Il pasticcio della libertà
di Riccardo Paradisi
[02 marzo 2010]
L'atto mancato della presentazione della lista provinciale di
Roma dei candidati Pdl alle elezioni regionali segna il punto di
precipitazione della tensione tra le due grandi anime del Pdl. Un
minuto dopo l'esclusione dalla gara per le elezioni regionali
s'è scatenato infatti, puntuale, il reciproco j'accuse tra i
due quartier generali di (ex) An e (ex) Forza Italia. Il ritardo
fatale della presentazione delle liste - ci si chiede ora -
potrebbe essere lo sparo di Sarajevo dentro il Pdl, l'innesto
tecnico di un regolamento di conti su grande scala? Se fosse vero
che il ritardo che ha determinato la mancata consegna delle liste
è da attribuire a un braccio di ferro all'ultimo secondo tra
gli ex di Forza Italia e quelli di An su alcuni nomi da candidare,
nei prossimi giorni potrebbero davvero prodursi regolamenti di
conti pesanti all'interno del Pdl.
Un retroscena ancora da confermare ma che il ministro
per l'attuazione del programma Gianfranco Rotondi accredita con la
sarcastica denuncia sull'incapacità organizzativa del
partito: «I maestri del Pdl hanno fatto perdere la Polverini
a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in
questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce
a misericordia». Accusa a cui il coordinatore Regionale Lazio
Pdl Vincenzo Piso (ex An), ha risposto con altrettanta durezza,
definendo il ministro non degno del suo ruolo. «Che tal
signor Piso, che doveva presentare la lista del PdL, spieghi
perché non ha presentato la lista in orario invece di
appellarsi a Napolitano » controreplica ancora Rotondi.
Mentre dall'opposizione il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini
consiglia al Pdl di utilizzare la protezione civile per presentare
le liste. Un'analisi di quanto è accaduto nel Pdl romano la
fa anche Il Giornale di Vittorio Feltri. È una
riflessione con morale finale so in moto meccanismi di
frazionamento dagli esiti imprevedibili. Sarebbe già in atto
lo scontro tra il ministro Ignazio La Russa e Gianni Alemanno:
«C'è stata una grande leggerezza, dovremo andare a
fondo», minaccia il coordinatore del Pdl, riferendosi alle
responsabilità del sindaco di Roma. Il quale invece
attribuisce lo scivolone a forzature e rigorismi burocratici. Tutti
comunque promettono ripulisti interno quando l'affare sarà
risolto. Quel che più preoccupa il premier Berlusconi,
nell'immediato, è il danno in termini di comunicazione che
tutto questo sta producendo. Una preoccupazione che attraversa
anche i ranghi finiani: «Quanto accaduto - dicono gli amici
del presidente della Camera - è la dimostrazione che il
partito è ancora tutto da costruire».
Il partito che non c'è insomma, della cui
assenza prende atto Il Giornale, il ministro
Rotondi e molti altri che per carità di patria
tacciono ma che da tempo in privato cantano il requiem del Pdl. Ma
Rotondi va oltre la presa d'atto rassegnata: da giorni lamenta il
mentecattismo con cui son state fatte le liste regionali del Pdl -
accusa formulata nelle Marche anche dal presidente della
commissione bilancio Mario Baldassarri. Rotondi per soprammercato
evoca per reazione la rifondazione della nuova Dc. Il coordinatore
del Pdl laziale Piso cerca di metterci una pezza: definisce
infondata la voce che vorrebbe i due rappresentanti di lista in
ritardo nella consegna della documentazione perché impegnati
a modificare in corsa le liste elettorali. «I due - dice,
riferendosi ad Alfredo Milioni e Giorgio Polesi, i rappresentanti
di lista Pdl al centro della bufera - sono degli esperti, sono le
persone che puntualmente hanno rappresentato le liste di Forza
Italia e An, per tantissimi anni. Un ragionamento su eventuali
responsabilità forse va fatto, ma queste persone hanno
rappresentato da due lustri le nostre due liste. Non sono dei
ragazzini». È lo stesso motivo però per cui
viene accreditata l'ipotesi della trattativa sui nomi fino
all'ultimo minuto. In attesa di sapere cosa sia accaduto e di
ciò che deciderà il tribunale amministrativo a cui il
Pdl ha fatto ricorso c'è anzi tutto però da prendere
atto di un sicuro dato politico: la faglia di Sant'Andrea che
s'è creata nel partito guidato dai cofondatori Berlusconi e
Fini. Partito già logorato e stressato da giorni di
polemiche al calor bianco tra le due componenti sul fronte della
giustizia e dell'organizzazione interna del partito. Un partito
unitario che unitario non è stato mai perché
l'amalgama, come diceva D'Alema a proposito del Pd, non è
mai avvenuta. Pdl che ora alterna mobilitazione di piazza - Il
ministro Meloni parla di difesa a oltranza della democrazia - ad
appelli al presidente Napolitano, che non sembra avere nessuna
intenzione di farsi coinvolgere nella diatriba: «Spetta solo
alle competenti sedi giudiziarie - dice il presidente - la verifica
del rispetto delle condizioni e procedure previste dalla
legge». Ma non c'è solo Roma. In Lombardia, a Milano,
si replica incredibilmente lo stesso copione: la lista Per la
Lombardia di Roberto Formigoni non è stata ammessa alle
elezioni regioni per invalidità di 514 firme. Lo ha deciso
la Corte di appello di Milano accogliendo il ricorso presentato
dalla lista Bonino-Pannella. I radicali hanno presentato lo stesso
ricorso anche contro la lista Penati Presidente, che appoggia il
candidato del Pd, per insufficienza delle firme dei sottoscrittori,
ma il ricorso non è stato accolto dalla Corte d'appello.
Fosse finita qui...
No, anche la ruota di Napoli estrae numeri da circo.
Roberto Conte, già verdi, già Pd, soprattutto
già condannato in primo grado per concorso esterno in
associazione mafiosa è riuscito a candidarsi nel
centrodestra all'ultimo minuto. La sua candidatura è
spuntata in zona Cesarini nella lista Alleanza di popolo, alleata
con la coalizione di centrodestra. Il candidato alla presidenza
Caldoro ha annunciato di non volere i suoi voti: «Se
dovessero alla fine risultare decisivi, non avrò esitazioni
a rinunciare alla carica di presidente» ha detto chiedendo
quindi che la candidatura venga ritirata e che la lista che lo
sostiene prenda le distanze da Conte stesso. Un colpo di teatro
reso possibile dal ritardo con cui è arrivata l'approvazione
del decreto anticorrotti arrivato ieri in Consiglio dei ministri.
Provvedimento sul quale il Pdl si divide da mesi. Ci sarebbe da
ricordare anche il caso del senatore Di Girolamo - di cui
liberal si occupa a pagina 4 - su cui ora è sorta
una curiosa disputa su chi abbia la responsabilità della sua
candidatura. Guardare al disintegrarsi del centrosinistra sembra
aver indotto nel Pdl una sindrome mimetica. Notava - fissando un
principio universale - Federico Nietzsche: «Se tu riguarderai
a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro
di te». Aveva in mente questioni più serie
evidentemente ma insomma è per capirsi...
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