Ormai di stabile c'è solo lo scrontro
di Franco Insardà
[12 febbraio 2011]
Soltanto il fatto che Silvio Berlusconi guardi alle urne con
terrore dovrebbe far riflettere… Se c'è qualcosa che unisce
maggioranza e opposizione, imprese, forze sociali o semplici
cittadini, è la richiesta di stabilità e governabilità. Che è a
questo punto, con il Cavaliere che dice di aver fatto mettere in
libertà Ruby per evitare un incidente diplomatico, soltanto le
elezioni possono garantire. Le tensioni sul debito e mezza
industria che resta al palo e non riesce ad agganciare la ripresa
impongono scelte drastiche. Serve una maggioranza chiara e non
ricattabile che abbia la forza di governare. E chi dice che il
ricorso alle urne sarebbe un azzardo, nasconde che il vero salto
nel buio è invece restare in questo limbo, in attesa che la
speculazione ci metta in ginocchio come accaduto in Grecia e in
Irlanda. Che a questo punto, responsabilmente, deve essere evitato.
Per mesi è stato offerta a questa maggioranza rabberciata,
tenuta in piedi grazie alla compravendita parlamentare, una strada
per uscire dall'impasse politico e istituzionale. Sarebbe bastato
che il premier facesse un passo indietro e la nascita di un governo
di responsabilità avrebbe frenato la crisi di sistema nella quale
stiamo sprofondando. Sarebbe stato sufficiente che la maggioranza,
superando dei comprensibili disagi, avesse chiesto al suo leader un
gesto di "generosità" per il bene del Paese. E che la Lega si fosse
resa conto che il maggior ostacolo al federalismo è dato proprio da
questa stabilizzazione dello scontro che blocca e travolge
qualsiasi riforma. Così non è stato e la disponibilità a
contribuire alla formazione di un governo di responsabilità
nazionale è stata fatta passare come un tentativo per aggirare la
volontà elettore. Perché accusando attraverso le sue televisioni e
i suoi giornali le opposizioni di puntare soltanto alle poltrone,
la maggioranza si è creata un altro alibi per arroccarsi contro il
cambiamento e continuare a vivacchiare. Tutto questo senza aver in
nessuna considerazione il bene comune, la stabilità e la
governabilità. In quest'ultimo periodo si è passati dalla
ricerca della stabilità alla stabilizzazione dello scontro politico
e istituzionale che giorno dopo giorno coinvolge tutti i cittadini
che da elettori vengono trasformati in ultras, pronti a scendere in
piazza per manifestare contro o a favore di Berlusconi. In un
referendum continuo, con sondaggi che si rincorrono e che vengono
interpretati come fa più comodo per dimostrare le tesi più
divergenti. A questo punto è arrivato il momento di prendere atto
della situazione e del crescente scontro politico, uscire dagli
equivoci e, con lo stesso senso di responsabilità con il quale si
invitava il presidente del Consiglio e la sua maggioranza a varare
un governo di responsabilità, chiedere agli elettori di decidere
sul futuro del nostro Paese. Il tanto evocato "popolo sovrano"potrà
finalmente decidere a chi affidare il suo futuro e quello dei
propri figli. Ponendo fine all'infinito referendum e allo scontro
ad oltranza che produce soltanto danni tra berlusconiani e
antiberlusconiani. L'Italia ha bisogno, invece, di un governo
responsabile che la renda competitiva e la faccia sperare nel
futuro.
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QUADERNI DI GEOSTRATEGIA
numero 23 anno XIII


