L’Italia ancora zitta
di Vincenzo Faccioli Pintozzi
[31 agosto 2010]
Mentre il governo italiano onora il leader libico Gheddafi, e
definisce "folklore" la sua chiamata alla conversione all'islam del
continente europeo, il mondo si mobilita per salvare una vittima
dell'estremismo musulmano. Con la colpevole eccezione dell'Italia
(fatte salve alcune sparute voci, quasi ignorate dal mondo
dell'informazione nostrano), alla mobilitazione per salvare Sakineh
Mohammadi Ashtiani dalla lapidazione si sono unite voci importanti
e voci qualunque. Cinquantamila firme raccolte in Francia in tre
giorni e lettere aperte alla condannata per non farle sentire la
mancanza dell'Occidente in un momento di "giustizia"medievale. La
vicenda in questione è nota, ma vale comunque la pena di
rinfrescare la memoria sui fatti: Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43
anni e madre di due figli, è stata ritenuta colpevole nel maggio
2006 di aver avuto una "relazione illecita" con due uomini ed è per
questo stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla
sentenza. È stata frustata in presenza di uno dei suoi due figli.
Durante il processo, svoltosi dopo la flagellazione, la donna ha
ritrattato una "confessione" rilasciata sotto minaccia durante il
primo interrogatorio e ha negato l'accusa di adulterio. Due dei
cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo
presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo
di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo
carico.
Tuttavia i restanti tre giudici, tra cui il presidente
del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della
"conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che
consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e
verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove
certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque
giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla
lapidazione, poi trasformata in impiccagione. Pur avendo cercato di
far calare il segreto sulla condanna, il regime iraniano non è
riuscito a tenere segreta la notizia.
E la Francia ha mobilitato politica e società civile
per risvegliare le coscienze europee: Valéry Giscard d'Estaing,
Ségolène Royal e Carla Bruni sono soltanto le ultime personalità
che hanno raccolto l'invito del filosofo Bernard-Henri Lévy a
scrivere alla condannata. Tra l'altro, la moglie del presidente
Sarkozy ha dovuto persino incassare gli insulti del regime, che
tramite un giornale governativo l'ha definita "una prostituta
immorale", incapace di dare giudizi su qualsivoglia argomento. Lo
stesso Lévy ha ampliato il suo raggio d'azione, e ha cercato di
scuotere il nostro Paese con un appello, pubblicato ieri sul
Corriere della Sera, in cui scrive: «È proprio questo il
momento di continuare a implorare la clemenza dei giudici iraniani;
di continuare a sollecitare la mobilitazione delle coscienze,
davanti a un comportamento che potrebbe non essere altro che un
atto intimidatorio, da parte delle autorità, allo scopo di incutere
terrore». Per poi proseguire in maniera esplicita, con una
condivisibile chiamata alle armi: «Se altri Paesi si uniranno senza
indugio alla Francia (perché no, da oggi stesso, anche l'Italia?),
se altre voci rilanceranno a loro volta il nostro appello (che cosa
aspettano gli intellettuali musulmani europei e del mondo arabo?),
se riusciremo a essere ogni giorno più numerosi a firmare l'appello
contro il fanatismo e per la concessione della grazia, solo allora,
ne sono convinto, avremo una vera possibilità di salvare Sakineh».
Posizione condivisibile, perché l'esperienza insegna che nel cam po
dei diritti umani la comunità internazionale può qualcosa solo se
agisce compatta. L'unica risposta italiana è venuta dal nostro
ministro degli Esteri, Franco Frattini. Che però ha scelto il
proprio profilo su Facebook - mezzo efficace ma ben poco
istituzionale - per dire: « La vita di Sakineh è appesa a un filo,
le opinioni pubbliche devono scendere in campo e noi con loro. Per
quanto non siano mancate, nei giorni scorsi, le note ufficiali di
apprensione e di condanna da parte della politica istituzionale ed
il richiamo all'Europa, questo gigante troppo stesso impotente
nella battaglia per i diritti, tutto questo non basta. Invito anche
le opinioni a scendere in campo, e noi con loro, impegnati a
ricucire lo strappo tra pensiero ed azione e a raccogliere
l'appello europeo ed internazionale contro questa parte della
violenza di genere che affonda nella barbarie le proprie radici ».
Finito di scrivere il proprio post, il titolare della Farnesina ha
poi raggiunto il premier Berlusconi: insieme, hanno omaggiato quel
campione dei diritti umani noto come Muhammar Gheddafi.
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