Cronache di liberal

Nessuno può garantire  

il successo in guerra,

si può solo meritarlo

Winston Churchill



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 





 

 



 

 



 

 



 

 



 

 

 

 





 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 

 



 

 



 

 



 

 



 



 



 



 

 





















 

 

Il silenzio degli innocenti

di Liberal [19 gennaio 2011]

La difesa che del presidente del Consiglio fa la maggioranza era prevedibile, forse scontata ma senz'altro non condivisibile e neanche del tutto comprensibile. Infatti, rispetto ai casi precedenti - Noemi Letizia, Patrizia D'Addario e la stessa Karima El Mahgroug, meglio nota come "Ruby" - c'è ora da parte di Silvio Berlusconi un perseverare nell'errore che va ben oltre non la morale e la decenza ma il più realistico calcolo delle opportunità. La cartina di tornasole di quanto sta avvenendo sotto gli occhi degli italiani è lo stesso capo del governo: per la prima volta le parole di difesa del premier pronunciate in video con lo strumento collaudato della videocassetta sono risultate non solo non credibili ma anche smentite e confutate dai fatti riportate per filo e per segno dalla stampa. Qui non riteniamo opportuno soffermarci ancora una volta su questi fatti e su queste cronache perché, invece, crediamo che sia doveroso sottolineare l'aspetto civile e politico più importante per tutti: la paralisi del funzionamento delle istituzioni repubblicane. Chi se non la maggioranza e gli uomini più vicini al presidente del Consiglio dovrebbero intervenire e organizzare un "gruppo di responsabili" o una "opposizione repubblicana" per porre al capo del governo ciò che ormai solo lui non vede o solo lui crede che tutti non vedano? La maggioranza, invece, venendo meno ai suoi doveri verso se stessa e verso il Paese, lo asseconda. Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, ma anche Beppe Pisanu… si devono porre il problema - e crediamo che nelle loro coscienze e in camera caritatis già se lo siano posto - di dare corpo a un'iniziativa che induca Berlusconi a considerare che così non si può e non si deve più andare avanti. Ogni atteggiamento moralistico è fuori luogo. Qui abbiamo a che fare "solo" con la vita delle istituzioni. L'opposizione è impotente per il semplice motivo che è opposizione, cioè minoranza. Ma la maggioranza non può continuare a ritenere che il suo unico scopo sia quello di proteggere il presidente del Consiglio dalla verità che tutto il Paese ormai conosce. La battaglia che difende la vita privata delle persone - anche quella del capo del governo - è sacrosanta: ciò che accade nelle stanze di casa mia è affare mio e basta. Ma questa battaglia civile e liberale ormai non riguarda più Berlusconi che è stato il primo, purtroppo, a far scontrare pubblico e privato, piacere e istituzioni. La maggioranza ha dei doveri istituzionali che vengono prima dei calcoli politici e della difesa del governo. Ma, forse, siamo arrivati a un punto in cui le due cose - calcolo e dovere - iniziano a coincidere. Gli uomini del presidente, però, sono silenziosi. Il loro silenzio non è il contrassegno della loro innocenza. C'è bisogno di un moto di orgoglio. Qualcuno dovrà pur avere il coraggio di dire no a Silvio Berlusconi. In fondo, se si è giunti a questo punto è proprio perché gli uomini che lo consigliano lo hanno fino ad oggi mal consigliato e all'esercizio della libertà di pensiero e azione hanno preferito continuare con l'idea della persecuzione politico- giudiziaria.  

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