L'Europa apre al crocifisso nelle scuole
di Gabriella Mecucci
[03 marzo 2010]
Chi voleva togliere il crocefisso dalle aule scolastiche
italiane ieri ha subìto una prima sconfitta. La Corte
europea dei diritti dell'uomo ha infatti accolto il ricorso del
nostro governo contro la sentenza che definiva la presenza del
più alto simbolo cristiano come «una violazione della
libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro
convinzioni e della libertà di religione degli
alunni». Se quello di ieri è un passo avanti per chi
si oppone a questa impostazione, resta ancora da attendere il
pronunciamento definitivo di un altro organo europeo: la Grande
Camera, la cui composizione verrà definita «in uno
stadio ulteriore».
Le reazioni italiane a questa decisione di Strasburgo
sono tutte molto positive si va dal «vivo compiacimento
» del ministro degli Esteri Frattini, perché è
stato accolto il contenuto del nostro ricorso, al «grande
successo dell'Italia» che, secondo il ministro Gelmini,
è riuscita «a far rispettare le proprie tradizioni
cristiane e a dare un contributo all'integrazione non intesa come
appiattimento o rinuncia alla propria identità ».
Anche l'opposizione è soddisfatta. Per il Pd parla Enrico
Farinone, vice presidente della commissione Affari europei del
Parlamento: «Non è negando il proprio passato che
possiamo guardare al futuro del nostro continente». Sul
crocefisso appeso nelle scuole, da tempo si era scatenata in Italia
una dura polemica, alimentata sia dagli integralisti islamici sia
dai laicisti, quando Soile Lautsi, una cittadina italiana
originaria della Finlandia e socia Uar (Unione atei agnostici
razionalisti) sollevò il caso a livello europeo. Era quello
il culmine di una sua battaglia, condotta in precedenza nei
tribunali italiani.
La Corte di Strasburgo, con il pronunciamento
del 3 novembre 2009, le dette ragione e la decisione non
mancò di sollevare un'accesa discussione. Il Vaticano
espresse subito «stupore e rammarico» per una
sentenza«miope e sbagliata». La Cei, Conferenza
episcopale italiana, parlò «del sopravvento di una
visione parziale ed ideologica». Per L'Osservatore
Romano del 4 novembre «tra tutti i simboli
quotidianamente percepiti dai giovani la decisione di Strasburgo
colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione,
non solo religiosa, del continente europeo». La risposta del
mondo cattolico comprendeva anche un'osservazione che poi
verrà ripresa nel suo ricorso dal governo italiano:
«Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in
una materia molto profondamente legata all'identità storica,
culturale, spirituale del governo italiano ». Insomma, una
serie di argomenti solidi e convincenti quelli del mondo cattolico
che trovarono - come evidenziarono i sondaggi all'epoca - un grande
consenso anche fra l'opinione pubblica.
Accanto alle dichiarazioni del mondo cattolico, ci
furono anche quelle degli esponenti politici che quasi
all'unanimità, anche se con toni diversi, accolsero
criticamente la sentenza della Corte dei diritti dell'uomo. Si
espresse contro il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione che
definì la sentenza di Strasburgo "una decisione aberrante",
mentre il leader del Pd, Pierluigi Bersani affermò:
«Un'antica tradizione come il crocefisso non può
essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come
questa, qualche volta il buon senso finisce per essere vittima del
diritto». Favorevoli al pronunciamento della Corte europea
dei diritti dell'uomo si dichiararono solo gli esponenti
dell'estrema sinistra e i radicali. Il governo, forte di questo
ampio schieramento critico, decise così di presentare un suo
ricorso puntando sul argomento che «sulle questioni religiose
la giurisprudenza europea ha sempre riconosciuto la libertà
di riferirsi a regolamentazioni nazionali». E non c'è
dubbio che in Italia, oltreché ad una diffusa convinzione
popolare che il crocefisso debba restare nelle aule scolastiche,
esiste anche una serie di regole e di sentenze dei nostri tribunali
che si muovono in questa direzione.
Adesso occorrerà attendere il pronunciamento
della Grande Camera che sarà particolarmente significativo
non solo per il nostro paese, ma che potrebbe lanciare un messaggio
anche ad altri. La sentenza di Strasburgo del tre novembre ha
riaperto infatti la querelle sul crocefisso anche in Spagna e in
Portogallo. Mentre la Germania lo vieta, ma non la Baviera. Quanto
alla Francia - come è noto - impedisce l'esposizione di
qualsiasi simbolo religioso.
Torna su ^