«Una legge-bavaglio che penalizza i piccoli»
di Alessandro D'Amato
[08 luglio 2010]
«Il nostro è un giudizio estremamente negativo, sia per i
contenuti del provvedimento che per le modalità con cui viene
preso: imponendo i tempi strettissimi, il governo dimostra di non
aver alcuna voglia di discutere di quello che sta facendo, ma
soltanto di essere animato da una volontà punitiva. Il brutto è che
ci rendiamo perfettamente conto che è giusto tutelare taluni
interessi come il diritto alla privacy: non è possibile che ci
siano magistrati che intercettano per trovare i reati, invece che
per cercare le prove dei reati, così come è sbagliato che le
procure consegnino ai giornalisti materiale irrilevante ai fini
dell'indagine, che dovrebbe essere distrutto. Ma quello che sta
facendo oggi il governo è comunque sbagliato, anzi: suggerisce
persino l'idea che si stia lavorando in tutta fretta perché c'è
qualche intercettazione scottante che non deve uscire. Invece è
giusto dire che Berlusconi ha ragione: siamo tutti intercettati e
questo abuso deve finire». Enzo Ghionni, presidente della
Federazione Italiana dei Liberi Editori, che riunisce 85 piccole e
medie imprese dell'editoria e del giornalismo in Italia e
all'estero, è molto critico nei confronti della legge sulle
intercettazioni in discussione alla Camera, sulla quale si è
scatenata una battaglia politica senza precedenti.
«Una battaglia che si fa sulla pelle dei
giornali. Soprattutto dei piccoli, visto che tra le altre assurdità
che questa legge contiene c'è anche la sanzione unica a
prescindere: chi trasgredisce, dovrà pagare la stessa cifra, sia un
grande quotidiano con centinaia di dipendenti e grande fatturato,
sia che si tratti di un piccolo quotidiano locale. Un'assurdità
anche giuridica, visto che persino per la diffamazione si prevedono
pene e multe differenti a seconda che a compiere il reato sia una
piccola o una grande testata. L'ennesimo colpo alla piccola
editoria che arriva da parte di questo governo, dopo il taglio "a
pioggia"dei fondi e le continue promesse di riforma del sistema di
assegnazione degli emolumenti, che alla fine si sono rivelate
soltanto una serie di chiacchiere». Ma non crede che anche da parte
della stampa ci siano state esagerazioni che hanno portato alla
situazione odierna? Le ricordo ad esempio la pubblicazione di sms
privati che riguardavano un imprenditore immobiliare e la sua
fidanzata di allora... «No, credo di no. Giornalisti ed editori di
mestiere fanno quello, pubblicare le notizie. È successo che siano
state pubblicate informazioni che non erano attinenti alle
indagini, ma è vero anche che esistono i giornali di gossip e che
hanno un loro pubblico. Io semmai me la prenderei con i magistrati
che hanno intercettato e messo nei verbali quelle informazioni, non
con i giornalisti che le hanno pubblicate. Sinceramente, non esiste
che i giornali siano frenati dal raccontare episodi di corruzione e
criminalità,Tocqueville stesso ricordava che la democrazia
americana si è sviluppata proprio grazie alla funzione svolta
dall'editoria nella formazione dell'opinione pubblica ».
Ma la File aderirà allo sciopero di giovedì? «No, la
Federazione non aderirà perché alcuni dei nostri associati
preferiscono uscire lo stesso nel giorno dello sciopero, visto che
pensano che ci sia bisogno di maggiore informazione, non di minore
informazione. Ciò non toglie che alla legge siamo contrari, a
questo abuso nei confronti della libera stampa, mentre riteniamo
che sia corretto pensare a una riforma del sistema delle
intercettazioni in generale, per gli abusi commessi in passato
dalla magistratura. Ma se c'è un colpevole di questi abusi, questo
non va ricercato tra quelli che fanno il loro mestiere, che è
pubblicare le notizie». Secondo lei è ancora possibile pensare a
una mediazione tra le istanze del governo e quelle di editori e
giornalisti? Magari innalzando alcuni paletti per quanto riguarda
la pubblicazione di materiale proveniente da fonti giudiziarie?
«Guardi, se la mediazione consiste nell'impedire anche solo in
minima parte al giornalista di fare il proprio mestiere, allora no,
non ci siamo proprio. Nessuna limitazione alla libertà di stampa è
possibile a posteriori, mentre è giusto che si intervenga a priori
su chi ordina e fa le intercettazioni. Il problema è che così la
legge non avrebbe avuto quel carattere punitivo che invece
evidentemente il governo voleva che avesse. Purtroppo».
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