I cattolici “senza tetto”
di Paola Binetti
[22 luglio 2010]
nell'ambito dei rapporti tra Chiesa e Politica le Settimane
sociali rappresentano un incontro importante, legato a una storia
di oltre 100 anni fa. Furono proposte per la prima volta
dall'economista Giuseppe Toniolo, protagonista del movimento
cattolico italiano tra il XIX e il XX secolo, con un titolo
profondamente significativo: "Ispirare cristianamente la società".
Toniolo insegnava Economia a Pisa e volle partire proprio dalla sua
città per proporre un'iniziativa che in un certo senso contribuisse
a ricucire la frattura che in quegli anni si era creata tra Chiesa
e politica. Pisa e Pistoia rappresentavano per lui un territorio
familiare. Conosceva molti intellettuali cattolici, colleghi di
università, impegnati in un lavoro di studio nel campo della
giustizia sociale e del bene comune. Nei loro dibattiti emergeva il
bisogno di capire come dare vita a iniziative che consentissero una
promozione sociale efficace, nel difficile tentativo di ridurre le
grandi differenze sociali, migliorando gli ambienti di lavoro per
renderli più umani, insistendo per creare una maggiore
accessibilità alla formazione per tutti i giovani in gamba. Erano
però gli anni in cui vigeva ancora il non expedit, che non
consentiva ai cattolici di partecipare alla politica, limitandone
di fatto il peso nella vita pubblica. La prima "Settimana sociale",
da lui promossa nel 1907 come una iniziativa di studio e di
riflessione, fu una reazione a queste difficoltà e rappresentò un
contributo formidabile per comprendere come applicare la dottrina
sociale della Chiesa a temi concreti. Da allora, con cadenza
regolare, le settimane sociali si sono sempre svolte con questa
grande passione intellettuale e sociale, con due sole interruzioni
significative. Ci fu una prima lunga pausa dal 1934 al 1946, per le
ostilità del fascismo prima e per la guerra mondiale subito dopo.
Alla ripresa nel 1946 la prima Settimana sociale non solo vide la
partecipazioni di importanti personalità del mondo culturale e
politico cattolico, ma dette anche un contributo rilevante alla
nostra Costituzione, allora in discussione all'Assemblea
costituente.
Ci fu una seconda interruzione tra il 1970 e il 1988.
Non solo perché furono gli anni difficili di un lungo '68, ma la
stessa Chiesa negli anni del post-Concilio era attraversata da un
lungo dibattito interno. Le Settimane sociali furono riprese nel
1988 con una Nota pastorale della Cei, che ne rilanciava il valore
e sollecitava i cattolici a impegnarsi in uno sforzo che andasse
oltre l'analisi dei problemi del Paese, per "Ispirare
cristianamente la società", come fin dal primo momento Toniolo
aveva proposto. Il Documento prodotto que st'anno dal
Comitato scientifico della XLVI Settimana sociale dal titolo:
"Un'agenda di speranza per il futuro del paese", è stata presentata
due giorni fa da Sua Eccellenza Monsignor Arrigo Miglio, presidente
del Comitato scientifico, a tutti i parlamentari nella Sala Zuccari
di Palazzo Giustiniani. Il Presidente Schifani ha dato il saluto
iniziale, sottolineando la peculiarità dell'iniziativa. Era la
prima volta che una cosa del genere accadeva, in questi oltre 100
anni, ed era anche la prima volta he fossero chiamati a discuterne
i leader politici: Quagliariello per il Pdl, Bersani per il Pd,
Casini per l'Unione di Centro e Rutelli per Api. Quattro leader con
sensibilità diverse, con storia politica diversa, con prospettive
di futuro diverse, ma tutti profondamente convinti che la politica
italiana senza il pensiero, la cultura e la tradizione cattolica,
non sarebbe in grado di dare ragione di se stessa. Il tema centrale
è stato proprio quello del rapporto tra cattolici e politica, e non
a caso sono emerse valutazioni diverse. Per Schifani e
Quagliariello, ma anche per Bersani, sia pure con altre sfumature,
è definitivamente tramontato il tempo del partito dei cattolici. Il
loro ruolo è quello di sciogliersi nella vita della nostra società
e testimoniare con coraggio i valori di cui sono storicamente
portatori, con una laicità che esprima matura consapevolezza delle
proprie idee e capacità di comunicare le proprie convinzioni in
modo attrattivo. Sembrava che i due leader stessero dipingendo un
bipolarismo in grado di offrire ai cattolici, sia a destra sia a
sinistra, tutte le migliori condizioni per un confronto interno ai
partiti, con quanti hanno idee e convinzioni diverse perché
provengono ad esempio dalla tradizione comunista o repubblicana, e
per una collaborazione tra i partiti su quelle tematiche in cui i
cattolici identificano un tratto identitario irrinunciabile. Casini
con maggiore concretezza e con realismo politico ha esordito
partendo dalle difficoltà in cui si imbattono i cattolici che fanno
politica, sia a destra sia a sinistra, per ragioni diverse, su temi
diversi. Costretti più a stare sulle difensive, e quindi spesso
all'opposizione interna nei loro partiti, che non capaci di
"Ispirare cristianamente la società", come Toniolo proponeva agli
inizi delle Settimane sociali. La domanda posta da Casini a una
platea molto numerosa toccava direttamente la libertà di coscienza,
troppo spesso messa in conflitto dal dovere di appartenenza. Fino a
che punto i cattolici impegnati nei diversi partiti possono fare
autonomamente scelte che toccano i punti nevralgici delle proposte
descritte nelle cinque linee tematiche del Documento: la vita, la
famiglia, l'educazione, la giustizia, l'immigrazione, una nuova
mobilità sociale, i cambiamenti istituzionali sempre più urgenti,
ecc... Il Documento parla di un'agenda che permetta al Paese di
«riprendere a crescere» proprio lungo queste traiettorie e affida
ai cattolici un ruolo fortemente propositivo, con una quepiena
assunzione di responsabilità nei confronti del Paese.E proprio per
svolgere questo ruolo sorge spontanea una domanda, alternativa al
bipolarismo che affligge il nostro Paese, condannandolo ad una
estenuante conflittualità: «E se fosse giunto il momento per i
cattolici di convergere verso un centro dinamico, capace di una
proposta organica che faccia della ricerca del Bene comune globale
la vera questione nazionale?». Non a caso anche Rutelli ha voluto
lanciare questo filo di speranza, come una possibilità concreta per
ridare respiro alla nostra vita politica, ricominciando proprio
dalla questione etica, per mettere uno stop definitivo alle tante
spinte disgregative che la corruzione rivela ogni giorno. È una
traiettoria che sta particolarmente a cuore a chi come l'Udc sta
lanciando a tutto campo una nuova offerta politica, fortemente
inclusiva, ma nello stesso tempo fortemente radicata nella sua
ispirazione cristiana.
Il valore aggiunto è la speranza nella reale
collaborazione nel Paese tra Società e Politica, per trasformare il
malessere percepito in un positiva ripresa etica. Benedetto XVI
parlando ai Vescovi a proposito della Settimana Sociale 2010, ha
detto: «Nella prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani,
insieme alle forze migliori del laicato cattolico, v'impegnerete a
declinare un'agenda di speranza per l'Italia, perché le esigenze
della giustizia diventino comprensibili e politicamente
realizzabili. Alla Chiesa, sta a cuore il bene comune, che
c'impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali
e spirituali, imparando ad affrontare insieme problemi e sfide del
Paese». Il prossimo appuntamento di Reggio Calabria vedrà molti
parlamentari in atto di ascolto davanti alle mille voci del Paese.
Un ascolto umile e attento, indispensabile per tradurre in proposte
politiche operative e concrete ciò che verrà fuori dai dibattiti e
dalle relazioni di tanti altri cattolici, secondo un ponte di
dialogo, di reciproca fiducia e di stima condivisa, capace davvero
di declinare un'agenda di speranza che tiri fuori il paese dalle
secche di una stagnazione morale prima che imprenditoriale, umana
prima che economica.
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