Cronache di liberal

Tre passi oltre la crisi

di Michael Novak [01 maggio 2010]

La crisi economica non ha causato solo l'impoverimento delle famiglie, ma ha portato con sé alcuni effetti positivi innegabili. Tra questi (almeno per gli Usa), la drastica diminuzione del debito personale, con particolare riferimento alle carte di credito; una nuova consapevolezza del fatto che il matrimonio è qualcosa di più di un legame emotivo, vale a dire «una sorta di associazione economica e una rete di sicurezza sociale »; una lieve riduzione (o almeno un posticipo) dei divorzi, e meno soldi investiti in vacanze e distrazioni costose che portano i genitori lontano dai propri figli. facilmente le proprie risorse e le proprie energie. In questo modo, il sistema economico del capitalismo tende a indebolire quel sistema morale/culturale da cui ha preso forma. Ciò che suggerisce uno studioso come Kevin Ryan (fondatore e direttore del Center for the Advancement of Ethics all'Università di Boston), viceversa, è che la crisi del capitalismo costringa i cittadini a fare marcia indietro verso abitudini culturali e impegni morali che avevano messo il sistema capitalistico al primo posto.Può esserci una dose di verità in questo, e il suo suggerimento intuitivo potrebbe condurre a ulteriori indagini empiriche.

Secondo Ryan,, la crisi finanziaria globale «iniziata con il crollo dei prezzi del mercato immobiliare Usa, si è diffusa attraverso le banche centrali e le borse in tutto il mondo, provocando una perdita di quindicimila miliardi di dollari della ricchezza dei consumatori ». Un tesi sulla quale tutti sembrano d'accordo. Ma cos'è stato a provocare tale crollo? È questa la domanda più importante. Le due gigantesche imprese finanziate dal governo (Ifg), la Fannie Mae e la Freddie Mac, hanno erogato centinaia di miliardi di dollari in mutui garantiti dal governo per ipoteche "subprime", mentre i regolatori delle banche hanno fatto pressione sulle stesse perché riducessero drasticamente i prestiti ordinari e aumentassero le ipoteche. I due giganteschi istituti di credito, Fannie e Freddie, appunto, hanno ricevuto troppi encomi pubblici (anche da parte mia, purtroppo), per aver erogato mutui a milioni di famiglie a basso reddito, consentendo loro di diventare proprietarie delle proprie abitazioni. Ciò che si è trascurato, è il fatto che in realtà i proprietari delle case erano le banche ed altri istituti, e che le famiglie si erano fatte carico di debiti più alti di quanto fossero in grado di sostenere una volta scesi i prezzi delle case,come naturalmente poi è accaduto. Intendiamoci: le intenzioni di queste leggi federali erano del tutto "morali". Il Con- Tra i vantaggi economici riscoperti nel ménage familiare, c'è l'impegno della coppia a pagare i debiti; la propensione dei parenti acquisiti a dare una mano con i bambini e mettendo a disposizione abitazioni senza far pagare l'affitto. Questi piccoli grandi mutamenti ripropongono le domande che Daniel Bell si pose, nel 1976, ne Le Contraddizioni Culturali del Capitalismo. Secondo Bell, la capacità del capitalismo a produrre ricchezza in tutta la società danneggia il sistema morale (che pur tuttavia ha reso il capitalismo possibile). In particolare, Bell afferma che i sistemi capitalistici si basano su tre sistemi sociali strettamente correlati,ma tuttavia distinti, così sintetizzabili: sistema politico, sistema economico e sistema morale/ culturale. Il fatto che siano distinti l'uno dall'altro, fa si che l'equilibrio sociale fra i tre sia variabile e che in maniera ciclica un sistema diventi più forte degli altri due. Si potrebbe ipotizzare che per la crescita improvvisa dell'industria americana su scala nazionale provocata dalla grande Guerra Civile (1861-1865), specialmente dopo la proliferazione delle ferrovie nella parte orientale del Paese, la lobby industriale divenne più unita e potente rispetto al sistema politico e a quello morale/culturale. E che al tempo del Social Gospel e dei Movimenti Progressisti nella prima metà del Novecento - e sulla spinta delle due Guerre Mondiali - la classe politica, cui vennero conferiti poteri straordinari, prese il sopravvento. E infine, che con l'enorme crescita delle nuove tecnologie nel campo delle comunicazioni (radio, cinema,riviste patinate, televisione, telefoni cellulari, computer, Internet, Twitter, ecc.), l'élite delle idee, dei simboli e dell'espressione pubblica abbia preso il sopravvento e guadagnato così tanto terreno da mettere in ridicolo antichi e basilari valori in nome di una nuova moralità. Comunque sia, il punto è che i tre sistemi sono necessari l'uno all'altro per il mantenimento dell'equilibrio e del controllo reciproco. E che, secondo Bell, c'è una contraddizione di fondo: alla base dei tre sistemi c'è una componente morale che il successo improvviso e sconvolgente del capitalismo (economicamente parlando) tende a indebolire. Quest'ultimo è un sistema fondato sulla testa (come suggerisce il termine stesso), vale a dire, basato sull'invenzione, la scoperta, sull'organizzazione e sulla propensione a rinunciare a piaceri momentanei per risparmiare e investire (con un certo rischio) nel futuro, in modo profondamente diverso rispetto al passato.

Tuttavia, le sue trasformazioni sociali piuttosto veloci incoraggiano le generazioni più recenti a vivere semplicemente a spese dei profitti del passato, a sacrificarsi meno, a vivere più per il presente e a dissipare gresso desiderava che un bacino sempre più ampio di persone a basso reddito potesse ottenere mutui e comprarsi una casa.Tuttavia, gli effetti non previsti sono stati quelli di permettere agli speculatori di richiedere questi mutui convenienti e garantiti per acquistare una seconda casa.Era più probabile che riuscisse a beneficiare di tali vantaggi il ceto medio ricco, piuttosto che le famiglie a basso reddito che fino a quel momento non avevano mai avuto la possibilità di possedere una casa. Inoltre questi "secondi mutui", venivano garantiti dal governo, come nessun alto istituto di credito poteva fare. Queste pesanti conseguenze non previste, naturalmente, non erano limitate soltanto al mercato immobiliare. Le banche private di tutto il mondo avevano acquistato mutui erogati dalla Fannie Mae e dalla Fannie Mac (che in effetti erano i veri garanti dei mutui, ma non i detentori a lungo termine).

Quel che è peggio, tali mutui per abitazioni private, non soggetti al rigoroso, stretto controllo che avveniva in passato, non venivano venduti singolarmente a banche ausiliarie. Piuttosto, venivano venduti in "pacchetti"anonimi.Poi, quando i mutui individuali hanno iniziato ad andar male, i neo-proprietari di questi pacchetti di mutui non avevano modo di sapere quanti di quel pacchetto che possedevano sarebbero andati male. Dall'essere in possesso di un certo reddito su cui poter contare da mutui ben sostenuti, si sono trovati a dover affrontare lo shock di un'incertezza finanziaria e a una svalutazione cospicua delle proprie risorse. Intanto, altri colleghi dell'Ifg hanno esaminato accuratamente il grosso calo del numero di persone al mondo che guadagnano meno di un dollaro al giorno. Nel 1970, erano 968 milioni. Nel 2006 erano scese a 350 milioni. In quel periodo la popolazione mondiale era aumentata di tre miliardi. Ciò nonostante il numero dei poveri si era ristretto del 64 per cento. Se i leader politici, intellettuali e i capi della Chiesa riusciranno a sviluppare questo processo per altri trent'anni, i rimanenti 350 milioni dovrebbero essenzialmente tolti dallo stato di povertà.

La Cina e l''India sono state protagoniste di quasi tutto questo miglioramento delle condizioni di vita. I due Paesi, non molto tempo fa, erano quelli con il numero più alto di poveri. A partire dal 1980, invece, hanno portato più di mezzo miliardo di persone dallo stato di povertà a un rango superiore, se non al ceto medio, rivaleggiando con il grande successo materialistico dell'Europa tra il 1800 e il 1900. Durante quel secolo, il reddito di un lavoratore inglese era aumentato del 1600 per cento. Cibi, bevande e tessuti che prima di allora non erano reperibili neppure per i più abbienti, entrarono a far parte della vita quotidiana dei lavoratori. Nel caso della Cina e dell'India, tali risultati sono stati il frutto dello spostamento da un'economia governata dal socialismo a una fondata sulla proprietà privata, sui mercati aperti e sull'impresa personale. La stessa linea che ha migliorato tanto sensibilmente il tenore di vita in Europa nel 1900. In altre parole, l'improvvisa prosperità degli Stati Uniti subito dopo la scoperta, si sta replicando ora in Asia. Una volta l'Asia era il continente con il maggior numero di poveri. Oggi invece è l'Africa che detiene questo triste primato insieme alle regioni più remote dell'America Latina. Molte regioni remote (ma non tutte), stanno "fuori dal circolo dello sviluppo" che si espande all'esterno dai sistemi economici liberi. La strada da fare è ancora lunga.Ma non c'è niente di più saggio che prendere spunto e incoraggiamento in questo compito difficile, dai successi ottenuti di recente. Si può trovare un altro esempio formidabile del miglioramento delle condizioni dei poveri negli ultimi quarant'anni nello studio recente condotto dall'Ufficio Americano per il Censimento sulle Condizioni di Vita negli Stati Uniti, del 2005, con rapporti dettagliati sulla Percentuale di Nuclei Familiari in Materia di Beni di Consumo Durevoli. Questa indagine conoscitiva mette a confronto i risultati del 2005 con quelli del 1971, in base a un certo numero di caratteristiche selezionate, tra cui famiglie al di sotto della soglia della povertà.

Il mio collega   Mark J. Perry riassume l'indagine nel modo seguente: «Certi "comfort"come l'aria condizionata, l'asciugatrice, la tv a colori e la lavastoviglie che nel 1971 erano considerati un lusso e che solo un numero esiguo di famiglie americane possedeva, nel 2005 divennero talmente alla portata di tutti che la maggior parte dei nuclei familiari li aveva tutti. Altri articoli come il forno a microonde, il videoregistratore, il computer e il telefono cellulare che effettivamente nel 1971 non esistevano nemmeno, divennero così a buon mercato che più di due famiglie americane su tre li possedeva».

«Se dipendesse da lei, quali programmi proporrebbe per porre fine alla povertà, così come la si è vista di recente in Bolivia e in Brasile (o in altri posti)?», mi ha domandato più di una volta a tavola, durante una cena nei suoi appartamenti Papa Giovanni Paolo II. Ho ricordato a lui e all'arcivescovo Dziwicz che non sono un economista. Tuttavia, ho sempre dato tre semplici consigli fondamentali: 1) Poiché la forma di capitale più dinamica è il capitale umano, bisogna investire il denaro pubblico nella divulgazione e nel miglioramento dell'istruzione.A questo si deve aggiungere un nuovo accento sulla creatività economica, sull'impresa, l'ingegno e l'inventiva (che nel Centesimus Annus il Santo Padre individua come fonte principale della ricchezza odierna delle Nazioni); 2) Per mettere a disposizione i milioni di posti di lavoro di cui i disoccupati hanno disperato bisogno in molti Paesi poveri, occorre facilitare la possibilità per loro di fondare piccole aziende, con la copertura di passività limitate. Ciascun Paese che intende sfuggire alla povertà deve contribuire a promuovere la creatività economica dei poveri. In realtà, escludere i poveri dal diritto di creare associazioni di aziende è veramente un crimine, come lo è il fatto di non poterlo fare in modo veloce ed economico. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro vengono creati da piccole nuove imprese che impiegano dalle tre alle venticinque persone. Per questo motivo la giusta linea di condotta è quella di fare in modo che queste nascano facilmente, velocemente e con la minima spesa. È molto improbabile che una Nazione riesca a uscire dalla povertà senza aumentare velocemente l'occupazione nel settore privato. 3) Poiché i poveri non dispongono di capitale personale per acquistare materiali o per pagare collaboratori prima di iniziare le operazioni, il governo deve dare loro un aiuto creando istituti di credito di supporto in ciascuna località, che offrano consigli pratici così come finanziamenti anticipati, a tassi più bassi possibile. Tali istituti di credito offrono consigli perché vogliono che chi chiede prestiti riesca nell'impresa e che in questo modo sia in grado di restituire con regolarità i soldi. In questo modo, si possono riciclare i mini prestiti per passarli ad altri imprenditori. L'Arcivescovo Mark Mc Grath, figura di un certo rilievo al Concilio Vaticano II, a Panama ha elaborato uno schema simile di recupero di piccoli prestiti, ottenendo risultati notevoli. In altre parole, i governi dovrebbero impegnarsi a preparare e sostenere molte donne e uomini in campo aziendale, in special modo tra i poveri. Un simile progresso che parte dal basso è il metodo migliore per portare i frutti della nuova ricchezza al livello della gente comune. Del resto, il Signore ha sparso dappertutto talenti in campo economico così come il contadino ha sparso i suoi semi. Da oltre 180 anni, a partire da quando Karl Marx rese popolare il termine e gli attribuì un significato spregiativo, importanti forze intellettuali nel mondo denigrano la parola capitalismo. Di solito, questo succede perché si vuole incrementare una forma di economia rivale, con parole più semplici. Se ciascuno di noi mettesse da parte una moneta per ogni volta che il termine capitalismo viene usato in senso spregiativo, saremmo ricchissimi. Nel periodo in cui il capitalismo iniziò a prendere piede nella storia dell'umanità, nei secoli XVII e XVIII, la motivazione corrente per denigrarlo era dovuta al fatto di voler concentrare maggior potere nelle mani dello Stato. La razionalizzazione consueta per questa collettivizzazione è di regolamentare, correggere e indirizzare il mercato. Fino a un certo punto, per l'economia stessa è un vantaggio che ci sia una certa regolamentazione e lo stesso vale per le aziende, proprio com'è necessario che nello sport esistano regole chiare stabilite in anticipo. Però, se la regolamentazione è eccessiva ciò diventa un danno. Proprio gli interventi congressuali sul mercato immobiliare hanno portato con sé una serie di crolli in altri mercati finanziari. Le società avvedute prendono serie precauzioni contro quei gruppi politici che vogliono esercitare un sempre maggior potere sull'attività economica. Ai nostri giorni, nuovi miti come il raffreddamento globale negli anni Ottanta e il riscaldamento globale negli anni Novanta, hanno fatto si che il governo pretendesse il controllo sull'attivismo e la creatività economica. Si dice che le motivazioni siano buone, semplici e accettabili.

Sembra che non   manchi mai qualcuno ha voglia di soffocare i creatori di nuova ricchezza con la scusa di volerli aiutare. L'esperienza però ci fa vedere metodi di regolamentazione accorti e metodi azzardati, distruttivi e creativi. Nel modo più realistico possibile e riferito all'esperienza, non dobbiamo smettere di domandarci cos'è che potrebbe affrancare i poveri dalla loro condizione di miseria e dalla disoccupazione. A lungo andare, non può essere lo Stato. Storicamente, niente come l'attività economico creativa ha il potere di eliminare la povertà. Fino ad oggi, l'incremento della popolazione e l'affrancamento dalla povertà sono andati di pari passo, grazie ai prodigi del miglioramento delle conoscenze mediche e grazie alla tecnologia medica. Tali progressi, a loro volta, sono stati possibili grazie alla nuova ricchezza realizzata attraverso invenzioni sorprendenti in Paesi a volte denigrati come capitalisti. Sarebbe meno offensivo essere denigrati se si mostrasse di aver compreso quel dato sistema e capito come funziona. Si tratta di un sistema con gravi pecche. Un sistema mediocre, fino a quando lo si confronta con gli altri. Non ha però eguali nel togliere i poveri del mondo dalla loro condizione.

È stato soltanto   duecento anni fa che l'Occidente Cristiano si è mobilitato contro Malthus per eliminare l'orribile fardello della povertà dall'intera razza umana. Lo scopo costante era quello di aiutare i poveri attuali a raggiungere un tenore di vita che nel 1776 era impensabile anche per i più abbienti. All'epoca, il sogno di un benessere universale venne auspicato per la prima volta, nel suo piccolo, da Adam Smith e allora la sua Scozia non era molto ricca. L'idea dello sviluppo economico per abbattere la povertà nacque da lì. Per fortuna, nello studio approfondito condotto in Centesimus Annus, Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto il giusto ruolo del mercato (specialmente nelle sezioni 31-42). Lui ha fatto molto, dall'alto della sua posizione, per essere testimone della speranza per i più poveri del mondo.

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