecnocratico in senso lato paga il suo prezzo ai tempi che viviamo in cui l'azione politica è erosa dalla potenza della tecnica e della finanza. Eppure, è un'illusione che non tarda a mostrarsi per quello che è: un pericolo da cui guardarsi. Al contrario, la classe imprenditoriale deve intrecciare le proprie esperienze con la politica per darle sostanza, contenuto, forza, vigore civile. Bisogna integrare, non sostituire. Abbiamo perduto dieci anni, ha detto con forza Emma Marcegaglia. In realtà, la ricerca del tempo perduto rischia di essere più lunga. Sono, infatti, praticamente venti gli anni che abbiamo buttato al vento inseguendo l'idea che da qualche parte ci siano un uomo e un sistema istituzionale capaci di essere la soluzione di tutti i problemi italiani: di quelli antichi, che provengono dalla "repubblica dei partiti", e di quelli nuovi, che ci vengono incontro da quando è finito il Novecento. Ogni volta che è stata trovata la soluzione - il leader, il bipolarismo, il federalismo - la realtà si è prontamente incaricata di ingarbugliare le cose per mostrarci che le cose sono sempre più complesse delle astrazioni che si inventano per imbrigliarla. E la prima cosa che oggi dobbiamo dimostrare di aver appreso è che le soluzioni ai nostri problemi sono un po' come quella verità di cui parlava sir Karl: nessuno ce l'ha bella e fatta in tasca perché non è il frutto di una testa ma di più teste e ognuno portando la sua idea e il suo interesse contribuisce a disegnarla per tutti. «C'è un mito da sfatare », ha detto la Marcegaglia con passione e ragione, «quello secondo cui in fondo l'Italia vada bene e quindi gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi». Ecco, questa è la seconda lezione da ricavare: la libera critica è una ricchezza per il governo che la riceve e in generale per il Paese. Un governo serio ascolta le critiche che gli vengono rivolte perché prima di tutto sa che egli stesso è nato dal libero esercizio della critica.Troppo spesso e con troppo compiacimento il bipolarismo berlusconiano è passato dalla critica agli insulti all'odio politico. Quest'ultima campagna elettorale ne è stata l'ultima incarnazione. Speriamo che sia stata davvero l'ultima.  

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