Il Cavaliere senza cavallo
[09 settembre 2010]
Tenta di uscire dall'angolo. Di sfuggire al destino obbligato
delle urne. «In questo momento serve stabiltà, non le elezioni»,
proclama il premier davanti all'ufficio di presidenza del Pdl.
«Abbiamo un'immagine positiva all'estero e dobbiamo continuare a
lavorare con serenità e governare ».Tutto il contrario di quanto
affermato da Bossi poche ore prima. Pur di interrompere la
legislatura il capo del Carroccio dice di essere disposto persino a
non votare un'eventuale mozione di sfiducia: «È possibile». E
invece Berlusconi divide la sua strategia da quella del Senatùr. Ci
prova almeno. Anche se ancora non riesce a dare l'impressione di
essersi effettivamente affrancato dalla parossistica indecisione
degli ultimi tempi. Resta sul tavolo infatti la questione di Fini:
per ora si provvederà a spogliare di ogni incarico di partito i
parlamentari che hanno aderito a Futuro e libertà. Discorso che non
vale per gli incarichi di governo.
Resta dunque la sensazione che il Cavaliere sia finito
in un cul de sac. Ora tenta faticosamente di uscirne.
Forse ce l'ha spinto Bossi, forse ci si è messo da solo (per non
saper controllare i suoi eccessi di collera). Alla riunione di
Palazzo Grazioli viene fuori anche che tra il 27 e il 30 settembre
in Parlamento ci sarà la resa dei conti. Salvo che Fini in persona,
domenica scorsa a Mirabello, ha già detto chiaro e tondo che i suoi
diranno sì a quei cinque punti. Insomma: tra il 27 e il 30
settembre Berlusconi andrà alla Camera a incassare una fiducia che
dovrebbe rimettere in moto l'attività di governo.
Dovrebbe. Perché poi dall'altro versante, sempre ieri,
si son dette cose diverse: «La via maestra resta quella delle
elezioni».Parola di Umberto Bossi.Alla Camera il nostro ha spiegato
che per andare al voto «le possibilità sono due. O ci sono le
dimissioni di Berlusconi o c'è un voto contrario sui 5 punti».Vuoi
vedere che la Lega sta meditando di non votare la fiducia di fine
settembre? «Ci sono anche queste possibilità... », bofonchia il
Bossi. E, signor ministro, nel malaugurato caso,la Lega come
spiegherebbe la sfiducia a se stessa ai cittadini? «I nostri
elettori sono padani e vogliono la Padania libera e se quelli là
fanno un governo tecnico contro il Paese, portiamo 10 milioni di
persone a Roma».
Morale: Berlusconi pensa che sarebbe meglio governare.
Bossi invece pensa che sarebbe meglio votare. In un improvviso
sussulto di moderazione il presidente del Consiglio aggiunge che
«non ci saranno leggi ad personam». Il presidente Napolitano
accogile con sollievo la svolta. Fa notare che nessuno gli ha
chiesto incontri. Cosa dovrebbe fare Berlusconi per uscire dal
cul de sac e tornare a occuparsi del Paese? Lo abbiamo
chiesto a tre osservatori attenti: Luca Ricolfi, Massimo Cacciari e
Piero Ostellino.
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