Don “Zelig”Verzè
di Maurizio Stefanin
[24 luglio 2010]
L'ultima polemica è stata martedì 20 luglio: quando Barbara
Berlusconi si è laureata in Filosofia con 110 e lode all'Università
Vita-Salute San Raffaele, con una tesi su Il concetto di
benessere libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen,
premio Nobel per l'economia del 1998.E non solo il padre presidente
del Consiglio è venuto, ma anche il rettore don Luigi Verzè. Che di
Berlusconi è amico di lunga data, e che ha chiesto alla
neodottoressa se le sarebbe piaciuto diventare docente di
un'eventuale nuova facoltà di Economia. Ira della docente di
Filosofia della Persona, Roberta De Monticelli, che ha riempito i
giornali di proteste contro l'idea di «far nascere una facoltà di
Economia rivolta alla sola Barbara Berlusconi». E chiarimento
dell'Ateneo su Don Verzè, secondo cui «quello di restare è l'invito
che lui fa, da sempre, a ognuno», con tanto di lettera firmata da
Michele Di Francesco (preside della Facoltà di Filosofia) e Massimo
Cacciari (prorettore Vicario dell'Università): «L'idea che una
battuta paterna del Rettore Don Verzé possa essere interpretata
come la proposta formale nei confronti della signora Barbara
Berlusconi di far parte del corpo docente del San Raffaele sfida
ogni ragionevolezza e ogni criterio di buon senso». La penultima
polemica era stata il giorno prima: non trovando il tempo per
presenziare alla commemo- razione della strage di Via D'Amelio a
Palermo, Berlusconi si è però recato a Piazza Duomo a ricevere
assieme a Don Verzè il Premio"Grande Milano", riservato a chi «con
straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata
città, grande in Italia e nel mondo». «Statista di rara capacità»,
recita la motivazione, che «conduce con responsabilità e lucida
consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi
che compongono una società solidale fondata sull'amore, la
tolleranza e il rispetto per la vita». E Don Verzè appena lo vede
gli dice: «Silvio tu durerai, perché con te ci sta Dio». La
terzultima polemica il 12 luglio, quando in un'intervista alla
Stampa Don Verzè racconta che Berlusconi gli ha chiesto
«di farlo campare fino a 150 anni e lui pensa che arrivando a 150
anni metterà a posto l'Italia». Cosa che secondo Don Verzè non
sarebbe affatto impossibile. «Credo a ciò che è stato scritto su
Matusalemme ». «È scientificamente provato che si può arrivare a
un'età media di 120 anni». Da cui un progetto per l'istituzione di
un centro chiamato Quo Vadis sulla medicina predittiva. «Abbiamo il
terreno e stiamo cercando i soldini. Si predice quale sarà la
patologia di ogni persona leggendo il genoma con un microchip
sottopelle che avverte se c'è qualcosa che non va». Ma Verzè,
chiede l'intervistatore, «ferma i suoi ricercatori se vanno in una
direzione che la Chiesa non vuole? ». «No. La scienza non la ferma
nessuno, nemmeno la Chiesa ». In un'altra intervista rilasciata al
Corriere della Sera il13 ottobre 2006 Don Verzè era stato
ancora più spiazzante. Allora aveva infatti rivelato di aver
aiutato un amico medico malato a morire. «Quando a chiederlo è chi
vive grazie alle macchine, allora non è eutanasia. È un atto
d'amore». Certamente un tipo mediatico, Don Verzè. E per mol ti
versi il tipo di prete progressista che dovrebbe piacere a
sinistra. Favorevole al sacerdozio femminile, al sacramento ai
divorziati, alla procreazione assistita, a chi gli rimprovera di
essere un cattolico disobbediente lui ribatte che «la Chiesa le
farà queste cose». «Il mondo, con la globalizzazione, diventerà una
città sola. Ma la Chiesa, purtroppo, lo sta perdendo il mondo,
perché non ha messo in atto il precetto del Signore: amatevi l'un
l'altro come io vi ho amati». Però, è un prete progressista
innamorato di Berlusconi: il che a sinistra è anatema. E ha in più
una sicura vocazione che a seconda dei punti di vista può essere
definita"imprenditoriale"o"affarista", e che è anatema al quadrato
in un tipo di mondo per il quale il tratto d'unione tra
cattolicesimo e progressismo è stato spesso rappresentato proprio
dal pauperismo anticapitalista. Proprio nel mondo degli affari è
nata l'amicizia tra Don Verzè e Berlusconi. Un'amicizia che nel
mondo giustizialista è spesso fatta sconfinare nella complicità
tout court, nel senso penale del termine. Ne è un
eloquente saggio la Wikipedia in italiano, che oltre la
metà della voce su Don Verzè la dedica al capitolo "Questioni
giudiziarie e controversie". Citiamo. «Le vicende di Verzè
incontrano presto quelle di Berlusconi, all'epoca imprenditore e
proprietario di Edilnord, dato che il sacerdote aveva acquistato un
terreno di 46 mila metri quadri - con l'idea di costruire quello
che sarebbe poi diventato il San Raffaele - vicino all'area che
sarebbe poi diventata Milano 2, il complesso residenziale
realizzato poi da Berlusconi. Il problema allora era che gli aerei
da e per Linate transitavano sopra quell'area così, nel 1971
inoltrarono, assieme, una petizione al ministro dei Trasporti al
fine di salvaguardare la tranquillità degli abitanti di Milano 2 e
i ricoverati del san Raffaele. Questo però creò problemi di rumore
ai comuni limitrofi; la questione delle rotte si trascinerà per
qualche anno, tra direttive serrate, proteste, irregolarità e
comitati antirumore [...] la direttiva Civilavia del 30 agosto
1973, a seguito dell'incontro di marzo [il 13 marzo 1973 si
incontrano comitati dei cittadini e funzionari del ministero dove
però le carte topografiche di riferimento risultano pesantemente
manomesse: Pioltello e Segrate rispecchiano la cartografia del 1848
mentre Milano 2, terminata al 25%, risulta completata], scontenta
tutti, eccetto, naturalmente, Edilnord e San Raffaele. Dopo la
messa in circolo di falsi studi scientifici sulla questione
(formalmente del Politecnico di Milano ma in realtà commissionato
dalla Edilnord ad alcuni docenti dell'ateneo) e la condanna del
direttore generale di Civilavia, vengono rivolte una serie di
accuse a personaggi coinvolti nell'affare fra cui Luigi Verzè».
La stessa fonte ci ricorda che Don Verzè «nel marzo 1976 è
stato condannato dal tribunale di Milano a un anno e quattro mesi
di reclusione per tentata corruzione in relazione alla convenzione
con la facoltà di medicina dell'università Statale e la concessione
di un contributo di due miliardi di lire da parte della Regione
Lombardia. Inoltre è stato incriminato di truffa aggravata nei
confronti della signora Anna Bottero alla quale ha sottratto un
appartamento del valore di 30 milioni di lire». E che «nel marzo
del 1977 è riconosciuto colpevole di istigazione alla corruzione.
Ma, tra archiviazioni, rinvii a giudizio e prescrizioni, non si
arriverà per nessuno a sentenze definitive». Nel 1995 di nuovo
«Verzè finisce nel mirino della magistratura per presunte
irregolarità.Tre anni dopo, il sacerdote viene attenzionato per
altri lavori nella stessa area [...] La polemica si inasprì quando,
nel 1999, la procura mise sotto la sua lente cinque professori del
San Raffaele». C'è poi, nel 2000, la «vicenda della succursale
romana dell'Ospedale San Raffaele, un'operazione colossale che,
grazie ad un'abile campagna mediatica, sembrò un complotto ai danni
del sacerdote. Verzè sostenne infatti che, a causa di pressioni del
mondo politico e degli ambienti finanziari di Roma,fu "costretto"a
vendere l'ospedale "a un prezzo irrisorio"all'imprenditore romano
Antonio Angelucci, il quale, soltanto pochi mesi più tardi lo
rivendette allo Stato, suscitando scandalo sui media e numerose
interrogazioni parlamentari». E anche «una serie di collusioni fra
Luigi Verzè e un rappresentante del Sismi, Pio Pompa» che sarebbero
«state riscontrate all'interno di un'indagine giudiziaria a carico
di quest'ultimo e Nicolò Pollari. Dalle carte risulta che Pompa
teneva costantemente al corrente Verzè di quanto accadeva in ambito
politico ed istituzionale, affinché Verzè stesso potesse sfruttare
le suddette informazioni in modo da ottenere particolari vantaggi
per le sue attività imprenditoria li». La Wikipedia non
ricorda però che Don Verzè si è accordato anche con Nichi Vendola
per la costruzione di un centro oncologico di eccellenza nella zona
di Taranto,attraverso una fondazione costituita ad hoc il 28 maggio
scorso dopo 4 anni di incubazione, e controllata a maggioranza
dalla regione Puglia. Al di là delle polemiche, il San Raffaele
resta comunque un centro di eccellenza. E per Vendola l'unica
alternativa sarebbe di continuare a far viaggiare i pazienti
pugliesi verso altre regioni, tra cui è in testa la Lombardia. Al
San Raffaele dunque finirebbero comunque: ma a costi molto più
elevati. E poi, i rapporti personali tra Verzè e Vendola sono
altrettanto buoni che con Berlusconi, anche se non convivendo i due
a Milano le occasioni di interferenza sono ovviamente minori.
D'altra parte, pur avendo ricevuto il dna imprenditoriale per
eredità familiare Luigi Maria Verzè a suo tempo seppe anche
rinunciare alle ricchezze di famiglia. Nato il 14 marzo 1920 a
Illasi, vicino a Verona, suo padre Emilio era un proprietario
terriero, e sua madre Lucilla Bozzi una nobildonna. E le sue
biografie autorizzate ricordano che quando a dodici anni lasciò la
casa paterna per frequentare il ginnasio in seminario a Verona, fu
«una scelta decisamente contrastata dal padre che cerca con ogni
mezzo di reprimere ogni espressione religiosa del figlio». E la
scelta di tipo francescano sembra accentuarsi quando nel 1939,
concluso il liceo, va a stare per 10 anni col futuro santo don
Giovanni Calabria. L'impegno con quell'apostolo dell'assistenza ai
malati poveri non gli impedisce di studiare Lettere e Filosofia
alla Cattolica di Milano. Quando però nel 1948 prende i voti, il
confluire tra l'esempio di impegno ospedaliero di Don Calabria e
l'istinto imprenditoriale di famiglia gli fa prendere una direzione
inconsueta. «Non posso essere un buon prete senza essere anche
medico» decide, interpretando l'evangelico «andate, predicate e
guarite gli infermi». D'altra parte, lo stesso Don Calabria, di cui
è stato segretario, gli ha dato il suo imprimatur: «Va, è il
Signore che ti manda. A Milano nascerà una grande opera che farà
parlare di sé l'intera Europa ». Già nel 1952 fonda a Milano un
centro di addestramento professionale per ragazzi anche
handicappati. Nel 1960 dà vita all'Associazione Centro Assistenza
Ospedaliera San Romanello, in cui per meglio curare bambini e
anziani fa sorgere un centro di assistenza residenziale. Nel 1971
inaugura l'Ospedale San Raffaele, riconosciuto subito dopo Istituto
di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Nel 1981 il San
Raffaele diviene polo universitario della facoltà di Medicina e
Chirurgia dell'Università Statale di Milano. Nel 1996 affianca
all'Ospedale San Raffaele una iniziativa di formazione
universitaria in Medicina, assumendo la presidenza anche di questo
ente. È un giro di soldi sempre più vasto, ma anche la creazione di
strutture sempre più specializzate: il Dipartimento per la medicina
riabilitativa; il Centro San Luigi Gonzaga per l'assistenza ai
malati di Aids; l'International Heart Center; i Centri Trapianti
Multiorgano; il Parco Scientifico Biomedico San Raffaele... D'altra
parte, non intrallazza solo con Berlusconi. Attraverso l'Aispo,
Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli, non si
limita a aprire ospedali in Israele, India, Polonia e Brasile:
stringe anche accordi di collaborazione con il Dalai Lama e Fidel
Castro; trasforma il Polo Universitario nell'Università Vita-Salute
San Raffaele, un ateneo creato sullo stile americano; concorda con
il sindaco di Gerusalemme il restauro del Cenacolo di Leonardo a
spese del San Raffaele. Sopratutto, citiamo ancora dalla sua
biografia ufficiale, «punta per il prossimo futuro sempre più
volutamente alla ricerca scientifica come la più importante delle
attività legate all'uomo e al suo progresso ». Nel 2000 alla
presentazione di un libro ha fatto amicizia anche con Massimo
Cacciari; nel 2001 ha creato per lui la nuova Facoltà di Filosofia,
nella villa seicentesca dei Borromeo a Cesano Maderno, in Brianza.;
nel 2007 spiega al Corriere della Sera che ormai Cacciari è "la sua
voce". E alla facoltà di Filosofia del San Raffaele sono di casa un
bel po'di personaggi non del tutto in linea con la teologia
cattolica ortodossa: da Emanuele Severino allo scientista Luca
Cavalli- Sforza, all'ateo militante Piergiorgio Odifreddi. Non
è che la Chiesa abbia del tutto gradito. Il cardinale Schuster
lo protegge, ma nel 1964 la Curia milanese gli proibisce di
«esercitare il Sacro ministero», mentre nel 1973 viene sospeso a
divinis. Ma lui tira avanti. «L'uomo, questo composito di corpo,
intelletto, spirito», spiega, non ha diritto solo alla salute ma
anche al "ben-essere", inteso come realizzazione della «comune
esigenza di un fisico sempre più perfetto, agile, elegante e
vigoroso, insieme alla brama del conoscere, della beltà, della
scienza e dell'ascesi, atti a replicare l'armonia che, all'origine,
lasciò ammirato lo stesso Dio creatore». E alla Chiesa risponde:
«Se io fossi Papa non farei il monarca, ma tutte le mattine starei
davanti a Gesù Cristo a pensare. E per la Chiesa, che si arrangino
quelli della Segreteria di Stato». Ma Benedetto XVI purtroppo per
lui ha «il carattere di un tedesco. Rigido. I tedeschi sono freddi.
Una freddezza che pagano loro, poverini».
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