Arancia meccanica o Furie rosse?
di Paola Binetti
[10 luglio 2010]
Difficile fare previsioni per finale e finalina. Avevamo
scommesso sull'Olanda e siamo stati buoni profeti, ma avevamo
scommesso sulla Germania e abbiamo perso. In termini calcistici
diremmo che c'è stato un pareggio 1 a 1. Risultato modesto, come si
addice al Mondiale italiano, che complessivamente non ha certamente
brillato per tattica e strategia. E come si addice a un cronista
improvvisato come sono io stessa... Fare previsioni non è però uno
sport inutile, perché obbliga a fare i conti con la propria
capacità di individuare i descrittori giusti, dando valore a quegli
indicatori che comunque sono già contenuti nella storia e nella
cronaca di queste ultime settimane e che ci appariranno chiarissimi
a risultato ottenuto. Allora si può provare a scegliere degli
indicatori e poi fare delle previsioni.
Primo parametro: risultati complessivi ottenuti nelle
diverse prove di selezione. L'Uruguay viene da un girone a forte
impatto emotivo, proprio per la presenza dei padroni di casa che ha
sconfitto pesantemente. E dopo aver battuto il Sudafrica ha
infranto anche le speranze del Ghana nei quarti di finale.Alla
Celeste il ruolo di liquidatore del continente africano prima di
essere battuta dall'Olanda in semifinale. In definitiva quattro
vittorie, un pareggio e una sconfitta. La Germania dal canto suo ha
sconfitto negli ottavi e nei quarti Inghilterra e Argentina
giocando in modo superbo e segnando ogni volta 4 goal, per cui la
sconfitta con la Spagna è arrivata davvero inattesa. Ha totalizzato
quattro vittorie e due sconfitte. Analogo l'iter seguito dalla
Spagna, sconfitta dalla Svizzera, sconfigge Honduras e Cile nel
primo girone e poi batte il Portogallo negli ottavi e nei quarti il
Paraguay. Il suo capolavoro resta però la sconfitta della Germania
nelle semifinali. Quest'ultima vittoria ha rilanciato il suo
orgoglio atavico, la stampa spagnola ha inneggiato a questa
vittoria come se si trattasse del ritorno dell'Armada invencible...
Cinque vittorie e una sola sconfitta: niente male per una squadra
mai arrivata in finale a un Mondiale. L'Olanda però è l'unica
squadra di questo campionato ad aver vinto tutte le partite: sei
partite, sei vittorie nette e indiscusse.
Il secondo parametro è la tenuta alla fatica di una
squadra come frutto del suo allenamento; la fluidità delle
comunicazioni interne nella squadra; l'agilità nelle diverse azioni
di gioco, come segno di una co stante e continua interazione in
campo. Ma anche l'umiltà di chi crede che il gioco di squadra vada
costruito in una quotidianità senza smalto e riflettori. La
competenza di allenatori forse meno mediatici ma certamente
tecnicamente più preparati e più motivanti. L'Olanda spicca sul
campo per l'agilità con cui si muove senza agitarsi; e senza
impigrirsi in un attendismo sterile. I giocatori sanno coordinarsi
nel gioco di squadra senza rinunciare allo spirito di iniziativa
individuale. La Germania ha mostrato qualità diverse e forse
proprio questo è mancato alla squadra mercoledì sera, costretta a
inseguire gli spagnoli nelle loro iniziative, senza ribaltare una
dinamica che li ha costretti a un gioco in difesa. La Spagna dal
canto suo ha mantenuto un controllo della situazione in chiave
creativa, più individuale e meno prevedibile. Alla potenza dei
tedeschi ha risposto con leggerezza latina, alla forza tesa e
compatta della Germania ha contrapposto un dominio del campo
spumeggiante, che ha obbligato i tedeschi a correre dietro di loro
per contenerne la tendenza ubiquitaria. Sembravano tutti degli
attaccanti. E non mi riferisco solo a Villa, capocannoniere di
questo mondiale, o a Puyol, il capitano della squadra che ha
segnato il goal della vittoria. Penso a quei passi di danza che la
Spagna di Xavi e Iniesta ha mostrato in tutto il primo tempo,
scivolando tra le gambe dell'avversario, che appariva più legnoso e
meno duttile, giocando con eleganza, come fa il gatto con il topo,
nell'attesa della mossa decisiva, quella che ha dato vita al goal
della vittoria. E di questo domani dovrà tener conto l'Olanda: la
Spagna non opporrà i duri catenacci di una difesa inespugnabile, né
la foga di una corsa di resistenza capace di sfiancare gli
avversari. Gio- cherà nel senso letterale del termine, con la
leggerezza delle sue danze popolari, l'armonia di una sinfonia che
scorre veloce senza fratture di senso e perdite di ritmo.
Un terzo parametro è come sempre il giusto mix tra
aggressività degli attaccanti misurata dai goal fatti, e prontezza
dei riflessi dei portieri misurata dai goal subiti. Non c'è dubbio
che mercoledì la Spagna abbia messo a dura prova il portiere
tedesco. E come ha ben dimostrato proprio Puyol non è solo
questione di gambe, c'entra soprattutto la testa. 13 i goal segnati
dall'Uruguay, 7 i goal subiti. Anche la Germania ha segnato 13 goal
ma ne ha subiti solo 3. La Spagna dal canto suo ha segnato 7 goal e
ne ha subiti 2.L'Olanda infine ne ha segnati 12 e ne ha subiti 4.
Anche in questo caso appare evidente come la difesa dell'Uruguay
sia più debole e permetta agli avversari di insinuarsi fin troppo
facilmente tra le sue maglie, mentre la Spagna mostra uno stile di
attaccanti più attratto dal bel gioco, dal palleggio elegante, che
non dalla determinazione di andare in rete. Se si tiene conto che
dei 7 goal spagnoli 5 li ha segnati Villa, si vede come tutto il
suo gioco giri intorno a pochissimi elementi chiave che l'Olanda
deve tenere rigorosamente sott'occhio.
Un quarto indicatore potrebbe scaturire dalla storia
stessa dei Mondiali e dai suoi vincitori. A oggi è il Brasile la
nazionale che ha vinto il trofeo per il maggior numero di volte: 5;
seguito dall'Italia con 4 vittorie, e dalla Germania con 3; mentre
Argentina e Uruguay ne hanno collezionato 2, e la Francia e
l'Inghilterra 1 sola. Da questo punto di vista Olanda e Spagna sono
entrambe alla ricerca di quella vittoria che permetterà loro di
entrare nell'albo d'oro dei Mondiali. Se la Germania avesse vinto
questo torneo, l'Italia avrebbe perso anche il suo secondo posto
nella classifica generale dei Mondiali, per cui c'è qualcuno che si
rallegra che almeno questo pezzetto d'orgoglio resti agli
azzurri... D'altra parte anche la memoria che l'Olanda conserva
delle sue sfide con la Germania non è delle più felici, basta
pensare a quanto accade nel '90 a Roma, dove gli Orange erano
campioni d'Europa, ma furono eliminati già agli ottavi dalla
Germania. L'Olanda invece ha più volte sfiorato la soglia del
piazzamento finale, nel '74 contro la Germania e nel '78 contro
l'Argentina, ai tempi in cui Cruijff era davvero l'emblema del
calcio globale. Un gioco a tutto campo in cui a ogni giocatore si
chiedeva di farsi carico della partita nella sua globalità,
superando gli steccati di un ruolo rigido e ingessato. Un modo di
giocare che generò campioni come Gullit, van Basten Frank Rijkaard,
il famoso trio olandese di un Milan glorioso. La Spagna invece con
le sue Furie Rosse non è mai andata oltre i quarti di finale nei 13
mondiali a cui ha preso parte e nel gioco con la Germania deve aver
pesato anche la pessima figura fatta durante i mondiali dell'82,
quando la Germania schiacciò i padroni di casa in mondovisione.
Olanda e Spagna possono farcela per ragioni diverse. Speriamo che
ci regalino davvero una partita bella, perché ben giocata anche
sotto il profilo della correttezza e del rispetto reciproco. In
mondovisione ci saranno persone che attraverso il loro gioco
vorranno credere che si vince ancora per merito e che non si perde
di vista che si cotratta pur sempre di un gioco. Non cambieranno le
sorti del mondo per questa partita, anche se gran parte del mondo
si fermerà per vederla. Non si risolverà la crisi che appesantisce
la maggior parte del mondo, ma sembrerà possibile (almeno per un
po'!) accantonare il cupo pessimismo che alcuni recenti episodi
della vita politica ci hanno trasmesso nella singolare visione di
un Parlamento come il nostro assediato all'interno da una rissa tra
alcuni parlamentari della maggioranza e altri dell'opposizione, e
all'esterno impegnato in piazza Montecitorio in un difficilissimo
dialogo con il mondo della disabilità, sceso in piazza a chiedere
giustizia prima ancora che solidarietà, e dall'altra parte, in
piazza del Parlamento occupato dalle vittime del terremoto
dell'Aquila, venute a chiedere una solidarietà operativa e non
parole in libertà.
Il calcio di domani potrebbe regalarci un momento di
speranza per affrontare la prossima settimana, che si profila
tutt'altro che facile per tutti gli italiani, a cominciare dalla
morsa del caldo. Sono cose che in modo simbolico chiediamo anche a
questi Mondiali, che hanno fatto del calcio la metafora della vita
di un Paese. Vecchie esperienze e nuove prospettive possono
definire un momento di crisi o un'eventualità per uscirne alla
grande. La Spagna politica, economica, sociale di oggi è in una
condizione di crisi pesante, a cui non sono estranee molte scelte
francamente discutibili e contraddittorie rispetto alla sua
identità, ma qualcosa di analogo, anche se in modo meno vistoso sta
accadendo anche all'Olanda. Oggi offrono entrambi l'immagine di
Paesi in cui nella popolazione si percepisce un disorientamento che
crea disagi e spaccature. E forse entrambi a modo loro hanno
bisogno di vincere per ritrovare un po' di quell'antica sicurezza
che li ha portati in giro per il mondo come ambasciatori della
civiltà europea quando ancora l'idea di Europa stentava a essere
riconoscibile. A entrambi l'augurio forte e convinto perché vinca
il migliore...
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