La reazione del Colle: «Provocazioni e calunnie»
di Giancristiano Desiderio
[08 luglio 2010]
Il Fatto prima e il Giornale poi si sono
occupati, con toni molto simili, di Giorgio Napolitano. La cosa non
stupisce più di tanto perché da che mondo è mondo gli estremi sono
più vicini di quanto non si immagini. Il giornale di sinistra
l'altro ieri ha rivelato che un emendamento del Pd al "lodo
Alfano"- ora ritirato - proponeva una immunità totale per la
presidenza della Repubblica. Il giornale di destra ieri ha
ripreso il giornale di sinistra e ha messo una grande foto di
Napolitano in primo piano in prima pagina sotto questo grande
titolo: «Ma che ha combinato Napolitano? » Occhiello: "Vogliono
sottrarlo alla legge". A seguire l'articolo di Alessandro Sallusti,
condirettore di Feltri. Quando il presidente della Repubblica ha
visto l'ultima combinata da Feltri per aumentare le vendite del suo
prodotto si è prima chiesto effettivamente se avesse combinato
qualcosa e poi, non avendo combinato nulla di grave e
inconfessabile - come peraltro scrive lo stesso Sallusti -, ha
preso carta e penna e ha steso una nota di risposta che merita di
essere letta e diffusa. Eccola: «Il Giornale (dopo che già
martedì Il Fatto Quotidiano era intervenuto ambiguamente
sull'argomento) ha tratto spunto dalla presentazione di un
emendamento al lodo Alfano per un sensazionalistico titolo e
articolo di prima pagina, destituiti di qualsiasi fondamento, la
cui natura ridicolmente ma provocatoriamente calunniosa nei
confronti del Presidente della Repubblica non può essere
dissimulata da qualche accorgimento ipocrita: la Presidenza non può
non rilevarne la gravità». «La Presidenza della Repubblica",
continua la nota del Quirinale,"resta sempre rigorosamente estranea
alla discussione, nell'una o nell'altra Camera, di proposte di
legge d'iniziativa parlamentare, la cui presentazione non deve
essere neppure autorizzata dal Capo dello Stato». Il comunicato
della presidenza della Repubblica è risentito, ma è senz'altro
giusto e rigoroso. Del resto, non si può pensare di sbattere in
prima pagina il capo dello Stato e non immaginare una reazione dura
dell'interessato.Tuttavia, qui da discutere non è la nota del
Quirinale, bensì l'idea di poter coinvolgere nel pieno della lotta
politica più aspra anche l'istituzione della presidenza della
repubblica. A chi mai può giovare una simile scelta? A nessuno.
Neanche a Berlusconi che si è trovato in poco tempo più di una
volta in netto contrasto con Napolitano. Soprattutto non
giova agli italiani e all'Italia che hanno bisogno di sapere
che c'è almeno un'istituzione politica autorevole e ben salda
capace di svolgere, quando le cose volgono al peggio, una funzione
di armonizzazione morale ed equilibrio istituzionale, insomma in
grado di conservare un senso ragionevole delle cose. Giorgio
Napolitano ha dimostrato con i fatti e le parole di essere un buon
presidente. Quando fu eletto, c'erano sulla sua persona dei
pregiudizi: la sua storia personale e politica era pur sempre una
storia fortemente marcata a sinistra e si credeva che l'ex
"migliorista"non sarebbe riuscito a spogliarsi in modo
significativo non del passato, ma della mentalità di partito.
Invece, il buon migliorista si è ulteriormente migliorato e nei
momenti di scontro politico ha assicurato alla vita pubblica sempre
la garanzia del suo ruolo istituzionale che, come si usa dire con
una formula retorica, sarebbe al di sopra delle parti, mentre
Napolitano riesce anche con stile a limitare le parti in lotta. La
virtù etico-politica che il presidente Napolitano ha messo in luce
in questi anni è la ragionevolezza. Il suo riferimento è sempre la
Costituzione e tuttavia anche in questo caso conserva il valore
della buona valutazione e del buon giudizio che gli consente di non
irrigidirsi e così più volte proprio da lui è venuto il richiamo
alla necessità delle riforme istituzionali. Come sempre accade in
questi casi, tutti hanno speso parole di apprezzamento e
condivisione per poi tornare nella pratica politica a viaggiare sul
treno dei desideri che all'incontrario va. Motivo questo, e non
ultimo, della necessità di difendere Napolitano: perché la politica
non ne combina una buona.
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