Una notte tra nani e ballerine
di Enzo Carra
[25 giugno 2010]
Ho passato la notte tra nani e ballerine. Dico sul serio. I
tersicorei, ballerine e ballerini, sono gli onesti lavoratori dello
spettacolo ai quali il decreto sulle fondazioni liriche fissa l'età
pensionabile al compimento del quarantacinquesimo anno. Dico sul
serio: il dato è contenuto all'art. 3 del decreto sul quale ci
siamo lungamente soffermati intorno alle due. I nani, quelli
eravamo, siamo tutti noi, deputati ai quali l'intesa Casini,
Cicchitto, Reguzzoni (Lega) e la benevola astensione del Pd ha
imposto una seduta non-stop e senza partita Italia-Slovacchia, che
dura ancora adesso mentre scrivo. Di Pietro, lui non sarà un nano
ma non è neanche un tersicoreo. In una situazione che per lui si fa
difficile semplicemente sceglie la via dell'ostruzionismo al
decreto sugli enti lirici per cambiare discorso. Altre volte
gli è riuscito a Di Pietro. Lui sanguigno forza la mano e il
Pd pallido lo segue. Stanotte no. Il partito di Bersani si dichiara
doppiamente soddisfatto, pur di fronte a un decreto che non piace a
nessuno di noi, perché ha sventa l'ennesimo voto di fiducia del
governo e perché ottiene concreti miglioramenti alla legge.
Soprattutto, il Pd che ha già diverse rogne di suo decide che è ora
di finirla con ricatti tipo: è l'Idv a fare l'opposizione, quella
vera, il Pd fa finta. Dopodiché quello gli corre dietro. Con grande
piacere ascolto nelle prime ore del mattino, nell'aula assonnata,
le voci di Dario Franceschini e di Antonello Soro che vanno giù
duri, durissimi su Di Pietro, ricordandogli - senza giri di frase -
che se il suo partito è in Parlamento è al Pd che lo deve (in
particolare a Veltroni) e che il tempo di prendere lezioni dall'ex
pm è finito. Si diceva, questi ha inforcato l'ostruzionismo anche
per diradare la foschia che si è posata su di lui da quando il suo
ex amico Veltri lo ha fatto indagare per truffa. Per capirci ieri
mattina Il Fatto - di Antonio Padellaro - apre con una
requisitoria di Flores d'Arcais. "Di Pietro, così non va". Il
giornale circola a Montecitorio quando sta per cominciare il
giorno più lungo della Camera. La giornata non comincia tanto bene
per il leader dell'Idv. Una cosa è la fastidiosa persecuzione dei
suoi nemici berlusconiani, un'altra è la denuncia impietosa dei
suoi autori di riferimento, sul giornale di Padellaro-Travaglio. A
un passo dall'epurazione, Di Pietro fa qualcosa per uscire
dall'accerchiamento. Riprende il comando delle operazioni sulla
sinistra. Se gli riesce confermerà l'egemonia che da due anni, con
alterne fortune, marca sul Pd, costringendolo a un ostruzionismo
senza sbocchi e senza ragioni che darà contemporaneamente un colpo
al rapporto tra Pd e Udc che tanto lo preoccupa. Ieri, però, il
piano dipietresco non riesce. La buona tenuta fisica del gruppo Idv
consegue un unico risultato: trascinare per quarantott'ore la
seduta. Gli occhi pesti, i vestiti spiegazzati, l'afrore che emana
nei banchi, non sono il contesto di un episodio importante nella
storia della Camera. Non è, per dire, una di quelle belle sedute
fiume in cui si discute di leggi che cambiano il corso della
società. Al massimo qui oltre a tagli sugli enti lirici si discute
di nani e di ballerine che, tutti e due, temono per il loro futuro.
Torna su ^