Cronache di liberal

Liberiamo la democrazia sequestrata dai populisti

di Giancristiano Desiderio [24 agosto 2010]

L'idea che circola è questa: si va al voto e si fa un governo che già viene definito di Bossi-Tremonti. Dove Bossi si prende i voti della ex Forza Italia in uscita e dove il nuovo "divo Giulio" si prende il posto di Berlusconi. Lo scrive Italo Bocchino sul sito di Generazione Italia, ma questo poi non conta tanto. Ciò che conta è che la cosa sta in piedi perché Bossi è il vero leader della maggioranza di governo, e perché Di Pietro detiene la leadership dell'opposizione antiberlusconiana. È un tipico scenario da democrazia sequestrata. Se non fossero su sponde opposte, Bossi e Di Pietro potrebbero tranquillamente far parte dello stesso partito: il Pds ovvero il partito dei sequestratori. Anzi, questo è effettivamente il loro partito. Il comune obiettivo che hanno è sequestrare e stringere la democrazia italiana nella camicia di Nesso del fasullo bipolarismo che entra sistematicamente in crisi e pretende uscire dalle crisi che produce ricorrendo continuamente al voto. Da questo circolo vizioso non si esce, se non facendo la cosa più semplice e vecchia del mondo politico: facendo funzionare la politica nelle istituzioni. Ma, guarda caso, è proprio questo che i leader del partito dei sequestratori non vogliono fare. In entrambi i capipopolo - in realtà capipartito - c'è questa ossessione del ricorso continuo al battesimo elettorale che, tagliando il momento decisivo della politica nelle istituzioni, è da tempo diventata la parodia della parodia della democrazia dell'alternanza. Bossi e Di Pietro hanno contribuito in maniera determinante a creare un mostro democratico in cui il continuo e fideistico e populistico ricorso alle urne neutralizza proprio quella che è la duplice funzione del voto: legittimità e governo. Così si è finiti per innestare nelle istituzioni non il principio di responsabilità, bensì il principio di irresponsabilità: proprio quando c'è bisogno delle istituzioni e della politica Bossi e Di Pietro ci raccontano la favola idiota del pericolo che viene dalla sepolta Prima repubblica che starebbe per mettere la mani sulla Seconda repubblica offendendo la sovranità popolare. E allora? Si faccia ancora ritorno dal popolo - in realtà, elettorati di riferimento - aspettando la prossima inevitabile crisi e il prossimo voto taumaturgico. E si circondano di piccoli Bossi e i piccoli Di Pietro che loro stessi creano con lo stile della loro antipolitica. La democrazia sequestrata in nome della sovranità popolare dovrebbe quanto meno produrre l'unica cosa che può produrre: la tecnocrazia. Ma l'unico tecnocrate italiano è Silvio Berlusconi, mentre Bossi e Di Pietro sono due "politici umanisti": la loro risorsa è unicamente il sequestro del concetto di sovranità ai fini della propaganda elettorale. Politici come Bossi e Di Pietro sono costantemente mobilitati: sono perennemente in campagna elettorale. Il presidente del Consiglio, che è il padre fondatore della Seconda repubblica e il maggior interprete del fasullo sistema bipolare, è letteralmente trascinato tanto da Bossi quanto da Di Pietro: che cosa può opporre il populista Berlusconi alla continua mobilitazione del leghista e dell'ex pm? La sua tecnocrazia è qui un'arma spuntata. L'unica cultura seria è quella delle virtù moderate: Berlusconi tante volte ha detto di rappresentare i moderati. Ma non c'è cultura moderata senza istituzioni nelle quali la sovranità possa decentemente abitare. Berlusconi seguendo il solco tracciato da Bossi e da Tremonti lavora alacremente per il de profundis del suo governo e della sua politica. Che questo avvenga con il ricorso alle urne da lui stesso più volte evocato, è solo un'astuzia della cronaca politica, che è sfuggita di mano al capo del governo.  

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