MELFI, GLI OPERAI REINTEGRATI OGGI IN FABBRICA. DA FIAT L''INVITO': "RESTATE A CASA"
[23 agosto 2010]
Si presenteranno oggi in fabbrica per riprendere il lavoro i tre
operai della Fiat di Melfi, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e
Marco Pignatelli, reintegrati lo scorso 9 agosto dal giudice del
lavoro di Melfi. Erano stati licenziati perché accusati di aver
ostacolato il lavoro dei colleghi durante un corteo interno,
bloccando un carrello robotizzato che trasferisce componenti alle
linee di montaggio. Per il giudice del lavoro i licenziamenti erano
però antisindacali ed e' stato deciso il reintegro.
La Fiat ha però depositato il ricorso al giudice del lavoro e ha
inviato un telegramma ai tre lavoratori con cui invita a non
presentarsi in fabbrica. I tre operai, sostenuti dalla Fiom Cgil di
cui sono delegati sindacali e iscritti, hanno annunciato che
andranno alla Fiat per riprendere la propria posizione
lavorativa.
E la Fiom Cgil ha diffidato la Fiat Sata di Melfi a far
riprendere regolarmente il posto di lavoro a Lamorte, Barozzino e
Pignatelli. ''Vi diffidiamo a consentire nella giornata del 23
agosto p. v. l'accesso in azienda dei signori'', ''riservandoci in
difetto ogni azione, oltre che sul fronte sindacale, anche in sede
penale, civile e di esecuzione'', si legge nella lettera che e'
sottoscritta anche dai tre operai con una postilla in cui gli
stessi ''dichiarano di accettare l'offerta di 'immediata reintegra
nel posto di lavoro' del 18 agosto'' e ''di non accettare le
successive contrarie disposizioni aziendali'', queste ultime giunte
con un telegramma.
La Fiom scrive la diffida proprio a seguito della comunicazione
dell'azienda ''con la quale, smentendo le precedenti comunicazioni
inviate il 18 agosto u.s. ai nostri delegati ed iscritti Fiom,
esonerate gli stessi dalla prestazione lavorativa, con ciò non
procedendo alla loro effettiva reintegrazione nel posto di
lavoro''.
Per il sindacato ciò non e' possibile in quanto ''l'interesse
tutelato dall'art. 28 Legge n. 300/70 e' quello di avere, per la
Fiom-Cgil, la presenza quotidiana in azienda dei suoi delegati
Lamorte e Barozzino (e del suo iscritto Pignatelli)
illegittimamente licenziati, onde consentire loro di espletare
effettivamente - tra l'altro - tutte le funzioni e le prerogative
attinenti al loro ruolo''.
Il sindacato sottolinea poi che ''in ogni caso, il decreto del
Tribunale di Melfi del 9 agosto 2010 appare - nella sostanza - non
ottemperato, con conseguente violazione dell'art. 360 del codice
penale'' e come riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di
Cassazione penale''; e che ''la posizione aziendale non può trovare
alcuna legittimazione nella pendenza del giudizio di opposizione in
quanto, ai sensi del secondo comma dell'art. 28 Legge n. 300/70,
l'efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino a
quando la sentenza del Tribunale di Melfi, in funzione di giudice
del lavoro, non definirà detto giudizio''.
Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, "la
Fiat sbaglia a non reintegrare i tre lavoratori" dopo la decisione
del giudice. ''Sbaglia - sostiene - a rincorrere le provocazioni
della Fiom perché la rafforza: rischia di essere la faccia opposta
della Fiom. Spero che si ravveda da questo atteggiamento".
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