Cronache di liberal

No ai polveroni, bisogna attenersi alle regole

di Giancristiano Desiderio [03 marzo 2010]

Ha ragione Umberto Bossi quando dice «sono dilettanti allo sbaraglio», ma le parole di Roberto Formigoni rendono meglio il senso di quanto sta accadendo a Roma e a Milano con l'esclusione di tre liste del Pdl: «La legge è stata modificata a seguito di varie sentenze del Consiglio di Stato e del Tar e quindi certi timbri e certi orpelli non sono affatto indispensabili a certificare la volontà degli elettori che hanno firmato la mia lista, e che è perfettamente chiara». Il punto è proprio questo: se le liste sono presentate in ritardo è bene che non prendano parte alle elezioni, ma si possono escludere dalle elezioni delle liste per mancano dei timbri? Il Pdl non è un gran partito. E la vicenda dilettantesca delle regionali lo dimostra. Ernesto Galli della Loggia nell'editoriale di ieri che il Corriere della Sera ha prima pubblicato e poi ritirato lo definisce un "fantasma" e una "corte". Forse, si tratta di definizioni un po' eccessive: si tratta pur sempre di un "fantasma" che è al governo del Paese.Tuttavia, c'è qualcosa di più del vero dell'articolo di Galli della Loggia censurato da Ferruccio de Bortoli: c'è che si tocca un tasto dolente ossia la strana commistione tra un comitato elettorale e gli avanzi di una oligarchia di partito. Detta in modo semplice e concreto è l'occasione storica che Silvio Berlusconi ha buttato al vento di costruire il partito dei moderati. Le cose goffe delle regionali - i ritardi, l'autentica delle firme, la ricerca dei candidati e le candidature sbagliate e vergognose come quella di Conte in Campania - hanno qui la loro origine. Un partito ben presente sul territorio e non solo alla corte del potente di turno cura queste cose con scrupolo e pazienza. Ciò detto, bisogna pur guardare anche l'altra faccia della medaglia: sono le democrazie decrepite quelle che spaccano il capello in quattro con "timbri e orpelli". A Roma e Milano sta accadendo qualcosa che va l di là della forma. Riguarda prima di tutto la sostanza della democrazia: il Pdl può partecipare alle elezioni o si sta cercando di buttare tutto in caciara? Al punto in cui si è giunti, forse, dovrebbero essere gli stessi candidati del centrosinistra - Emma Bonino in testa - a chiedere che le elezioni si svolgano con la partecipazione piena delle liste del Pdl. Sarebbe qualcosa di più di un gesto di cortesia e distensione: sarebbe una lezione di democrazia. La conta delle firme, dei timbri, delle autentiche è un rito forse necessario, ma sicuramente non sufficiente a decidere il valore di una competizione elettorale e, ancor più, di una democrazia. Se il criterio di giudizio dovesse essere unicamente quello del timbro e della conta delle firme, allora, ci troveremmo di fronte a una democrazia minore, ma molto minore. Definiamola pure una "democrazia barocca". Sappiamo benissimo che la forma della legge è sostanza, ma nel caos che si è determinato la forma della legge non c'è proprio perché ci sono solo formalismi e ritualità.   

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