An e il figlio di nessuno
di Marco Palombi
[02 marzo 2010]
A chi il camerata Di Girolamo? A voi! Si perdoni l'ironia un
po'grossier, ma sembra questo il tono dei rapporti all'interno di
quelle che furono le correnti di Alleanza nazionale, oggi
felicemente trasmigrate nel Popolo della Libertà. Il fatto
è che la vicenda dell'oramai ex senatore - il nostro ieri
s'è dimesso con un'accorata lettera a Renato Schifani - non
ha fatto che mostrare plasticamente, o meglio come in un fermo
immagine, la guerra totale che si combatte ormai da mesi attorno
alle spoglie immaginarie di via della Scrofa. La indisciplinata
nidiata almirantiana che, guidata da Gianfranco Fini, mise fine
alla vita del Msi, a contatto col potere ha infatti cominciato a
scomporsi in forme non sempre piacevoli da guardare, a coltivare al
suo interno odi misteriosi e pre-politici per arrivare, infine, nel
nuovo partitone ad una contrapposizione spesso violenta in cui ha
brillato, per capacità organizzative e capacità di
penetrazione nel territorio altrui, il duo Gasparri-La Russa. Ma
torniamo all'avvocato Nicola Di Girolamo. A scandalo iniziato
è apparso subito chiaro - visti i nomi dei protagonisti -
che il parlamentare che nessuno ha mai conosciuto andava
"accollato" agli antichi missini. Il Cavaliere, venerdì
scorso, ha provveduto a voce a indirizzare i più distratti:
«Non l'ho mai neppure conosciuto. È stato portato da
un responsabile di An», ha spiegato ai cronisti.Va detto che
il giallo al momento non ha ancora un colpevole: il nome "Di
Girolamo"nella lista del Pdl per la circoscrizione Europa prima non
c'era, dopo sì e non si sa come. Alla fine poi, nello
sconcerto generale, questo signore s'è pure presentato a
palazzo Madama forte dei suoi 25mila voti meno qualcosa. Il tutto,
ovviamente, senza l'invito di nessuno.
Oltre alle straordinarie capacità mimetiche del
nostro, però, a stupire (e pure un po' a divertire) è
la reazione di colonnelli, feldmarescialli e capitani di
complemento della ex destra italiana. La cosa è cominciata
così. All'inizio dello scandalo qualcuno soffia un nome ai
giornali: Andrea Augello. Il senatore vicino a Gianni Alemanno
avrebbe "salvato" Di Girolamo nel febbraio 2009, quando il nostro
stava per essere cacciato dal Senato per aver presentato documenti
non validi al momento della candidatura. La cosa, però,
è falsa: Augello al contrario s'era speso, contro il suo
gruppo, per votare la decadenza del «portiere» o
«schiavo» di Gennaro Mokbel. A ristabilire la
verità provvedeva, via comunicato stampa, Francesco Sanna,
senatore anche lui ma del Pd: Di Girolamo fu salvato da Gasparri e
Quagliariello che fecero rinviare sine die il voto dell'Aula.
Bizzarramente, a preoccuparsi al telefono che il verbo di Sanna non
finisse nel dimenticatoio delle caselle email delle agenzie di
stampa, c'erano nientemeno che uomini dello staff del sindaco di
Roma. Neppure i finiani, peraltro, mancavano al ballo. Angela
Napoli, barricadera deputata calabrese, si faceva intervistare da
Radio Radicale per sottolineare sostanzialmente che Di
Girolamo aveva rapporti con la 'ndrangheta e Gasparri è il
ras del partito in Calabria: «Sarebbe grave e stento a
credere che abbia convalidato la sua posizione conoscendo il
tutto», ha attaccato. Poi la mazzata: «Gasparri
dovrebbe, per cominciare, capire che in Calabria c'è un
sistema di malaffare, corruzione e collusione tale che prima di
prendere decisioni o di puntare su personaggi politici occorrerebbe
indagare un po' per poi, appunto, non trovarsi in questi
problemi».
A quel punto, sotto il fuoco incrociato, il capogruppo
Pdl in Senato s'è deciso a intervenire di persona: «Se
volete sapere come salta fuori Di Girolamo chiedete a Zacchera,
è lui che s'è occupato delle liste per
l'estero». Comunicazione non neutra visto che Marco Zacchera,
per chi conosca la geografia aennina, è uomo che porta
dritto dritto a Gianfranco Fini, quel giorno finito sui giornali
per aver dato, anzi non dato, un appuntamento all'ex senatore che
nessuno conosce. La traccia si ferma qui, perché Zacchera
non si ricorda chi gli mise sotto il naso il curriculum di Di
Girolamo, che comunque «per essere un candidato destinato
alla trombatura andava più che bene». Resta da
chiarire il ruolo dell'ex segretario di Mirko Tremaglia - e poi di
Di Girolamo - Gianluigi Ferretti: all'inizio in lista doveva
esserci lui, poi litigò col suo mentore e così venne
fuori il nome del tizio che nessuno conosce. Insieme a Ferretti, a
fare il gioco delle tre carte, ci sarebbero stati pure
l'immancabile Mokbel e Stefano Andrini, ex picchiatore fascista
oggi vicino ad Alemanno, se è vero che il sindaco l'aveva
nominato amministratore delegato dell'Ama nonostante il curriculum
non proprio adatto (ora, indagato, s'è dimesso).
Ma non di solo Di Girolamo vive la guerra civile della
comunità cresciuta attorno al fuoco missino. Anche la
vicenda grottesca dell'esclusione della lista del Pdl per la
provincia di Roma è stata occasione per l'ennesimo scontro:
La Russa, coordinatore del partito, ha buttato lì che la
faccenda è stata gestita «con leggerezza», che
è un implicito attacco ad Alemanno che è il dominus
del partito nella capitale. Il sindaco, si dice, non ha gradito e
tra i due sono corse parole non pacifiche.Quanto a Gianfranco Fini
i suoi rapporti con gli ex colonnelli sono ormai praticamente
inesistenti.
Il Giornale di domenica s'è divertito a contare
quanti aennini sono andati ad omaggiarlo sabato al teatro Parenti,
a Milano, dove il presidente della Camera era protagonista del
convegno iperliberista organizzato da Benedetto Della Vedova:
nessuno all'ingresso in sala, due (Valditara e Cervello) per
l'intervento, altri due (La Russa e De Corato) a messa finita.
«Un segno - scrive il quotidiano di Feltri - non nuovo ma in
accelerata nel clima elettorale, dell'isolamento del
co-fondatore». Per chiudere non poteva mancare la Rai.
Secondo un retroscena di "Dagospia", viale Mazzini è in
questi giorni terra di guerriglia tra gli ex An. Da ultimo,
racconta il sito, gli "anti-finiani"godono assai visto che Pino
Insegno, sponsorizzato dal direttore di Raiuno Mauro Mazza (uomo
del presidente della Camera), sarebbe stato silurato dalla
conduzione di Ciak, si canta. Il motivo di tanto livore
risiede nel fatto che Insegno non aveva voluto accanto a sé
nella trasmissione la showgirl Eleonora Daniele, collaboratrice di
Alemanno quando questi era ministro dell'Agricoltura. Come ogni
guerra che si rispetti, d'altronde, anche la battaglia per la
conquista delle menti ha la sua importanza.
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