Nel governo non c'è più niente di autorevole
di Giancristiano Desiderio
[02 luglio 2010]
I magistrati scioperano, i giornalisti e gli editori protestano
in piazza contro la "legge bavaglio"che porta il nome di Alfano,
come il già noto Lodo. E siccome in questo Paese che sembra aver
perduto la ragionevolezza non ci si fa mancare niente, ecco
ritornare alla grande proprio anche il "lodo Alfano". Siamo un
Paese che fatica da matti a mettere al centro dei suoi interessi il
Paese, perché quel posto è occupato stabilmente da categorie e
corporazioni. Il caso dello sciopero dei magistrati è emblematico
da questo punto di vista. La manovra economica tocca anche loro -
perché dovrebbe toccare solo la scuola? - e loro cosa fanno?
Scioperano per salvaguardare l'indipendenza. Il vicepresidente del
Csm, Nicola Mancino, critica lo sciopero dicendo che la difesa
dello stipendio non c'entra con la difesa dell'indipendenza.
Insomma, c'è modo e modo. Come dice Dante è "il modo che ancor
m'offende".Accade anche per il governo e il famoso Lodo. Ora lo
vogliono "allargare". Ma ciò che conta non è tanto il merito,
quanto il metodo. Il modo in cui si dice di voler allargare il
cosiddetto "lodo Alfano"è davvero offensivo. Filippo Berselli,
presidente della commissione Giustizia del Senato, che ha scritto
il parere da consegnare alla commissione Affari costituzionali,
dice che «c'è stato un errore quando è stato scritto il testo del
Lodo».
E quale sarebbe? Questo: nel testo attuale si prevede
che lo scudo possa valere nei confronti del presidente della
Repubblica «anche in relazione a fatti antecedenti all'assunzione
della carica». Ma questa formulazione, per un errore di chi ha
messo a punto il testo - sostiene Berselli - non era stata estesa
al presidente del Consiglio e ai ministri ». Quindi «ora nel parere
che stiamo per presentare cerchiamo di ovviare a questa disparità
di trattamento». Se il parere della commissione Giustizia verrà
accolto, lo scudo per il premier e per i ministri si potrebbe
estendere ulteriormente e la sospensione scatterebbe anche per i
processi cominciati prima dell'assunzione dell'incarico. Ma davvero
le parole di Berselli sono credibili? Davvero è stato fatto un
errore di battitura con il testo del "lodo Alfano"? Alle parole di
Berselli può credere solo Berselli. Sono peggiori della
"correzione" del testo. Avrebbe fatto meglio a dire quanto ha detto
Bossi: «Il presidente del Consiglio deve badare al Paese: qualcosa
gli si deve». La tesi dell'errore è ridicola. Un governo che
conservi il senso del ridicolo sta ben attento a non ricoprirsi di
ridicolo: perché un governo può essere osteggiato, temuto, ma se si
copre di ridicolo perderà inevitabilmente autorevolezza e rispetto.
La necessità di uno "scudo" per il capo del governo è stata accolta
dagli italiani, persino da coloro che non hanno votato per il Pdl,
con senso della realtà: Berlusconi è "sotto processo" da quando è
diventato politico.
Ciò non toglie, però, che su questo tema il governo e
il suo presidente abbiano i nervi scoperti al di là del consentito.
L'azione del governo è semplicemente maldestra. Il governo è
nervoso a tal punto da non essere sicuro delle sue stesse
intenzioni e non sa come difendere le proprie idee e le proprie
necessità. Basta dare una banale occhiata ai fatti per capirlo. Il
"lodo Alfano"ha generato una non piccola crisi istituzionale.
Tuttavia, il peggio era ormai passato. Ma ecco che improvvisamente
il "lodo Alfano" ritorna al centro della politica perché ci si è
accorti che è stato fatto un errore. Così, mentre si discute del
pessimo provvedimento sulle intercettazioni, mentre si cerca di
rimettere mano alla "manovra Tremonti", ecco che per volontà del
governo ritorna di moda il tema delle leggi ad personam. Soltanto
un governo in stato confusionale come questo poteva realizzare un
auotogol simile. A fronte di questo disastro, nel quale come si
vede Berlusconi non ci vuole mettere la faccia e tende a
nascondersi, Bossi è l'unico ministro in grado di comportarsi da
leader (di partito) e dettare la linea.
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