Cronache di liberal

Il primo successo di Casini lungo la strada della "nazione"

di Giancristiano Desiderio [03 agosto 2010]

Michele Vietti è il nuovo vicepresidente del Csm e la sua elezione è qualcosa di più di una normale nomina istituzionale. Con la sua scelta Casini coglie un buon risultato che non è tanto una vittoria personale quanto l'affermazione nelle istituzioni della logica del "partito della nazione". L'ex sottosegretario alla Giustizia è persona preparata che da tempo "studia" per ricoprire incarichi importanti nell'ordinamento dell'amministrazione giudiziaria. Tuttavia, la sua scelta come membro laico e vicepresidente del Csm va al di là della sua stessa persona. Per dirla tutta senza infingimenti, se il maggior partito di governo o il maggior partito di minoranza avessero avuto una personalità politica da "investire" di comune accordo della carica ora ricoperta da Vietti lo avrebbero fatto, ma proprio qui è il punto: il bipolarismo non produce più classe dirigente e i maggiori partiti non legittimano nuove personalità ma si delegittimano scambievolmente.

La scelta di Vietti colma un vuoto politico e permette alle istituzioni di funzionare. Non a caso il successore di Nicola Mancino subito dopo l'elezione, avvenuta con 24 voti favorevoli su 26 votanti, ha auspicato il superamento di «astratte contrapposizioni polemiche tra politica e giustizia, avendo di mira l'efficienza del funzionamento della giustizia con particolare riguardo alla durata dei processi». Bisogna ritornare alla costruzione della macchina statale e al suo funzionamento. Bisogna ritornare ai "fondamentali". La crisi del bipolarismo a trazione radicale è sotto gli occhi di tutti, anche sotto gli occhi di coloro che fino a ieri l'altro facevano finta di guardare altrove. Il governo ha imboccato con decisione la strada dell'incubazione della sua crisi. La "cacciata" di Fini e la nascita dei suoi gruppi parlamentari sono l'inizio della fine del "sistema predellino": Berlusconi piuttosto che istituzionalizzare il centrodestra ha preteso di istituzionalizzare il suo carisma. All'ombra del berlusconismo che rifiuta l'evoluzione moderata c'è un'unica strada con una doppia uscita: o Crono mangia i suoi figli o i figli scappano per non essere divorati. L'effetto drammatico è la fine della selezione della classe dirigente. A tale proposito è curioso notare che quando nacque il bipolarismo si disse che il sistema dell'alternanza altro non era che l'esistenza di una duplice classe dirigente. Ebbene, si è giunti allo strano caso in cui il sistema della duplice classe dirigente non ne produce neanche più una. Per trovare "pezzi" di classe dirigente bisogna rivolgersi alla classe politica moderata che se non ci fosse andrebbe inventata perché per sua natura, resistendo alle estreme, produce quella legittimazione senza la quale non c'è né politica né istituzioni. Ecco perché l'elezione di Vietti è un segnale importante: la cultura moderata in questo preciso momento politico è una risorsa o la riserva della democrazia. Ancora una volta, vale la pena notare che il bipolarismo avrebbe dovuto sbloccare la democrazia bloccata e invece il bipolarismo plebiscitario o cesarista ha di fatto neutralizzato il funzionamento del gioco istituzionale. Il ritorno del "centro"non è la rivincita di questo o quello o di uno o due partiti, ma un'esigenza della politica e dei problemi di governo.   

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