Clima, l’ora della verità
di Carlo Ripa di Meana
[25 febbraio 2010]
Mai fanatico, spesso prudente, il governo Berlusconi non ha,
sino ad un certo punto, demeritato nel valutare il global
warming. Mentre in altri paesi d'Europa c'era chi si sfrenava
nel sostenere le iperboli catastrofiste, qui da noi i toni erano
pacati e non sempre appiattiti. Nulla a che vedere con le
carnevalate organizzate da Pecoraro Scanio e dall'esecutivo di
Romano Prodi. C'era poi, a onore della maggioranza, l'operato
accorto della Commissione Ambiente del Senato, presieduta con
grande equilibrio dal senatore Antonio D'Alì (Pdl).
Nell'estate dell'anno scorso, ad esempio, mise bene in evidenza che
le energie alternative necessitano di investimenti ingenti e
ammortizzabili solo in vent'anni, e che non sono in grado di
soddisfare il fabbisogno energetico se non combinati con altri
impianti. Giusto.
Adesso finalmente coloro che valutavano con prudenza o
meglio con scetticismo il global warming vedono
riconosciute le loro ragioni: gli imbrogli e gli errori spuntano
uno dietro l'altro, e a questi seguono dimissioni, atti di accusa,
proposte di cambiamenti radicali. Adesso, dunque, sarebbe il
momento per un governo come il nostro, forte delle proprie scelte
del recente passato, di alzare la voce.
Di chiedere conto alla comunità internazionale,
ai centri studi, alle università, ai profeti di sventure
come al Gore e il Principe Carlo, della valanga di sciocchezze che
hanno divulgato con una iattanza e una prosopopea degne di miglior
causa. Proprio ora che bisognerebbe alzare la voce, denunciare i
raggiri e chiedere che si tornino a studiare seriamente i problemi
del clima, Berlusconi e i suoi si sono zittiti. Non dicono
più una parola. Anzi, sono così assenti dalla scena
internazionale che rischiano di coprire le sciocchezze e le bugie
veicolate dai santoni della catastrofe. Ho già proposto e
rilancio l'idea di una commissione parlamentare d'inchiesta con i
migliori scienziati. Ormai, infatti, è tutto un picconare
contro il global warming.Tantochè, colui che era
stato chiamato "l'uomo del riscaldamento", l'attivista scatenato
della catastrofe,Yvo de Boer si è dovuto dimettere da
segretario esecutivo della convenzione delle Nazioni Unite sul
cambiamento climatico. Un altro profeta di sventure, Phil Jones,
che aveva dovuto abbandonare il suo posto di direttore della
Climatic Research Unit alla East Anglia University per lo scandalo
delle email che mostravano come i ricercatori avessero falsificato
i dati, ha dovuto ammettere che negli ultimi 15 anni non c'è
stato alcun aumento «statisticamente rilevante» delle
temperature. Per non parlare dell'Ipcc, forum scientifico nell'Onu:
non passa giorno che non debba ammettere un errore. Il calcolo sui
tempi dello scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya? Sbagliato. La
percentuale fornita sui territori dei Paesi Bassi sotto il livello
del mare (55%)? Sbagliatissima. E che dire dei calcoli di Al Gore
sulla fine prossima ventura degli orsi bianchi?E di Venezia
sommersa dalle acque? Tutto smentito. E tacciamo per carità
di patria dei conflitti d'interesse di Rajendra Pachauri,
presidente dell'Ipcc, che da una parte diagnosticava catastrofi e
dall'altra collaborava con le aziende che forniscono le tecnologie
anticatastrofe. Se la cantava e se la suonava. L'Ipcc ne ha
combinate tante che ormai da più parti si chiede una sua
radicale riforma. Perchè anche il governo italiano non
interviene con una sua proposta su un tema così importante?
Ci sarebbe poi da affrontare l'argomento Obama.Il presidente Usa
infatti, dopo essere stato il più attivo propagandista delle
energie rinnovabili, alla fine ha proposto di recente di costruire
nuove centrali nucleari.Una scelta sulla quale varrebbe la pena di
sapere l'opinione dei suoi tanti acritici fan che dimorano a
sinistra, e che di nucleare non ne vogliono sentire nemmeno
parlare.
Questo giornale, insieme a Il Foglio e ad un
gruppo di scienziati coraggiosi, da tempo ha esercitato l'arte
della critica verso il global warming. Ora finalmente
questo plotoncino di testa è stato raggiunto dai grandi
quotidiani internazionali. E alla fine si sono mossi anche il
Corriere della Sera e La Stampa. Negli ultimi
dieci giorni è arrivata una boccata di buona informazione.
Il corrispondente da Londra del quotidiano torinese ha ben
raccontato, ad esempio, il dossier della European Foundation dove
si spiegano le cento ragioni per affermare che il surriscaldamento
del pianeta non è determinato dall'uomo. Nello stesso
rapporto si mette in evidenza che il CO2, indicato come principale
responsabile dell'effetto serra, sia an- che un formidabile
stimolatore dei raccolti. Sulla prima pagina del Corriere
è toccato a Giulio Giorello squarciare il velo delle
iperboli catastrofiste con associate sciocchezze e imbrogli. Dopo
aver riconosciuto che si passa ormai anche in ambienti scientifici
dalla teoria del riscaldamento globale all'interrogativo su quando
inizierà l'Era glaciale prossima ventura, Giorello denuncia
come si corra il rischio che alle bordate ideologiche si risponda
con altrettante bordate anti ideologiche.
Dalla catastrofe prossima ventura alla difesa
dell'esistente. E ancora più preoccupato è il
giudizio di uno scienziato come Ralph Cicerone che mette in
guardia: la sempre minore fiducia della gente nella climatologia
sta minando la fiducia nella scienza tout court e persino nel
principio di verità. Del resto, di sciocchezze affaristiche
se ne sono dette troppe. Cose che hanno più a che fare con
la malafede che con una ricerca seria.
In tutto questo, qualcuno ha sentito il ministro
Prestigiacomo dire una parola? Il mondo s'interroga sul gigantesco
imbroglio, i giornali italiani ormai lo raccontano con ricchezza di
particolari, e il titolare del dicastero dell'Ambiente cosa fa? Non
sarebbe il caso di muoversi? Anche perchè all'interno della
maggioranza transitano strane convinzioni ambientalistiche. Il
sindaco di Roma, ad esempio, strapaga un catastrofista come Jeremy
Rifkin che teorizza i piccoli impianti eolici e fotovoltaici. Bel
colpo, proprio mentre, si apprende da Repubblica - un
giornale che è stato il cantore delle rinnovabili - che nel
fotovoltaico piccolo non è bello, perchè non è
remunerativo. Per non dire dell'imbroglio eolico che ormai alle
nostre latitudini si è trasformato in un vero e proprio
scandalo con indagini della magistratura, denunce e arresti. Quanto
alla bioagricoltura c'è il forte sospetto che possa essere
causa della desertificazione. La questione climatica, grazie ai
profeti di sventure, si è trasformata in un verminaio. Non
sarebbe l'ora che chi governa faccia un punto della situazione e,
attraverso una seria riflessione, arrivi a elaborare qualche
proposta seria?
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