Cronache di liberal

Spesso, fra i ricchi,

la generosità è solamente

una forma di timidezza

Friedrich Nietzsche

Il gioco di squadra di un Paese leale

di Paola Binetti [24 giugno 2010]

C'è solo una cosa peggiore della sconfitta di oggi: il sospetto che la partita possa essere comprata, perché se questo avvenisse sarebbe il segnale inequivocabile di una corruzione così dilagante nel nostro Paese da far temere seriamente per la sua ripresa morale, economica e culturale. Una corruzione che indubbiamente comincia dalla testa: dal corruttore che compra e che vende: compra una vittoria e vende il nostro onore sportivo. L'Italia di oggi è in crisi, perché è in crisi il suo sistema etico di riferimento, perché le sue regole appaiono più confuse e il merito passa sempre in secondo, terzo e a volte ultimo piano. Perché non c'è certezza della pena davanti a reati piccoli e grandi! Perché c'è un sistema di garanzie che garantisce solo coloro che sono già garantiti e marginalizza coloro che desiderano mettersi in gioco, come quei giovani che vogliono solo mostrare di cosa sono realmente capaci. Il nostro Paese mostra segni visibili di questa sofferenza e lo sgomento che ha colto tutti gli italiani nel conoscere ogni volta con maggiore lucidità le cause che la provocano è parte integrante della patologia che questo Governo dovrebbe curare e non contribuire a peggiorare, come è accaduto con le affermazioni di Bossi in merito ai Mondiali. E diciamo subito che non ci faremo commuovere dalle scuse del ministro, assai tardive (ventiquattro ore dopo!) e visibilmente motivate dall'intento di "metterci una toppa". Insomma: l'ennesimo pretestuoso attacco a "Roma ladrona"(via Lippi) gli veniva dal cuore, le scuse, viceversa, erano mera, fintissima diplomazia.

Nonostante le proprie debolezze e le proprie furbizie di piccolo cabotaggio, negli italiani c'è sempre la speranza di potere e di saper reagire ai mali che ci affliggono attingendo direttamente alle nostre capacità, ai nostri talenti, quelli sportivi e quelli intellettuali, quelli artistici e quelli morali. Sappiamo di essere capaci di reagire, quando vogliamo, quando ce la mettiamo tutta, quando lasciamo che il senso di responsabilità si sostituisca a una pigrizia inerte e rassegnata, che si affida ad altri per risolvere i problemi. E questa volta la stragrande maggioranza degli italiani ha reagito prima di tutto offendendosi e poi respingendo al mittente gli insulti implicitamente contenuti nella affermazione del senatur. Bossi, al di là delle scuse, ha comunque umiliato gli italiani non solo perché ha rivelato il volto oscuro di quel cancro pervasivo rappresentato dalla convinzione di poter comprare tutto da tutti, purché se ne abbiano i soldi, li ha umiliati perché ha giudicato irrecuperabile il risultato della partita affidato al talento dei nostri giocatori in campo. Ma soprattutto ha annunciato con un cinismo aspro e corrosivo che, davanti ad una crisi economica grave come quella che sta vivendo il nostro Paese, si può tagliare su tutto, sui posti di lavoro, sui malati cronici, sulla ricerca, sugli asili nido, ma non sull'immagine del Paese. Come se tutto si risolvesse sempre e solo in una gigantesca operazione di maquillage, come se bastasse la falsa ubriacatura di una falsa vittoria per far dimenticare agli italiani le condizioni drammatiche in cui stanno vivendo. Anche restando su di un piano esclusivamente pragmatico, perché mai dovremmo investire i soldi che non abbiamo per ottenere una vittoria che inevitabilmente sarebbe annullata nel giro di pochissimo tempo, quando grazie a qualche intercettazione, fortunatamente ancora possibile, si verrebbe a sapere che abbiamo imbrogliato il mondo intero, dal momento che di mondiali stiamo parlando. Questo Paese rifiuta il solo sospetto che a qualcuno possa venire in mente di comprare una partita, importante e decisiva che sia, perché le partite vogliamo giocarle e vogliamo vincerle. E siamo ancora convinti che possiamo vincerle. E comunque vogliamo vincere l'unica vera battaglia che stiamo combattendo: quella per un rilancio morale del Paese. Siamo convinti che occorra ripartire da qui, nello sport come nella pubblica amministrazione, nella finanza come nella ricerca, senza moralismi, ma anche senza quegli opportunismi furbi e fasulli che propongono nuove scorciatoie, insidiose e alla fin fine del tutto sterili. Non vogliamo bluffare, non vogliamo far finta che non ci siano stati errori, vogliamo semplicemente mettere in gioco nuove energie e nuove risorse per ridare slancio al Paese. È per questo che pensiamo che il Paese abbia bisogno di andare oltre questo bipolarismo malato, tipico di una partita truccata e destinata al fallimento totale. Lo sport è un valore importante, è palestra di infinite qualità che si possono sviluppare proprio mentre si gioca, in competizione con se stessi e in competizione con gli altri, da soli e in squadra. Per molti adulti il calcio resta ancora oggi l'unica forma di gioco, quella che si trasmette di padre in figlio e che restituisce a molti genitori la memoria della loro infanzia, il gusto delle abilità sportive che fanno sentire tutti un po'campioni e un po' commissari tecnici. Il gioco del calcio nel vissuto dei bambini che cominciano a giocarlo nelle condizioni più semplici e perfino più povere, nei cortili della scuola, negli spazi protetti dei condomini, nei parchi pubblici e perfino in mezzo alla strada, quando non è troppo pericoloso, è esperienza di libertà, voglia di vincere, legame forte di amicizia e di sana competitività. Sanno di potersi mettere in gioco in campionati poveri di risorse, ma ricchi di sogni e di allegria. Perché mai dovrebbero pensare che i loro campioni, forse meno forti e valorosi di quanto avrebbero voluto, questa volta hanno vinto per finta, sono stati imbrogliati, perché qualcuno ha comprato la partita convinto che loro da soli non ce l'avrebbero mai fatta... Che senso avrebbe questo rituale magico, che ha visto e anche oggi vedrà, incollati davanti al televisore milioni di italiani, se sapessimo che è tutto falso, già deciso, già messo sul mercato come una abituale operazione di compravendita. Ma non possiamo non chiederci perché Bossi abbia voluto lanciare questa profezia così amara e tutto sommato così pericolosa proprio per questo governo e il suo presidente, dal momento che non si vede chi mai potrebbe comprare un risultato di questo tipo...

A chi giova questa accusa lanciata con tanta veemenza e tardivamente ritirata! Perché ha voluto sottolineare un comportamento che non appartiene alla maggioranza del Paese che non si riconosce in questo stile di vita cialtronesco, consumista, superficiale ed ipocrita, con l'unico risultato -fortunatamente positivo - di ricompattare il tifo degli italiani, facendoli stringere intorno agli azzurri, per riconfermare fiducia a Lippi, alle sue competenze tecniche e alla sua statura morale. Bossi con quelle parole che non avremmo voluto sentire, pure ha provocato una reazione virtuosa che in fondo si condensa in uno slogan che i tifosi italiani affidano agli azzurri per la giornata di oggi: giocate per vincere, ma giocate lealmente. E comunque vada a finire, viva l'Italia!   

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