Cronache di liberal

La città morta

di Marco Palombi [07 luglio 2010]

La gente ha cominciato a togliersi la sveglia dal collo il 6 aprile, ad un anno esatto dalla notte che ha cambiato la storia dell'Aquila. Alla seduta straordinaria del Consiglio comunale convocata per commemorare le vittime del terremoto arrivò un messaggio di Silvio Berlusconi assai elogiativo dell'operato del governo. I cittadini presenti cominciarono a fischiare già durante la lettura, interrotta più volte dagli schiamazzi: «Bugia », «Non è vero». Alla fine si alzò uno striscione: «16.000 nelle C.a.s.e., gli altri D.o.v.e.?» (un amaro gioco di parole sul nome del progetto delle "casette" d'emergenza, ndr). L'umore nei comuni del cratere, da allora, è decisamente peggiorato. Ormai tutta la strategia messa in campo da esecutivo e Protezione civile è nel mirino della cittadinanza. Le promesse del Cavaliere - tranquillizzanti nella forma, quanto confuse nel contenuto - sono una moneta che non ha più corso in regione, l'uomo che ha portato il G8 tra le macerie, osannato nelle manifestazioni pubbliche per mesi è ora un politico in fuga, che può presentarsi in strada in Abruzzo solo dopo una accurata preparazione mediatica dell'evento. Ora tutto è in discussione, persino la parte principale della leggenda post-terremoto elaborata da palazzo Chigi: abbiamo dato un tetto a tutti in tempi record. Gli sfollati avranno le lorocase o quelle nuove «prima dell'inverno » (disse la Protezione civile ad aprile 2009), «entro fine ottobre» (Berlusconi il 5 maggio), «tutte entro i primi di dicembre» (sempre lui il 7 maggio), «entro l'anno» (ancora il Cavaliere il 13 maggio), «le abitazioni del progetto C.a.s.e. saranno consegnate dal 15 settembre alla fine di novembre» (a luglio). Com'è noto s'è arrivati ai primi mesi del 2010, ma gli aquilani hanno cominciato a farsi due conti: C.a.s.e. e M.a.p. (moduli abitativi provvisori) ospitano circa 16mila persone, mentre il doppio (32mila) sono ancora sfollate - tradotto: senza casa - e alloggiano in gran parte in hotel della zona o sul litorale. Costo: tra i 15 e i 20 milioni al mese, ovviamente a carico dello Stato. Meno ovvio, però, è che tutti questi soldi negli scorsi mesi non siano stati pagati dalla Protezione civile agli albergatori, tanto è vero che commissario e vicecommissario alla ricostruzione (il governatore Chiodi e il sindaco Cialalente) hanno dovuto provvedere da poco con 400 milioni di euro dei primi denari (in tutto 800 milioni) che hanno visto da quando hanno occupato il loro posto. L'altra metà se n'è andata per ridare soldi a cittadini che li avevano anticipati e pagare le ditte che hanno lavorato alla messa in sicurezza. «Altro che ricostruzione, mon ci sono neanche i soldi per l'emergenza », spiegava sconsolato qualche giorno fa il primo cittadino: tanto è vero che mille appartamenti di edilizia pubblica recuperabili «sono fermi lì per mancanza di fondi». Invece «i fondi per la ricostruzione ci sono, sono stati stanziati, ho controllato personalmente», assicurava Bertolaso a giugno incolpando dei ritardi le burocrazie parallele di enti locali e stato centrale, magari accarezzando con la mente i poteri tribunizi conferitigli subito dopo il sisma. Evidentemente il "capo" non considera un problema che i suoi appalti secretati abbiano aperto le porte dell'Aqui-Ciala agli uomini della "cricca", a quelli che ridevano pensando al terremoto. D'altronde neanche il presidente del Consiglio se ne fa un problema: «Per quello che ho visto nei contratti degli appalti non c'è stata nessuna cricca», ha dichiarato proprio mentre i nomi del sistema gelatinoso si rincorrevano nelle inchieste di Procura e Direzione antimafia aquilana. Un altro capitolo del cahier de doleance aquilano è quello che riguarda il contributo per la sistemazione delle case distrutte o lesionate dal sisma, circa il 55% del totale secondo i tecnici. Anche qui, una ridda di dichiarazioni fuorvianti quando non completamente false: il 18 aprile 2009 Berlusconi riesce a sostenere nella stessa giornata che le casse pubbliche sosterranno il 33% del costo di ricostruzione delle case distrutte e poco dopo che «il 100% sarà ricostruito dallo Stato». Cinque giorni dopo il ministro Tremonti spiega che nel "dl Abruzzo" verranno indicati i massimali di risarcimento: 150mila euro per una casa distrutta e 80mila per una gravemente danneggiata. Il 28 aprile viene emanato il decreto e dentro non ci sono né il criterio del 100%, né quello dei massimali: al contrario vi si parla di "finanziamenti agevolati", il che significa che la ricostruzione non sarà completamente a carico dello Stato, mentre ancora più fumosa è la situazione per le seconde case (una gran parte, peraltro, del mercato immobiliare dell'Aquila). Nonostante tutto il 1 maggio il Cavaliere torna a sostenere la faccenda dei 150 e 80mila euro. È appena il caso di ricordare che per il terremoto in Umbria e nelle Marche, l'erario si sobbarcò il 100% delle prime case e una sostanziosa percentuale delle seconde: in soldi, fa 5 miliardi di euro di stanziamenti per l'edilizia privata contro i 3,1 dell'Abruzzo. Non bastasse c'è, in particolare a L'Aquila, una situazione economica e occupazionale davvero drammatica: 15mila risultano i disoccupati o cassintegrati (questi ultimi aumenti dell'800 per cento), 1.500 aziende hanno chiuso i battenti e mille attività commerciali del centro non sono riuscite ancora a ripartire, mentre il prezzo dei locali per negozi è arrivato alle stelle come pure le procedure per insolvenza. La città insomma non è ripartita, ma tutto il resto sì: sono aumentati ad esempio i pedaggi autostradali per quei cittadini abruzzesi che sono sfollati sulla costa e tornano ogni giorno in autostrada nel loro paese, così come le richieste di pagare i mutui (esiste un protocollo per la sospensione firmato dall'Abi, ma non è vincolante per le singole banche) o le bollette. Una signora ha recentemente raccontato che Sky pretendeva il dovuto nonostante tv, decoder e parabola giacciano sotto le macerie da oltre un anno. E poi c'è la faccenda delle tasse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso della protesta verso Roma: dal 1 luglio anche chi abita nel cosiddetto "cratere del sisma" (la zona più colpita) deve ricominciare a pagarle. Di più, da gennaio dovranno anche cominciare a versare i tributi sospesi dal giorno del terremoto ad oggi, ovvero 14 mensilità al 100% in sessanta rate: «Vuol dire che per ogni 1000 euro ce ne sono 200 di tasse aggiuntive », spiega Cialente. L'abruzzese Gianni Letta aveva prima rassicurato tutti, poi detto che si sarebbe deciso entro metà giugno, ora ha strappato a Berlusconi la promessa di tentare di convincere Tremonti a prorogare la sospensione. Per avere un paragone basti ricordare che i soliti terremotati di Umbria e Marche restituirono solo il 40% dei tributi sospesi e molto tempo dopo. Poi dice che uno si butta a sinistra.

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