Palio di Siena, la mossa del cavallo
di Francesco D'Onofrio
[07 agosto 2010]
Sarebbe molto interessante andare alla radice dell'espressione
americana concernente il congresso o la presidenza indeboliti per
ragioni varie; gli americani in questo caso dicono che si tratta di
una «lameduck Presidency » o di un «lameduck
Congress»: tecnicamente gli americani dicono che in questo
caso si tratta di una «anatra zoppa». Noi diremmo una «presidenza
azzoppata», perché almeno fino ad ora non si può parlare di un
Parlamento azzoppato. Nell'un caso come nell'altro, l'indebolimento
di una istituzione fondamentale di governo fa riferimento ad un
animale azzoppato. Perché questo riferirsi ad un animale
per indicare l'indebolimento di un'istituzione di governo? Non si è
probabilmente riflettuto a sufficienza sulle ragioni di fondo, che
nel corso di molti secoli hanno indotto gli uomini a considerare
gli animali tutti di volta in volta oggetto di divertimento o di
guadagno, oppure soggetti da tutelare anche nei confronti
dell'uomo. Questo dibattito è improvvisamente diventato di
attualità, allorché è parso che il suggerimento che il ministro
Michela Vittoria Brambilla traeva dalla recentissima decisione
catalana di vietare la corrida in Catalogna, potesse comportare una
sorta di interdizione persino per il notissimo Palio di Siena.
Ebbene occorre proprio riflettere su questa oscillazione tra
protezione e tradizione, che ha riguardato in particolare il
cavallo come in tanti ricordiamo in riferimento al cavallo Nestore,
splendidamente descritto in un film di Alberto Sordi. Nel corso dei
secoli l'umanità ha fatto riferimento ad un uso non bellico del
cavallo, forse proprio perché in quei tempi l'uso bellico
costituiva una sorta di corrispettivo culturale e politico
dell'utilizzazione del cavallo medesimo a fini sportivi o quanto
meno competitivi. Lunghissima è infatti la storia
dell'utilizzazione del cavallo per obiettivi militari o a fini
competitivi: fino all'introduzione di armi non più basate sulla
cavalleria, questa contestuale valenza del cavallo medesimo anche a
fini comunque correlati alla prestanza fisica dei cavalieri aveva
pertanto una sorta di "nobiltà" di fondo, nel senso che il cavallo
veniva comunque visto quale compartecipe essenziale di azioni umane
significative. Ben diversa è la situazione nella quale
l'utilizzazione del cavallo o di altri animali è vista
esclusivamente o anche prevalentemente per il soddisfacimento di
interessi economici più o meno leciti (gare legittime o clandestine
che siano), o per pure e semplici esigenze di di- vertimento. In
questi casi, la comparazione finisce con l'essere sostanzialmente
tra valori anche alternativi tra di loro: la protezione
dell'animale in quanto tale, a prescindere dalle ragioni per le
quali esso entra in rapporto con l'uomo, o la salvaguardia della
tradizione dell'utilizzazione dell'animale a fini sportivi o
competitivi come avviene anche nel caso del Palio di Siena. Si
tratta pertanto di avere per riferimento fondamentale una idea
di fondo: l'esistenza in quanto tale, anche dell'animale, va
tutelata perché si tratta comunque di un essere vivente, o al
contrario si devono ritenere prevalenti il soddisfacimento di
interessi economici, anche vitali per l'essere umano, e la
salvaguardia di tradizioni popolari radicalmente vissute come parte
essenziale di questa o quella comunità? La questione, dunque,
attiene anche in questo caso ad aspetti essenziali dell'essere
umano, dell'idea stessa che abbiamo dell'essere umano in quanto
tale, del suo rapporto con altri esseri viventi, essendo comunque
rilevante la distinzione tra esseri viventi animali ed esseri
viventi vegetali. Si tratta dunque di una questione non
balneare, come purtroppo si è dovuto constatare in riferimento ad
una vera e propria sollevazione di scudi concernente il Palio di
Siena. Se si tratta della difesa culturale e non soltanto
sentimentale della vita in quanto tale - anche se si tratta di vita
animale - occorre riuscire a salvaguardare fondamentali tradizioni
popolari basate sugli animali, solo a condizione che esse non
mettano necessariamente in pericolo la vita degli animali medesimi.
Sia che si tratti infatti di interessi economici potenzialmente
contrastanti con la tutela della vita del cavallo (come sembra che
sia avvenuto nel caso dei cavalli romani utilizzati a fini
turistici anche nelle ore più calde della giornata); sia che si
tratti di interessi sportivi che traggono origine da antiche e
nobili tradizioni militari (come nel caso del carosello di Piazza
di Siena), si può affermare che l'utilizzazione del cavallo è
fondata certamente sulla salvaguardia della vita del cavallo
medesimo, perché in questi casi si tratta di utilizzazioni non
brevi di cavalli che devono peraltro essere accuditi per trovarli
in ottima forma al momento del bisogno.
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