Ci vuole più Europa, non meno Europa
di Vincenzo Faccioli Pintozzi
[12 aprile 2011]
Le frasi con cui il ministro degli Interni italiano ha accolto
ieri la bocciatura europea al piano sui profughi nordafricani non
sono soltanto maleducate: sono irresponsabili. Auspicando la
fuoriuscita dell'Italia da quell'Unione Europea che ci conta fra i
propri Stati fondatori, infatti, il ministro Maroni ha perso di
vista gli interessi nazionali. O forse non li ha mai focalizzati
per bene. Procediamo con ordine. Il primo punto da sottolineare è
che l'Europa (ed è vero) è ancora allo stato embrionale: per
questo, non ha ancora piena capacità d'azione o linee guida che
vadano oltre le carte. Ma questo è un problema strutturale e
temporale, non certo contenutistico: il patto fra gli attuali 27
Stati membri, infatti, può e deve essere perfezionato. Ma per
riuscirci serve tempo. Attualmente, dunque, in un'Unione imperfetta
gli equilibri di potere non sono ancora ben bilanciati: per essere
ascoltati a Bruxelles servono due fattori concomitanti,
l'autorevolezza interna e i conti pubblici in buono stato.
L'Italia, come altre nazioni, non ha questi due requisiti e per
questo paga il pegno di essere considerata "di serie B". E se sulla
questione dei bilanci dello Stato c'è molto da dire, è vero che
paghiamo anche un governo che in Europa non trova di meglio se non
fare battute.Tutto questo comporta un calo di prestigio che non
dovevamo permettere. Detto questo, chi parla di uscire dall'Ue ha
gravi problemi mentali. Non soltanto gli italiani: anche
portoghesi, greci o irlandesi (tanto per citare i membri della
lista "Pigs" che tanto fanno tribolare Trichet e la Banca europea)
che pensassero di risolvere i propri guai scappando via dal
controllo centrale sarebbero non soltanto vigliacchi, ma folli.
Tornando alla questione italiana, va poi notato che l'Ue non ha in
alcun modo escluso il proprio intervento: lo ha semplicemente
posticipato a quando la situazione sarà più grave di quella
attuale. Un comportamento sensato che parte da un assunto semplice:
se si fa parte di un qualcosa, si deve anche avere le spalle capaci
di reggere la propria parte di lavoro. Non si può sempre e solo
delegare a qualcun altro. Questo non esclude il problema, che è di
altra natura rispetto a quella per cui Maroni ha ieri pestato i
piedi come un bambino: Bruxelles deve prendere coscienza del fatto
che l'Unione ha dei confini, e che nella fattispecie quello
meridionale è il Mediterraneo. Al di là del mare ci sono situazioni
in divenire che richiederanno l'intervento europeo, e al di qua ci
sono problematiche che ci coinvolgono tutti. Quando viene chiesto a
una nazione di crescere, questa non può mettersi a piangere: deve
affrontare il processo e prendersi le proprie responsabilità.
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QUADERNI DI GEOSTRATEGIA
numero 23 anno XIII


