EUROPA E ITALIA: DUE GIUSTIZIE A CONFRONTO
[15 marzo 2010]
Il dibattito sulle misure da adottare per migliorare la
qualità della amministrazione giudiziaria è
generalmente affrontato in termini di risorse più che in
quelli di maggiore collaborazione tra i diversi attori. Questo il
tema dell'incontro che si terrà martedì 16 marzo alle
ore 13.00, presso il Dipartimento di Scienza politica
dell'Università di Bologna, nell'ambito degli incontri di
divulgazione scientifica promossi dal Dipartimento identità
culturale del Cnr. Al seminario 'La qualità della giustizia
e l'indipendenza della magistratura', parteciperanno Francesco
Contini dell'Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari del
Consiglio nazionale delle ricerche (Irsig-Cnr) con la relazione 'La
qualità della giustizia in Europa: dal conflitto al dialogo'
e Michele Sapignoli, della Facoltà di scienze politiche -
Università di Bologna con 'Qualità della giustizia e
indipendenza della magistratura: valori inconciliabili?'.
"Negli ultimi 15 anni, strutture e modalità di
funzionamento di numerose amministrazioni giudiziarie europee sono
state trasformate da articolate riforme", spiega Francesco Contini,
dell'Irsig-Cnr. "In Olanda, ad esempio, è stato sviluppato
un sistema per la misurazione dei carichi di lavoro e in paesi come
Francia e Serbia i giudici che raggiungono livelli di
produttività prestabiliti ricevono un incentivo economico.
In Finlandia e Svezia sono stati gli stessi giudici ad avviare il
processo di riforma, creando gruppi di lavoro ad hoc tra personale,
magistrati, utenti e stakeholders. I risultati ottenuti sono
positivi in termini di produttività, tempi, soddisfazione,
semplificazione, informazione e uniformità nei giudizi su
cause simili".
Mentre la ricerca dell'Irsig-Cnr si è concentrata sulle
riforme europee, il Dipartimento di Scienza Politica si è
posto l'obiettivo di analizzare come i magistrati italiani valutino
queste esperienze di riforma. "Sono stati intervistati circa 460
magistrati, dei quali due terzi circa giudici ed un terzo pubblici
ministeri", interviene Michele Sapignoli, dell'Università di
Bologna. "Dai questionari è emerso uno scarso consenso verso
politiche che comportino incentivi stipendiali legati alla
produttività, maggiori possibilità per i cittadini di
sporgere reclami, aumento dei poteri del Ministro della Giustizia,
rilevazione delle opinioni di parti processuali, avvocati e
testimoni".
Ricevono, invece, giudizi positivi da parte dei magistrati il
coinvolgimento di istituti di ricerca nella valutazione e
promozione della qualità della giustizia e misure che
comportino un ridotto intervento di soggetti esterni alla
magistratura". Gli intervistati accetterebbero volentieri un
sistema di rilevazione dell'efficienza e della produttività
"che fosse in grado di misurarle con estremo dettaglio e
precisione, un sistema quasi impossibile da realizzare
perché richiederebbe l'utilizzo di una gran mole di dati non
disponibili", prosegue Sapignoli. "I magistrati si mostrano in
sostanza freddi, se non critici, riguardo alla gran parte delle
riforme che vedono un maggior coinvolgimento degli attori esterni
nella valutazione e nella promozione della qualità della
giustizia", conclude Sapignoli.
Torna su ^