Ha pesato Milano non Fukushima
di Francesco D'Onofrio
[21 aprile 2011]
La complessa e tormentata vicenda della centrale di Fukuyama
aveva prodotto in un primo tempo una vasta reazione di paura per
l'uso del nucleare a fini energetici e, in un secondo tempo, un più
vasto ripensamento complessivo sulla utilizzazione del nucleare per
una compiuta definizione di politica energetica in generale.
L'Italia viveva una stagione complessa proprio in riferimento al
nucleare perché - come è noto - fin dal referendum del 1987
(certamente avvenuto nel contesto della esplosione della centrale
di Chernobyl) si era in sostanza adottata una decisione
apparentemente conclusiva, ma di fatto "pilatesca" perché non si
smantellavano le preesistenti centrali nucleari, pur vietando
apparentemente in modo definitivo l'autorizzazione alla costruzione
di nuove centrali. Il lungo passare del tempo aveva finito con il
far riemergere un dibattito proprio sull'uso del nucleare per la
necessaria politica energetica italiana, nella convinzione che
l'effetto Chernobyl si fosse andato sostanzialmente illanguidendo.
L'emergere di una più generale tendenza alla cosiddetta green
economy da parte del neo Presidente Usa, Barack Obama, aveva
finito con il riattivare anche in Italia un dibattito sul nucleare
capace di mettere insieme la pur contestata sicurezza delle
centrali di prima e seconda generazione, e le modalità tuttora
incompiute per quel che concerne lo smaltimento dei rifiuti
nucleari medesimi. In questo contesto, il governo italiano
aveva ritenuto di proporre una sostanziale politica nuclearista
superando le obiezioni interne alla sua maggioranza parlamentare, e
collocandosi in sintonia con diverse posizioni nucleariste presenti
anche nelle opposizioni di governo e, quel che più conta, sostenute
da autorevoli studiosi dell'atomo. Il passaggio, pertanto, da una
prima reazione sostanzialmente di paura - conseguente al recente e
devastante terremoto giapponese - alla formale adozione di una
pausa di riflessione capace ora di giungere persino alla
riproposizione del tema della sicurezza delle centrali nucleari in
vista delle determinazioni non ancora assunte sulla ubicazione
territoriale delle medesime. Questa ubicazione era stata fortemente
contestata sino ad oggi da presidenti di Regioni di diverso
schieramento politico, anche grazie alle nuove competenze regionali
in materia di territorio e di ambiente. Non sorprende pertanto la
recentissima decisione del governo italiano che ha colto al balzo
l'occasione fornita proprio da un emendamento di una delle
opposizioni parlamentari ed è conseguentemente passato dalla fase
della pausa di riflessione alla affermazione della necessità
di ulteriori elementi scientifici acquisibili proprio sul tema
della sicurezza delle centrali nucleari. La razionalità
complessiva di questa decisione va peraltro collocata
all'interno di due questioni: l'una concernente il preannunciato
referendum popolare tendente alla abrogazione in quanto tale della
stessa legge di delega al governo sul tema del nucleare; l'altra
relativa all'imminenza delle elezioni comunali di Milano. Proprio
in riferimento al risultato di queste elezioni, il presidente del
Consiglio, che è anche capolista comunale del Pdl, aveva infatti
affermato che il voto milanese ha un significato nazionale. Si è
venuto pertanto a creare una sorta di corto circuito tra il
referendum nucleare fissato al prossimo 12 giugno e il voto
comunale di Milano che per quel che concerne il primo turno è
previsto per i prossimi 15 e 16 maggio. La questione dell'energia
nucleare non si pone infatti in termini di schieramenti politici di
centrodestra o di centrosinistra perché - come è noto - il nucleare
costituisce oggetto di opinioni fortemente divergenti all'interno
di entrambi gli schieramenti. Il voto di Milano, invece, è anche in
questo caso visto alla luce della elezione diretta del sindaco, che
rende particolarmente significativo il compito di soggetti politici
che non fanno capo all'uno o all'altro schieramento, proprio come è
avvenuto nel caso del passaggio dalla riflessione conseguente a
Fukuyama alla decisione di fare della sicurezza delle centrali
nucleari una questione non soltanto nazionale. L'intreccio
ulteriore tra nucleare e giustizia, come risulta dal fatto che
il referendum fissato al prossimo 12 giugno concerne anche quesiti
referendari concernenti l'acqua e il legittimo impedimento, finisce
pertanto con il saldare in termini politici il voto milanese con la
decisione assunta dal governo italiano in riferimento alla
costruzione di nuove centrali nucleari. Si tratta pertanto di un
intreccio non conseguente ad una scelta di astratta razionalità
scientifica, né ad un effettopaura conseguente a Fukuyama, ma di un
fatto di evidente rilievo politico ed energetico allo stesso tempo.
Cultura scientifica ed intelligenza politica sono pertanto
necessarie contestualmente: la prima - in tempi anche più lunghi -
dovrà essere posta alla base di una scelta definitiva sul nucleare
nel contesto di una necessaria politica energetica nazionale non
emotivamente motivata; la seconda - in tempi più brevi - dovrà
essere dispiegata a Milano non meno che altrove, sapendo proprio
che il voto di Milano sarà considerato in quanto tale di valore
nazionale.
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