Con rabbia e timidezza: Kate Nash
di Stefano Bianchi
[10 luglio 2010]
Sfodera una voce rabbiosamente timida (o timidamente rabbiosa?)
come quelle di Sinéad O'- Connor e Dolores O'Riordan. Talvolta,
ascoltando i suoi pezzi, verrebbe da dirle vola più basso, non
strafare. Ma lei è fatta così: timida e rabbiosa come My Best
Friend Is You, il suo secondo disco. Londinese, ventitre anni,
incapace d'accettare consigli come gran parte delle novelle (e un
tantino spocchiose) cantautrici, Kate Nash è capitata nella musica
più o meno per caso. D'accordo, da piccola prende sporadiche
lezioni di pianoforte ma la sua ambizione è recitare. Tant'è che da
teenager si presenta all'Old Vic Theatre School di Bristol
per un'audizione, ma floppa. Smaltita la delusione, il destino le
fa lo sgambetto facendola cadere dalle scale. Il piede, fratturato,
la costringe all'immobilità ma non alla noia, esorcizzata dalla
chitarra elettrica che mamma le regala. Kate strimpella, abbozza
canzoni e una volta guarita decide di proporle ai frequentatori di
un pub. Debutto incoraggiante, dopodiché il mini repertorio va in
rete, su MySpace, apprezzato e cliccato dalla community.
Nel 2007, tra febbraio e giugno, l'etichetta indipendente Moshi
Moshi le pubblica in mille copie e solo su vinile il singolo
Caroli- ne's A Victim, mentre la Fiction Records
dà alle stampe Foundations che raggiunge il secondo posto
della Top Ten inglese. Confusa e felice, la ragazza è finalmente
pronta con l'album, Made Of Bricks: primo in Gran
Bretagna, ottavo in Irlanda, trentaseiesimo in America. E un brano
del disco, Merry Happy, non solo fa da colonna sonora a un
episodio tivù di Grey's Anatomy ma trova spazio nella
fiction italiana Amiche mie. La consacrazione, infine,
arriva a febbraio 2008: nel giro di un paio di settimane Kate Nash
si porta a casa un Brit Award come miglior artista femminile e un
Nme Shock Award come miglior solista. Date le incoraggianti
premesse, ci voleva un nuovo album che «spaccasse», come si suol
dire. Kate, allora, ha scelto di farsi produrre My Best Friend
Is You da Bernard Butler (ex chitarrista degli Suede) e ha
sviluppato brani eclettici, qua e là sperimentali, che imboccano
rabbiosamente e timidamente parecchie direzioni. Accompagnata da
Brett Alaimo (chitarra), Jay Malholtra (chitarra, basso,
sintetizzatore) ed Elliott Andrews (batteria), la Nash alle prese
con pianoforte e chitarra passa con scioltezza dal disimpegno
all'impegno. Se Paris è svolazzante e impaziente, I
Just Love You More è rumorista e lunaticamente rock come certe
cose di PJ Harvey. Se Kiss That Grrrl è danzerina come le
canzoni da festa scolastica anni Cinquanta ed Early Christmas
Present ha il guizzo di un'ariosa filastrocca, I've Got A
Secret svela un'identità mistica e psichedelica. E via così,
fra trascinanti sfumature folk (Don't You Want To Share The
Guilt?) e parole incazzate che dialogano col ritmo tribale
(Mansion Song); spensieratezze anni Sessanta che fanno
rima con un'altra cantautrice, Duffy (Do-Wah-Doo) e
l'apparentemente folk (perché punk nella sostanza) di Take Me
To A Higher Plane. Posso permettermi, talentuosa Kate, un
consiglio? Dai un seguito, in futuro, alle veraci emozioni di
Later On; all'intimismo di Pickpocket che ti fa
somigliare come una goccia d'acqua a Suzanne Vega; alla disarmante
dolcezza per voce e chitarra acustica di You Were So Far
Away. La rabbia, se puoi, lasciala perdere. Nel tuo caso,
suona un po' stonata. Fai vincere la timidezza, piuttosto. Ne varrà
la pena
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