Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Ora costruiamo una vera alternativa

di Rocco Buttiglione [18 maggio 2011]

Berlusconi ha politicizzato queste elezioni, in modo particolare quella di Milano, invocando una specie di giudizio di Dio. Il giudizio è arrivato, e non è stato quello che Berlusconi aspettava. Certo, si trattava di elezioni amministrative, ma il Capo del Governo le ha trasformate in un referendum sulla sua persona. Ha detto, durante la campagna elettorale, che il Capo dello Stato ha troppi poteri ed il Capo del Governo troppo pochi. La stessa cosa ha detto della Corte Costituzionale e della Magistratura in genere. Ha dato l'impressione di chiedere tutti i poteri per se stesso. Gli italiani questa richiesta la hanno bocciata in modo inequivocabile. Questa richiesta, emersa con chiarezza nel corso di questa campagna elettorale, è la vera causa della crisi del primo centrodestra e della "svolta del predellino". Berlusconi lo ha detto con chiarezza: «Ho cacciato l'UDC e poi anche Fini perché "non mi lasciavano fare quello che volevo ». E quello che voleva era appunto prendere per sé un potere illimitato, esattamente la pretesa bocciata adesso dagli elettori. A Milano va male anche la raccolta delle preferenze personali; scendono a poco più della metà delle 53000 guadagnate la volta scorsa. È la sua città che gli volta le spalle. Berlusconi è stato sconfitto.Va tutto bene, dunque? No, tutt'altro. L'estremismo di Berlusconi ha fatto passare davanti agli occhi dei milanesi Pisapia per un moderato. In realtà non lo è. Personalmente Pisapia è professore di diritto di buona qualità, un grande avvocato, un garantista che non ha esitato più volte a dissociarsi dal giustizialismo della sua parte politica. Suo padre è stata anche lui un grande avvocato e si tratta di un esponente della buona borghesia milanese. Politicamente però Pisapia è l'espressione della sinistra estrema che afferma la propria egemonia sulla sinistra moderata. Ancora peggio vanno le cose a Napoli dove De Magistris va al ballottaggio contro Lettieri. Qui è direttamente l'ala giustizialista della opposizione, il partito di Di Pietro, a guidare la coalizione di sinistra. Il Partito Democratico, nonostante il suo risultato complessivamente positivo, è adesso più condizionato dalle estreme. Il Terzo Polo è diventato l'ago della bilancia. Molto, se non tutto, dipende dalle nostre scelte. La nostra prospettiva politica è troppo recente o troppo poco calata sul territorio per attirare tutti consensi che i sondaggi ci attribuiscono. Questa volta abbiamo fatto solo la somma dei voti dei partiti ma anche così la nostra prospettiva strategica esce confermata e rafforzata: siamo decisivi. Dobbiamo adesso esercitare questa forza con grande senso di responsabilità, sapendo che questioni locali (assicurare il buon governo delle comunità) e questioni nazionali si intrecciano fra di loro in modo strettissimo. Dobbiamo decidere insieme con i candidati sindaci che abbiamo sostenuto e insieme con tutto il Terzo Polo. Senza nessuna pretesa di anticipare la risposta finale, che verrà data dalle istanze competenti e nei tempi opportuni, mi permetto però di fare alcune considerazioni generali. Berlusconi (con l'aiuto della Lega) ha lanciato una campagna per distruggerci, noi d'altro canto abbiamo lottato e lottiamo per contestargli la guida dell'area moderata. Non possiamo essere noi a salvarlo nel momento in cui gli elettori decretano la fine del suo ciclo politico. L'alternativa a Berlusconi che si delinea non ci piace. È guidata dalla sinistra estrema. Come facciamo a garantirla davanti agli elettori? E se aprissimo il cammino, in questo modo, ad una resurrezione della sinistra parolaia ed irresponsabile che ci è antagonista sul terreno dei valori fondamentali? Sarebbe più facile decidere se la sfida tornasse sul terreno del governo delle comunità, e se su questo si potessero registrare significative convergenze, ma non sembrano esserci molte probabilità che questo avvenga. Giustamente la Signora Moratti ha detto che sarebbe auspicabile che si ricostituisse l'unità dei moderati in Italia. Noi abbiamo però l'obbligo di aggiungere che a rompere quella unità è stato Berlusconi ed essa non si può ricostituire sotto la guida di chi la ha rotta. Forse sarebbe sufficiente, in via di prima approssimazione, che il governo rinunciasse al delirio di onnipotenza ed agli atteggiamenti di sfida contro tutto e contro tutti che hanno caratterizzato l'ultima fase della sua azione. Se, infine, come è possibile, non dovesse verificarsi nessuna di queste eventualità è sempre possibile rifiutarsi di dare indicazioni di voto. Non siamo obbligati a consegnare il governo delle comunità in mani che ci sembrano incapaci di esercitarlo.  

Torna su ^







prima

 

 

 


L'edizione integrale
in formato Pdf

 

Clicca qui per consultare l'archivio

iPad

 

Banner fondazione

fb
Segui Liberal su Facebook

In Libreria

Colletti

In Edicola

  Risk23
maggio-giugno 2012
QUADERNI DI GEOSTRATEGIA
numero 23 anno XIII

liberal

il terzo polo

bramante