Il gioco di squadra di un Paese leale
di Paola Binetti
[24 giugno 2010]
C'è solo una cosa peggiore della sconfitta di oggi: il sospetto
che la partita possa essere comprata, perché se questo avvenisse
sarebbe il segnale inequivocabile di una corruzione così dilagante
nel nostro Paese da far temere seriamente per la sua ripresa
morale, economica e culturale. Una corruzione che indubbiamente
comincia dalla testa: dal corruttore che compra e che vende: compra
una vittoria e vende il nostro onore sportivo. L'Italia di oggi è
in crisi, perché è in crisi il suo sistema etico di riferimento,
perché le sue regole appaiono più confuse e il merito passa sempre
in secondo, terzo e a volte ultimo piano. Perché non c'è certezza
della pena davanti a reati piccoli e grandi! Perché c'è un sistema
di garanzie che garantisce solo coloro che sono già garantiti e
marginalizza coloro che desiderano mettersi in gioco, come quei
giovani che vogliono solo mostrare di cosa sono realmente capaci.
Il nostro Paese mostra segni visibili di questa sofferenza e lo
sgomento che ha colto tutti gli italiani nel conoscere ogni volta
con maggiore lucidità le cause che la provocano è parte integrante
della patologia che questo Governo dovrebbe curare e non
contribuire a peggiorare, come è accaduto con le affermazioni di
Bossi in merito ai Mondiali. E diciamo subito che non ci faremo
commuovere dalle scuse del ministro, assai tardive (ventiquattro
ore dopo!) e visibilmente motivate dall'intento di "metterci una
toppa". Insomma: l'ennesimo pretestuoso attacco a "Roma
ladrona"(via Lippi) gli veniva dal cuore, le scuse, viceversa,
erano mera, fintissima diplomazia.
Nonostante le proprie debolezze e le proprie furbizie
di piccolo cabotaggio, negli italiani c'è sempre la speranza di
potere e di saper reagire ai mali che ci affliggono attingendo
direttamente alle nostre capacità, ai nostri talenti, quelli
sportivi e quelli intellettuali, quelli artistici e quelli morali.
Sappiamo di essere capaci di reagire, quando vogliamo, quando ce la
mettiamo tutta, quando lasciamo che il senso di responsabilità si
sostituisca a una pigrizia inerte e rassegnata, che si affida ad
altri per risolvere i problemi. E questa volta la stragrande
maggioranza degli italiani ha reagito prima di tutto offendendosi e
poi respingendo al mittente gli insulti implicitamente contenuti
nella affermazione del senatur. Bossi, al di là delle scuse, ha
comunque umiliato gli italiani non solo perché ha rivelato il volto
oscuro di quel cancro pervasivo rappresentato dalla convinzione di
poter comprare tutto da tutti, purché se ne abbiano i soldi, li ha
umiliati perché ha giudicato irrecuperabile il risultato della
partita affidato al talento dei nostri giocatori in campo. Ma
soprattutto ha annunciato con un cinismo aspro e corrosivo che,
davanti ad una crisi economica grave come quella che sta vivendo il
nostro Paese, si può tagliare su tutto, sui posti di lavoro, sui
malati cronici, sulla ricerca, sugli asili nido, ma non
sull'immagine del Paese. Come se tutto si risolvesse sempre e solo
in una gigantesca operazione di maquillage, come se bastasse la
falsa ubriacatura di una falsa vittoria per far dimenticare agli
italiani le condizioni drammatiche in cui stanno vivendo. Anche
restando su di un piano esclusivamente pragmatico, perché mai
dovremmo investire i soldi che non abbiamo per ottenere una
vittoria che inevitabilmente sarebbe annullata nel giro di
pochissimo tempo, quando grazie a qualche intercettazione,
fortunatamente ancora possibile, si verrebbe a sapere che abbiamo
imbrogliato il mondo intero, dal momento che di mondiali stiamo
parlando. Questo Paese rifiuta il solo sospetto che a qualcuno
possa venire in mente di comprare una partita, importante e
decisiva che sia, perché le partite vogliamo giocarle e vogliamo
vincerle. E siamo ancora convinti che possiamo vincerle. E comunque
vogliamo vincere l'unica vera battaglia che stiamo combattendo:
quella per un rilancio morale del Paese. Siamo convinti che occorra
ripartire da qui, nello sport come nella pubblica amministrazione,
nella finanza come nella ricerca, senza moralismi, ma anche senza
quegli opportunismi furbi e fasulli che propongono nuove
scorciatoie, insidiose e alla fin fine del tutto sterili. Non
vogliamo bluffare, non vogliamo far finta che non ci siano stati
errori, vogliamo semplicemente mettere in gioco nuove energie e
nuove risorse per ridare slancio al Paese. È per questo che
pensiamo che il Paese abbia bisogno di andare oltre questo
bipolarismo malato, tipico di una partita truccata e destinata al
fallimento totale. Lo sport è un valore importante, è palestra di
infinite qualità che si possono sviluppare proprio mentre si gioca,
in competizione con se stessi e in competizione con gli altri, da
soli e in squadra. Per molti adulti il calcio resta ancora oggi
l'unica forma di gioco, quella che si trasmette di padre in figlio
e che restituisce a molti genitori la memoria della loro infanzia,
il gusto delle abilità sportive che fanno sentire tutti un
po'campioni e un po' commissari tecnici. Il gioco del calcio nel
vissuto dei bambini che cominciano a giocarlo nelle condizioni più
semplici e perfino più povere, nei cortili della scuola, negli
spazi protetti dei condomini, nei parchi pubblici e perfino in
mezzo alla strada, quando non è troppo pericoloso, è esperienza di
libertà, voglia di vincere, legame forte di amicizia e di sana
competitività. Sanno di potersi mettere in gioco in campionati
poveri di risorse, ma ricchi di sogni e di allegria. Perché mai
dovrebbero pensare che i loro campioni, forse meno forti e valorosi
di quanto avrebbero voluto, questa volta hanno vinto per finta,
sono stati imbrogliati, perché qualcuno ha comprato la partita
convinto che loro da soli non ce l'avrebbero mai fatta... Che senso
avrebbe questo rituale magico, che ha visto e anche oggi vedrà,
incollati davanti al televisore milioni di italiani, se sapessimo
che è tutto falso, già deciso, già messo sul mercato come una
abituale operazione di compravendita. Ma non possiamo non chiederci
perché Bossi abbia voluto lanciare questa profezia così amara e
tutto sommato così pericolosa proprio per questo governo e il suo
presidente, dal momento che non si vede chi mai potrebbe comprare
un risultato di questo tipo...
A chi giova questa accusa lanciata con tanta veemenza e
tardivamente ritirata! Perché ha voluto sottolineare un
comportamento che non appartiene alla maggioranza del Paese che non
si riconosce in questo stile di vita cialtronesco, consumista,
superficiale ed ipocrita, con l'unico risultato -fortunatamente
positivo - di ricompattare il tifo degli italiani, facendoli
stringere intorno agli azzurri, per riconfermare fiducia a Lippi,
alle sue competenze tecniche e alla sua statura morale. Bossi con
quelle parole che non avremmo voluto sentire, pure ha provocato una
reazione virtuosa che in fondo si condensa in uno slogan che i
tifosi italiani affidano agli azzurri per la giornata di oggi:
giocate per vincere, ma giocate lealmente. E comunque vada a
finire, viva l'Italia!
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