BERLUSCONI: ''SUI CINQUE PUNTI NON SI DISCUTE, PREPARIAMOCI AL VOTO''
[23 agosto 2010]
Il partito deve prepararsi alle elezioni politiche anticipate,
che potrebbero svolgersi anche "a breve". Lo afferma il presidente
del Consiglio e del Pdl, Silvio Berlusconi, in un audiomessaggio
inviato ai Promotori della Libertà. "Dobbiamo riorganizzare sul
territorio la presenza del Popolo della libertà - dice Berlusconi -
la nostra presenza e la presenza di tutte le nostre componenti più
dinamiche, per realizzare appunto una presenza attiva e capillare
in ciascuna delle 61mila sezioni elettorali, in ciascuno dei 61mila
dipartimenti elettorali in cui è ripartito il nostro Paese, e
dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad
esempio di elezioni entro poco tempo". Il premier ribadisce quindi
che i cinque punti contenuti nel documento elaborato nel corso del
vertice di venerdì a Palazzo Grazioli non sono in discussione.
"Dopo che alcuni nostri parlamentari, i cosiddetti finiani,
hanno deciso di costituire un gruppo autonomo in Parlamento, che è
un'iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti
eletti sotto il simbolo del Pdl - con la scritta 'Berlusconi
presidente''' sottolinea il leader del Pdl, è diventato
''necessario verificare la coesione e la tenuta della maggioranza
che sostiene il nostro governo prima di poter procedere al varo di
provvedimenti, che sono provvedimenti molto importanti di
realizzazione del programma". E la verifica, rimarca, ''sarà
centrata su cinque grandi riforme: la giustizia, il federalismo
fiscale, la riforma tributaria, il Sud e la sicurezza''.
"E' ovvio - mette in chiaro il Cavaliere - che qualora la
coesione della maggioranza venisse meno anche su uno solo di questi
cinque punti, che sono parte integrante del programma di governo,
non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in
discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della
prima Repubblica, così come rifiuteremmo anche la prospettiva di
dover negoziare al ribasso, direi, quell'azione riformatrice su cui
noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente
coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato
politico che per noi è avvilente ed hanno l'obiettivo fin troppo
scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare".
"Lo dico con assoluta serenità - prosegue Berlusconi nel
messaggio - con assoluta tranquillità: in democrazia ciò che conta
è il mandato popolare, e governa chi ha ricevuto i voti per
farlo''. ''Sarebbe un atto fortemente antidemocratico - torna a
ribadire - addirittura offensivo della sovranità popolare,
partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare,
di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le
elezioni invece le ha perse''.
"Noi - insiste - siamo per il rispetto totale, per il rispetto
assoluto della sovranità popolare. Quindi, se il governo eletto dal
popolo non avesse più dietro di sé una maggioranza coesa e
compatta, che gli consentisse di realizzare quello che il governo
stesso ha promesso ai suoi elettori durante la campagna elettorale,
la strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al
giudizio del popolo che è sovrano. Chi dice il contrario, invocando
magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire
una falsità''.
Su questo punto arriva a stretto giro la replica del Pd. Per
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici, ''definire
'formalismi costituzionali' regole e procedure stabilite dalla
nostra Carta e accusare di falsità chi difende la nostra
Costituzione vuol dire essere in malafede e mancare di rispetto al
Capo dello Stato''.
A farle eco Filippo Penati, capo della segreteria politica di
Pier Luigi Bersani, per il quale ''definire il rispetto della
Costituzione 'stanco formalismo' come fa il presidente del
Consiglio è un atto eversivo, che tende a non riconoscere il
dettato costituzionale e le prerogative del Capo dello Stato''.
Ma secondo Daniele Capezzone, portavoce Pdl, le dichiarazioni di
entrambi stanno solo ad indicare che ''il Pd ha come unico
obiettivo quello di un ribaltone e di un gioco di palazzo''.
Risposte al Cavaliere arrivano però anche dalle fila dei
finiani. "Seguendo l'alto esempio del Capo dello Stato siamo fedeli
innanzitutto alla Costituzione della Repubblica, che ci impone di
rappresentare la nazione senza vincoli di mandato" dice a chiare
lettere Carmelo Briguglio, deputato di Futuro e libertà per
l'Italia.
"Ricordo che i deputati del Pdl, inclusi quelli ex An, sono
stati eletti nelle liste in tutta Italia con due capilista, Silvio
Berlusconi e Gianfranco Fini. Se c'è un dovere per i parlamentari
ex An di fedeltà politica - chiarisce Briguglio all'Adnkronos - è
nei confronti di Fini che capeggiava nelle liste Pdl la componente
e anche la storia della destra italiana".
"Espellere un leader dal partito che ha fondato e volere
impedire, a lui e a chi si riconosce nelle sue posizioni, di
esercitare il proprio mandato in un altro soggetto politico o
gruppo parlamentare equivale a un attentato ai loro diritti
politici e costituzionali. Berlusconi prenda atto invece della
nuova situazione e la affronti con senso politico abbandonando la
linea degli inutili anatemi", conclude l'esponente Fli.
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