Cronache di liberal

Dalla Casa delle Libertà al duopolio con Umberto

di Giancristiano Desiderio [10 agosto 2010]

La fine di Berlusconi sta al Pdl come il trionfo di Berlusconi sta alla Cdl. La Casa aveva un suo riconosciuto padre, ma in essa convivevano più persone, ognuno aveva interessi e valori e tra questi Berlusconi mediava svolgendo il suo ruolo politico e affermando contemporaneamente la sua leadership e il carattere popolare e liberale della Cdl. Poi Berlusconi ha iniziato a cacciar via i suoi stessi figli dalla Casa trasformandola in una casamatta ossia un Partito in cui la solitudine del padre non potendo mediare tra diversi interessi e valori - pur esistenti nella società italiana - è diventata subalternità e il berlusconismo ha lasciato il campo definitivamente al bossismo o leghismo. Se nella Casa Berlusconi era un leader politico che aveva davanti a sé la prospettiva di istituzionalizzare la democrazia dell'alternanza, nel Partito Berlusconi interpreta lo strano ruolo di un Cesare agli ordini di Bruto ossia Bossi (non a caso l'unico politico di centrodestra che ha effettivamente tradito-accoltellato Berlusconi e fatto il ribaltone e il cosiddetto "governo   tecnico" o del presidente con tanto di cambio di maggioranza). Diciamola tutta: Berlusconi senza Casini e Fini è la controfigura plutocratica del secessionista Umberto Bossi. Formuliamo l'ipotesi più favorevole per il capo del governo: si ritorna a votare e il duopolio B&B vince. Come? Il calo di consensi del Pdl è compensato dalla crescita senza precedenti della Lega che diventa politicamente il vero partito di maggioranza relativa. A quel punto il duopolio è di fatto trasformato in monopolio e Silvio Berlusconi, che per vanagloria se non per senso politico vorrebbe rappresentare ogni singolo italiano, è l'interprete del valore nordista al cui interesse sarà piegata tutta la politica nazionale. Già oggi il governo è in realtà il gabinetto Berlusconi-Maroni con l'appalto dell'economia al para-leghista Tremonti. Con la vittoria elettorale il Pdl avrà realizzato hegelianamente la razionalità che il suo acronimo si porta in grembo: Partito della Lega. Sarà questo l'ultimo atto della politica plebiscitaria di Berlusconi che dopo aver divorato e eliminato i suoi alleati cattolici, nazionali e moderati non dovrà far altro che completare l'opera eliminando anche se stesso ossia uscire di scena senza consegnare il Paese ad un sistema democratico più adulto,maturo e responsabile ma al suo passato più antico con un corpo nazionale e sociale diviso in due e un corpo politico incapace di rappresentarne l'unità (che tutto possa realizzarsi nel marzo 2011 quando saranno 150 anni esatti dall'Unità d'Italia è solo un'astuzia dell'irragionevolezza alla quale gli italiani si vorranno, si spera e si crede, sottrarre). Resta la sostanza: nella Casa delle libertà si litigava, come in ogni casa, ma c'era politica e il suo leader aveva ancora una strategia di crescita democratica da offrire al Paese. Nel Partito della libertà Berlusconi, come un vero Re Solo, non avrà nessuno con cui litigare cioè misurarsi e con la corte e la servitù parlamentare non avrà nulla da proporre al Paese se non il suo asservimento tecnocratico. Ma anche i meno avveduti tra gli elettori del centrodestra non hanno mai lavorato.

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