M.O.: BIDEN IN ISRAELE, AL VIA NEGOZIATO INDIRETTO
[09 marzo 2010]
In un clima di reciproca diffidenza, israeliani e palestinesi
hanno avviato ieri una delicata fase di negoziati indiretti sotto
l'egida degli Stati uniti. L'inizio del dialogo, dopo uno stallo di
oltre un anno, è testimoniato dall'arrivo in Israele e nei
Territori palestinesi di Joe Biden, vice presidente americano, la
figura più rilevante dell'amministrazione Obama mai giunta
finora in Medio Oriente. Nel frattempo, l'inviato speciale degli
Usa, George Mitchell, completava un'ennesima navetta nella regione
per rientrare a Washington e fare il suo rapporto al segretario di
Stato, Hillary Clinton. "Dobbiamo assicurare a queste trattative
tutte le chance di riuscita, siamo convinti che potremo superare le
divergenze e porre fine al conflitto", ha confidato Biden al
quotidiano israeliano Yediot Aharonot. Ieri, parlando da
Gerusalemme, il premier conservatore israeliano, Benjamin
Netanyahu, si è detto lieto della ripresa del processo di
pace, riaffermando che qualsiasi accordo dovrà fondarsi su
due principi: "Il riconoscimento di Israele da parte dei
palestinesi come Stato del popolo ebraico e la garanzia di
strumenti per la sicurezza di Israele". Dal fronte palestinese, il
principale negoziatore, Saeb Erakat, ha ammonito che questi
negoziati indiretti rappresentano "l'ultimo tentativo" per arrivare
a "una soluzione dei due stati due popoli". Ma poche prima
dell'arrivo a Gerusalemme del vice presidente americano, Israele ha
autorizzato la costruzione di 112 nuove abitazioni nella
Cisgiordania occupata, nonostante la moratoria sulla
colonizzazione, una decisione fortemente criticata dai palestinesi.
Israele, però, ha autorizzato in via eccezionale il
segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e l'Alto rappresentante Ue
per gli affari esteri, Catherine Ashton, ad entrare nella Striscia
di Gaza da Israele.
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