È nata un’area “centrale”, non un terzo polo
di Francesco D'Onofrio
[05 agosto 2010]
La convergenza parlamentare, che si è manifestata in riferimento
alla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv contro il
sottosegretario Caliendo, deve essere considerata un fatto politico
significativo e non balneare, perché attiene ad aspetti essenziali
dell'idea stessa di democrazia che gli asseriti due Poli - Pdl e Pd
- non hanno fino ad ora mostrato di avere in comune. Nella
consistente messe di astensioni - due da una parte e due dall'altra
dei presunti Poli - vi è infatti probabilmente molto più di un
embrione sul concetto stesso del rapporto tra giustizia e politica;
del rapporto tra federalismo e unità nazionale; del rapporto tra
voto popolare concernente il governo del Paese e autonomia delle
istituzioni costituzionali. Non si tratta infatti di costruire la
cosiddetta Seconda Repubblica, quanto dar vita ad un nuovo
equilibrio costituzionale rispetto a quello che ci è stato
consegnato dalla Costituzione vigente. Il fatto politico ha fatto
immaginare la nascita di una sorta di Terzo polo: nulla di più
lontano dalla realtà. Si tratta infatti più dell'affermazione di
una centralità politico-istituzionale che non di un incipiente - e
del tutto improbabile - Terzo polo politico.
Il solo fatto di vvedere nella convergenza delle
astensioni l'inizio di un Terzo polo, dimostra che si è ancora una
volta culturalmente sudditi dell'affermazione - essa sì molto
condivisa - dell'esistenza degli altri due Poli, secondo la teoria
in base alla quale il bipolarismo è soltanto quello deciso dagli
elettori al momento del voto. Prima delle distinzioni tra gli
schieramenti politici che si presentano agli elettori, gli uni
alternativi agli altri, vi è infatti la necessità di capire fino in
fondo se si intende costruire un bipolarismo che abbia alle spalle
una sostanziale convergenza dei due schieramenti politici
alternativi sulle questioni di fondo alle quali si è fatto
riferimento in precedenza: rapporto tra giustizia e politica;
rapporto tra federalismo e unità nazionale; rapporto tra voto
popolare e pluralismo istituzionale. La centralità dimostrata dalla
convergenza delle astensioni ha infatti riguardato, in via di
principio e immediatamente, proprio la questione del rapporto tra
giustizia e politica: da una parte è sembrata prevalere una
inaccettabile pulsione giustizialistica, dall'altra viene
contrapposta la tesi della coincidenza tra opportunità politica e
sentenza penale definitiva.
L'area dell'astennsionne ha infatti l'obiettivo di
contrapporsi ad entrambe queste posizioni, proprio perché rifiuta
di ritenere che il giustizialismo da un lato e la presunzione di
immunità dall'altro possano essere alla base di due accettabili
Poli politici alternativi. Altro che deriva pilatesca! L'astensione
infatti rappresenta una precisa scelta politico- istituzionale
nella quale si coglie l'esistenza significativa, anche se
embrionale, di una nuova centralità politicocostituzionale. Non si
tratta infatti dell'adesione ad un'ipotesi politica centrista che -
essa sì - finirebbe con il colorarsi di ambizioni di Terzo polo
distinto dagli altri due, che sarebbero pur sempre considerati Poli
politici, e non cartelli elettorali che si contendono il potere di
governo del Paese sulla base soltanto del voto popolare. Non si
tratta dunque di un embrione di Terzo polo politico. Non si tratta
della convergenza di una parte, che da destra va al centro o a
sinistra. Si tratta - molto più significativamente - di una
convergenza rilevante oggi sul punto essenziale del rapporto tra
giustizia e politica. Domani - in un futuro non lontano - si spera
che la stessa convergenza si possa trovare sul tema del cosiddetto
federalismo fiscale, allorché si affronterà seriamente il problema
del rapporto tra Nord e Sud del Paese. Sono queste le ragioni di
fondo che rendono questa centralità delle astensioni un fatto
rilevante, anche in riferimento alla ipotesi più volte ventilata di
elezioni politiche anticipate di molto rispetto alla scadenza
naturale del 2013. Se infatti si considerano le elezioni quale
fonte unica di legittimazione non solo della funzione di governo,
ma anche dell'esercizio di tutte le altre funzioni costituzionali,
la centralità delle astensioni sarà fortemente sollecitata a dire
se la cultura del pluralismo costituzionale costituisce - come
tutto fa ritenere - parte essenziale di questa centralità delle
astensioni. Sono queste le ragioni che inducono a ritenere che sarà
il tempo, molto presto, a risolvere le due questioni costituzionali
non formalmente presenti nel voto sul sottosegretario Caliendo.
Torna su ^