Cronache di liberal

Il Papa: “Il male è nella Chiesa”

di Gualtiero Lami [30 giugno 2010]

Benedetto XVI ha dato l'annuncio ufficiale: verrà creato un nuovo dicastero per la «rievangelizzazione dell'Occidente», dove - parole del Papa - è in atto «un'eclisse del senso di Dio». Di questa decisione, delle ragioni che l'hanno provocata abbiamo parlato col filosofo cattolico Vittorio Possenti.

Professore, è d'accordo con l'espressione drammatica usata dal Papa? Perché è diventato così difficile il rapporto fra Occidente e religione? Penso anch'io che noi stiamo entrando,anzi siamo già entrati in una fase nuova della storia dell'Occidente. A venti anni dal crollo del comunismo, che pure aveva ingenerato grandi e sincere speranze, la situazione è ritornata molto difficile. I segnali di una ripresa della ricerca spirituale, che pure ci furono, si sono dimostrati molto labili e ora siamo tornati al punto di partenza. O peggio.

Che cosa è successo? Perché la sconfitta del comunismo, non ha consentito una ripresa religiosa in Occidente? Il crollo del comunismo ha segnato la fine di un'ideologia che sperava in una rivoluzione radicale attraverso la politica. A questa convinzione se n'è sostituita un'altra: il rivolgimento profondo della vita umana avverrà - questa l'illusione presente - attraverso la scienza. Il comunismo era espressamente ateo, questa nuova posizione non lo è. Dà luogo però ad un fenomeno che chiamerei di "irreligione". Si tratta di qualcosa di diverso e di più dell'oblio di Dio o del piatto ateismo, è una lotta attiva affinché il problema di Dio scompaia. Dio in questa visione diventa inutile, superfluo. E viene vissuta come profondamente sbagliata, «una cosa storta», l'avvertire la mancanza di Dio come mancanza, come perdita. In questo senso le parole di Benedetto XVI sull'«eclisse del senso di Dio nella storia dell'Occidente» e - direi - nella storia universale sono del tutto condivisibili.

La Chiesa deve avere una percezione altamente drammatica della novità, se addirittura modifica la propria struttura istituzionale per affrontarla. No, non mi sembra che siamo di fronte ad una modificazione così profonda dell'atteggiamento della Chiesa. Ci sono dei precisi antefatti che la collocano questa decisione in continuità con altri atti. I segni di questa consapevolezza erano già presenti nel Concilio Vaticano secondo e nell'Evangelii nuntiandi di Paolo VI, che - come dice il titolo stesso - annuncia una nuova evangelizzazione. Non siamo di fronte quindi ad un rivolgimento. Si tratta di una progressiva presa di coscienza su cui può aver influito - come dicevo prima - la constatazione che il crollo del comunismo non ha portato ad un periodo di nuova vita spiritualità, ma ha riportato alla ribalta un diverso tipo di ateismo. Sulla decisione ha poi sicuramente pesato l'acuta sensibilità di questo Papa verso tali problemi. Non parlerei però di una svolta drammatica.

Professore, può aver pesato su questa decisione il momento di crisi interna che la Chiesa cattolica sta vivendo? Vicende come quella dei preti pedofili? Il Papa ha usato una frase fortissima quando ha affermato: «Il male è nella Chiesa». Non è questa una constatazione nuova. Lo sappiamo da sempre che il male è dappertutto e quindi anche dentro la Chiesa. Già i Padri della Chiesa dicevano: Ecclesia semper reformanda. Certo le attuali difficoltà sono una cosa molto seria e possono aver anche influenzato in qualche misura la decisione papale. Ma la ragione vera non è questa. Sta, lo ripeto, nella nuova forma di ateismo che ha preso il posto di quello di stampo comunista. E ha radici ancora più profonde nel Vaticano II e nelle elaborazioni dei predecessori di Benedetto XVI. In quella volontà di riaprire un dialogo fra Chiesa e mondo senza venir meno all'impegno di annunciare il Vangelo. Ripartire dal Vangelo: questo è il significato delle parole e degli atti del Papa. Il Cristianesimo, attraverso la figura del verbo incarnato, è portatore di una speranza che è affidata ai "fragili vasi" che noi siamo. È nelle mani di noi credenti, che siamo pieni di difetti e di limiti, ma che non possiamo disertare l'impegno dell'evangelizzazione.

Lei vede, dopo la sconfitta del comunismo, nello scientismo la nuova minaccia. Ma la scienza non è contro la religione.. Certo. Ne abbiamo una prova palpabile nel fatto che i fondatori della scienza moderna, da Copernico a Galilei, da Cartesio a Leibnitz, erano tutti credenti ed esercitava- no la loro ricerca come atto di omaggio alla verità divina. E del resto il compito della scienza è la ricerca della verità, senza presumere che la scienza possa conoscere l'integralità del vero. Quando parlo di scientismo intendo un atteggiamento preciso, nato circa un secolo e mezzo fa e che ha avuto come alfiere August Comte.

Si riferisce al positivismo... Esattamente. Già Comte aveva affermato con grande precisione il primo dogma dello scientismo contemporaneo. E cioè che solo la scienza può conoscere, mentre non servono a questo scopo né la filosofia né la teologia. Se posso dunque esprimere un auspicio sul lavoro che il nuovo dicastero dovrà svolgere, è che si punti con grande forza e coraggio sulle questioni della verità e del senso. Su questo piano occorre riprendere in mano il problema della conoscenza scientifica che non può presumere di esaurire la ricerca della verità. Non sarebbe male che il nuovo dicastero possa avvalersi anche di intelligenti polemisti, in grado di mettere bene a fuoco tutte le insufficienze della scienza. Sarà infine indispensabile tornare al metodo di San Paolo.

In che senso? Non certamente nel senso che siamo di fronte ad una prima evangelizzazione come fece San Paolo. Il nuovo dicastero si troverà ad operare in un Occidente di antica cristianizzazione e di nuova scristianizzazione. Nonostante la realtà sia molto diversa, il metodo di San Paolo sarà di grande utilità. L'evangelizzatore per eccellenza si muoveva su due livelli: il primo riguardava la sfera civile, i contatti con i governatori, proconsoli, filosofi, basti pensare al suo rapporto con Seneca. Toccava insomma la parte "alta", colta della società. C'era però anche un secondo livello, certo non meno importante: quello che prevedeva di rivolgersi a tutte le comunità cristiane disseminate sul territorio in modo che potessero prendere vita e fortificarsi i "focolari" del cristianesimo. Spero che il nuovo dicastero si muova lungo queste due direttrici. Perché c'è molto da fare per evangelizzare la cultura, ma ci sono anche tante piccole comunità che faticano a sopravvivere e a crescere in un Occidente così fortemente secolarizzato, che tende a scoraggiare la testimonianza cristiana. Professore, sui temi della vita, del concepimento, della nascita e della morte, la chiesa spesso sembra trovarsi dalla parte opposta rispetto al senso comune delle nostre società... Credo che il tema della vita sia centrale, sebbene non sia l'unico. Credo che sia giusto continuare a mettere bene in luce che non siamo i padroni della vita altrui. E che quindi le questioni dell'embrione, dell'aborto, della nascita sono centrali. È lì infatti che l'uomo e la donna si prestano a diventare dono l'uno per l'altro e non titolari di un diritto di vita o di morte sull'altro. Ma - come dicevo - non è solo questo il tema centrale.

Mi dica gli altri... Mi scusi se mi ripeto, ma io metto avanti a tutto, come filosofo e come uomo, la verità e il senso perché queste due questioni coinvolgono tutte le altre. Se esiste la possibilità di raggiungere la verità, questa non può essere demandata esclusivamente alla scienza. L'uomo deve arrivare con la sua ragione, con la sua fede a comprendere il senso e il compito dell'esistenza. Aldilà della vita, c'è il senso della vita. Noi ci interroghiamo su dove andiamo e da dove veniamo. Se non riusciamo a risponderci, nasce in noi un sentimento di disperazione. Finiamo col disprezzare noi stessi. Evoluzionismo e scientismo, branditi ciecamente, possono quindi provocare gravi danni. Peggio: possono diventare un pericolo.     

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