Cronache di liberal

Nasce una nuova stagione di moderazione

di Enzo Carra [04 agosto 2010]

Un bipolarista sfegatato, lo capisco. Lui dice che anche questa cosa di Fini la sopporta. Anche questa. L'importante è non perdere l'orientamento, non tornare ai "riti" della Prima Repubblica. Sarà. Salus republicae suprema lex. Salus per il nostro interlocutore equivale a bipolarismo. Del bipartitismo anche lui, come noi, ha perso le tracce e forse la memoria. Di questi tempi uno può anche essere nostalgico. Con quel che passa il convento una nostalgia può essere meglio delle visioni contemporanee. Nostalgici però, non ciechi. E il voto di oggi sul magistrato Caliendo (l'unico magistrato che Berlusconi difende, chissà perché), prima ancora l'incontro di ieri tra i non allineati, cambiano davvero la situazione. Non che si vada verso una nuova conferenza di Bandung, anche perché non si vedono in giro sotto mentite spoglie Nehru,Tito, Sukarno e Nasser. Non giriamoci intorno: i nostri non allineati non stanno per formare un terzo polo, una terza forza o qualcosa di simile. Pure se le distanze all'interno di questi gruppi non sono paradossalmente maggiori di quelle che si registrano all'interno del Pdl e del Pd. Si parla di "area della responsabilità", evidentemente contrapposta a quella ancora vasta della irresponsabilità.

L'incontro dei gruppi che fanno capo a Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini, Francesco Rutelli, Raffaele Lombardo ha una sua importanza oggettiva. Qui è la funzione che crea l'organo. La decisione di questi parlamentari inaugura un'altra stagione. Intanto da ieri c'è uno schieramento virtuale capace di reggere il confronto con gli altri due. Quei due che alle elezioni del 2008 erano in procinto di dividersi l'elettorato e filavano indisturbati verso il bipartitismo, tanto indisturbati che, do you remember?, due dei presenti all'incontro di ieri, Fini e Rutelli, s'erano fatti anche loro convincere della ineluttabilità dell'esito bipartitico. Il primo a infrangere la regola fondamentale della dottrina, il principio di non contraddizione del bipartitismo, l'imperativo di "andare da soli", fu Walter Veltroni. Il più convinto di tutti quanti delle magnifiche sorti e progressive del bipartitismo. Con la sua tuttora inspiegabile apertura al partito di Di Pietro, l'allora segretario del Pd non dette soltanto un colpo mortale al bipartitismo, ma determinò anche un indebolimento del contesto. Ancora più forte fu in quelle elezioni lo squarcio procurato a questo disegno dalla sorprendente riuscita della strategia di Pier Ferdinando Casini, l'unico che con coerenza aveva combattuto il disegno bipolare e aveva messo in campo gli strumenti per ridurne la portata. Simul stabunt simul cadent. Le concomitanti effrazioni sul tessuto berlusconian- veltroniano provocate dallo stesso Veltroni e, soprattutto, dal leader dell'Udc hanno avuto una serie di effetti collaterali, il più vistoso e significativo dei quali è rappresentato dal "lungo addio" di Gianfranco Fini al partito del predellino. E c'è anche, sull'altro versante, l'abbandono di uno dei fondatori del Pd, Francesco Rutelli, e quello di altri deputati, a cominciare da me, che hanno lasciato il partito di Bersani per l'Udc. Lo stillicidio ha per il momento una conclusione, se non un fine. La legislatura giunta a metà del suo percorso, sempre che sia la metà e non una vigilia della sua fine, fa i conti con il tramonto della piccola Yalta della Seconda Repubblica. Non è la caduta del muro e non è una rivoluzione. Quella di ieri è semplicemente una novità che può incidere sul futuro del nostro sistema democratico e bloccare iniziative di scioglimento dettate da Berlusconi. Il minimo che si possa fare a questo punto è di riflettere seriamente sull'inadeguatezza del sistema che si è tentato di imporre e di cambiare le regole, a partire dalla legge elettorale. Dato che di "porcate" ne abbiamo abbastanza.   

Torna su ^









prima_2009-02-21

L'edizione integrale
in formato Pdf

Tutti i giorni online alle ore 14.00